STANCA DA MORIRE

DI OLIVIA GOBETTI

Vlada Dzyba aveva quattordici anni. Vlada era bella come il sole, tanto da indurre la mamma a iscriverla, non appena dodicenne, a una scuola specializzata per modelle. La piccola frequenta il corso senza saltare una lezione: lo fa per non deludere sua madre più che per una propria ambizione. Forse, lei avrebbe preferito andare a passeggio con le amiche o giocare con le bambole. O mangiare una bella torta con la panna guardando qualche cartoon in tv. Cose così, come tutte le dodicenni di questo mondo che si guardano allo specchio senza piacersi e prendono in prestito gli abiti e le scarpe della mamma frugando nel suo armadio. Vlada, però, non riesce a rimanere indifferente di fronte alle tante lusinghe, ai mille complimenti sulla sua avvenenza, e nemmeno alle occhiatine d’invidia di alcune amichette di scuola. E continua a studiare per diventare una modella affermata perché, ormai, anche lei è convinta di poter diventare una Barbie famosa a livello internazionale e sogna a occhi aperti di camminare sulle passerelle più accreditate del pianeta.
Vlada inizia ad assaporare il gusto della celebrità e parte da Perm, la città russa dove è nata, per approdare in Cina, a Shangai.
Il suo contratto prevede solo tre ore di lavoro al giorno, ma lei è costretta a sfilare anche nei giorni di festa senza sosta, fino a dodici ore. E senza nemmeno essere coperta da un’assicurazione medica.
La bimba (perché a quattordici anni lo si è, bimbe) è stremata, ma la sua determinazione le impone di non arrendersi e di rimanere in piedi, anche se il corpo le suggerisce una tregua.
Venerdì scorso, dopo due giorni di agonia, una piccola stella si è spenta in una fredda stanza di ospedale, e senza nemmeno la possibilità di abbracciare la propria mamma per un ultimo saluto.
A posteriori, si è detto che la giovanissima modella soffriva di una forma di meningite cronica, peggiorata inesorabilmente a causa delle condizioni di stress in cui si era venuta a trovare. A Mosca, Pavel Mikov, difensore civico dei diritti umani di stanza a Perm, sta cercando di fare chiarezza sull’accaduto. La madre di Vlada, oggi racconta che molte ragazze straniere vengono coinvolte in contratti capestro che le obbligano a turni di lavoro massacranti in cambio di promesse a forma di denaro e successo.
“Mia figlia mi stava dicendo che non si sentiva bene, che aveva bisogno di riposare”, queste le parole accorate di Oksana, la madre di Vlada, commentando l’accaduto.
“Sono così stanca. Vorrei tanto dormire…”
Riposa, piccola stella, adesso riposa. Speriamo solo che la tua morte precoce possa scuotere la coscienza di tutti coloro che si arricchiscono con lo sfruttamento dei più giovani, ma anche quella di certi genitori. Quelli che, in nome di un sogno che a loro, forse, non è stato concesso, permettono a una figlia adolescente di volare dall’altra parte del pianeta, senza affiancarla con la loro  presenza. Le ali dei propri figli vanno allenate al volo. Poco alla volta. E’ facile volare alto con i sogni. Molto meno con la fretta dell’ambizione.