STRAGI IN SOMALIA: L’ESPANSIONISMO MILITARE USA IN AFRICA AIUTA IL RECLUTAMENTO DEI TERRORISTI

DI ALBERTO TAROZZI

Ancora una strage in Somalia. Le forze di sicurezza somale hanno posto fine all’assedio dei 5 terroristi asserragliati nell’hotel Nasa-Habloid di Mogadiscio dopo l’attacco di sabato. Nel complesso si parla di 25 morti, tra quelli uccisi durante l’attacco, le forze di polizia e alcuni ostaggi colpiti alla testa, tra cui un neonato.

Come riporta l’Ansa, “le forze di sicurezza hanno ripreso il controllo dell’hotel questa mattina dopo aver ucciso tre terroristi e averne catturati altri due…. L’assalto dei terroristi è iniziato ieri pomeriggio con un’autobomba fatta esplodere davanti all’hotel. Poco dopo, un gruppo…. ha preso in ostaggio una trentina di persone. Poi si sono udite altre due esplosioni nelle vicinanze, dovute a una seconda autobomba”.

Mogadiscio, un inferno. Pochi giorni fa un massacro di proporzioni ancora maggiori aveva provocato nella capitale somala quasi 350 vittime, oltre ai feriti.
L’opinione pubblica occidentale pare disinteressata.
Pure, negli ultimi tempi, gli Stati Uniti hanno investito parecchio nel continente africano, ma le conseguenze potrebbero essere molto pesanti.
Lo segnala un ricercatore del The Nation Institute, Nick Turse, in una intervista con Amy Goodman, del sito Democracy.now, che costituisce una delle poche testimonianze fuori dal coro a bocca chiusa che ha caratterizzato i commenti occidentali su quando sta avvenendo in quell’angolo del mondo.Dall’intervista risulta che gli Usa mantengono 6000 militari in Africa in 50 paesi, di cui 800 nel solo Niger, dove il 4 ottobre 4 soldati americani sono stati uccisi in un’imboscata resa nota solo dieci giorni dopo.
Gli Usa hanno infatti investito somme ingenti di capitali nel continente, soprattutto nel Sud Sudan ricco di petrolio, a contrastare la presenza cinese, ma la situazione sta sfuggendo di mano. Tanto è vero che l’ambasciatrica Nikky Haley ha dovuto rimproverare il dittatore locale (Kiir) che con le sue pulizie etniche non contribuisce certo alla stabilità della regione: non si contano gli sfollati e i rifugiati nella vicina Etiopia.

Ma veniamo alla Somalia: pochi sanno che il massacro più grave, quello del 14 ottobre, pare abbia visto attentatori provenienti dai villaggi vicini a Mogadiscio. Proprio quelli bombardati in precedenza dagli Usa che li sospettavano costituire un rifugio dei terroristi. Il bombardamento aveva causato dieci morti tra i civili compresi dei bambini.
Facile pensare che le bombe del 14 ottobre e l’attacco di questo fine settimana a Mogadiscio si configurino come ritorsione per le azioni statunitensi nella zona.
Gli Usa classificano i propri bombardamenti come operazioni di antiterrorismo e il governo statunitense critica per l’eccessiva morbidezza le azioni della precedente amministrazione Obama nell’area.

Si può pure credere che in qualche caso le azioni dei militari Usa abbiano colpito nuclei armati.
Ma nell’intervista a Democracy.now la valutazione di Turse, che ha una grossa esperienza della realtà locale, è che tali azioni contribuiscano soprattutto ad agevolare le operazioni di reclutamento dei terroristi di Al Shabab nell’intera regione.

Nel frattempo Donald Trump vede nelle immense risorse africane l’occasione di un ghiotto business.
Recentemente, parlando ad alcuni leader africani, si è espresso come segue: “L’ Africa costituisce un tremendo business potenziale. Ci sono molti miei amici che vengono nei vostri paesi cercando di diventare ricchi. Mo congratulo con voi ! Stanno spendendo un mucchio di soldi”.

Se business sarà, il suo costo è già molto elevato: soprattutto in vite umane.