LA VECCHIA SIGNORA DEL CALCIO ITALIANO COMPIE 120 ANNI MA E’ SEMPRE GIOVANE, ANZI, JUVENTUS

DI PIPPO GALLELLI

Il prossimo 1 novembre compirà 120 anni la Vecchia Signora più amata (e detestata) d’Italia: parliamo della squadra della Juventus naturalmente. Un secolo e oltre di trionfi, campioni inarrivabili, uomini da ricordare, di una gestione societaria modello e, anche, di rovinose cadute, beffarde sconfitte e immancabili polemiche. Una storia che ha visto spesso il bianconero intrecciarsi con l’azzurro della Nazionale, alla quale il club torinese ha fornito l’ossatura delle squadre vincenti ai mondiali, negli anni 30, e, soprattutto, nell’82 e nel 2006. Piaccia o no, poi, quella per la squadra bianconera è una passione universale: i sostenitori della Juventus sarebbero, infatti, secondo stime accreditate, tra i 12 e 14 milioni in Italia,  secondo un  sondaggio di   pubblicato  nel 2016   da Repubblica   quantificabili con il   34%  della tifoseria complessiva nazionale, distribuita su tutto il territorio nazionale. A questi poi vanno aggiunti i tanti tifosi che la “zebra” storicamente registra tra gli italiani all’estero.  Una cavalcata lunga dodici decenni che in Italia ha significato:  33 Titoli nazionali,  1 Campionato di Serie B, 12 Coppe Italia, 7 Supercoppe italiane. All’estero ha portato all’Italia: 2 Coppe dei Campioni-Champions League, 1 Coppe delle Coppe, 3 Coppe UEFA – Europa League, 2 Supercoppe UEFA, 1 Coppe Intertoto, 2 Coppe Intercontinentali, 1 Coppa delle Alpi.  Chissà se immaginavano tutto questo quei liceali del Massimo D’Azeglio che nel 1897 si ritrovavano attorno a una panchina in Corso Re Umberto a Torino, con la passione per  il football, quel gioco da poco arrivato dall’Inghilterra,  e con il sogno di dare vita ad una squadra. Quel sogno si realizzò, appunto, il 1 novembre di quell’anno e fu battezzato Juventus,  “gioventù”: un nome che voleva essere un omaggio, in latino,  alla giovane età e all’entusiasmo dei giovanissimi fondatori. Il più grande di quel gruppo storico, infatti aveva appena 17 anni.  Si colorò inizialmente di rosa e non subito di bianconero quella squadra. I colori classici della Vecchia Signora comparirono nel 1903 quando d’oltremanica, da Nottingham precisamente, arrivarono le magliette a strisce bianconere come le conosciamo adesso.  Nel 1905 la Juve conquistò il primo tricolore e nel 1923 celebrò la nascita del sodalizio che caratterizza la storia bianconera fino ai giorni nostri: Eduardo Agnelli, infatti, diventa presidente della Società. La storia del legame Agnelli – Juventus, e cioè quello di una grande famiglia capitalistica con una società calcistica, è certamente la più lunga e duratura in Italia, e forse nel mondo ed ha resistito al tempo, alle insidie della globalizzazione e degli appetiti di sceicchi, magnati russi e tycoon cinesi. Una storia che s’identifica soprattutto con un nome, quello dell’Avvocato più famoso d’Italia (pur non avendo mai indossato la toga): Gianni Agnelli.  Dalla dinastia industriale torinese, Avvocato in primis, l’impronta dello  “stile Juventus”  ma anche  il marchio di squadra dei padroni, di “squadra FIAT”. Un marchio che però non ha impedito a tanti di farsi sedurre dal fascino della Vecchia Signora, anche molti che “ideologicamente” non sono vicino a quello che gli Agnelli rappresentano. Gli esempi, anche illustri, sono tanti: dal leader comunista Togliatti al più attuale Veltroni.  Gli Agnelli, sempre e comunque, sono stati presenti nei cicli vincenti della storia juventina: Il “quinquennio d’oro”: i cinque scudetti vinti dal 1930 al 35, dalla Juve allenata da Carcano e con protagonisti i mitici Combi, Rosetta, Caligaris,  Orsi e Monti.   Più avanti nel tempo,  tra gli anni 50 e 60, un altro ciclo consegnato  alla leggenda  calcistica. Parliamo della Juve degli eroi con le “facce da romanzo”: quelle del “Gigante buono” Charles, del “Cabezòn” Sívori e di Boniperti, simbolo juventino per eccellenza. Boniperti battezzerà, da presidente e con Trapattoni allenatore,  il ciclo vincente della Juve dal 76 all’86 . Una squadra “tosta” forgiata dai fischi del Trap attorno ai vari Zoff, Gentile Cabrini, Furino, Cuccureddu,  Bonini, Brio, Causio, Tardelli, Scirea,  Bettega, Benetti, Boninsegna.  Quel nucleo inossidabile dagli anni 80,  si arricchì della classe di   Brady, del  genio assoluto Platini, della potenza anarchica di  Boniek, dell’estro di  Laudrup.  Ma fu soprattutto “Le Roi” Platini, il prediletto dall’Avvocato,  il campione che  contraddistinguerà con i suoi gol e le sue magie quegli anni vincenti.  Tramontata l’era Boniperti – Trapattoni si tornerà a vincere con Lippi,  dal 94 al 2005, e la Vecchia Signora proverà l’ebbrezza di salire sulla vetta d’Europa e del mondo: oltre agli scudetti, arrivano l’agognata Champions e una Coppa Intercontinentale.  Sono gli anni in cui si afferma il “mito” bianconero degli ultimi due decenni: Alex  Del Piero, ribattezzato artisticamente il “Pinturicchio” dall’Avvocato. Prima di lui Roby Baggio e con lui  l’immensa classe di Zidane. Nel 2003 muore Gianni Agnelli e l’anno dopo Umberto  altra grande presenza nella storia bianconera.   Poi il baratro, l’ombra ingombrante di Moggi, lo tsunami “calciopoli”, una storia che ancora oggi porta con sé strascichi e ferite,  e che costò ai bianconeri l’inferno della B, anche se alcuni dei vip, Del Piero, Buffon, Nedved e Trezeguet in testa, non abbandonano la nave che affondava.  Una Juve frastornata debuttò in B contro il Rimini, e a quel punto la gloriosa storia bianconera sembrava arrivata a un punto di non ritorno. Chi però sperava in un tramonto definitivo non  aveva fatto i conti con l’orgoglio degli Agnelli e dei tanti supporter bianconeri. La Vecchia Signora, dopo qualche sbandamento, risorse  dalle sue ceneri, come l’araba fenice.  Nel 2010 Andrea Agnelli diventa presidente con la benedizione di John Elkan e di tutta la famiglia, e il Club si ricostruisce all’insegna dell’innovazione manageriale e della capacità di operare con astuzia e oculatezza a livello finanziario e sul mercato.  La realizzazione dello stadio di proprietà, battezzato Juventus Stadium e divenuto da quest’anno Allianz Stadium, rappresenta oramai un modello che tutti in Italia inseguono. Sul mercato Marotta e Paratici realizzano colpi memorabili a parametro zero da Andrea Pirlo a Paul Pogba, poi rivenduto a una cifra monstre.  La ferrigna tenacia di Antonio Conte in panchina ha dato alla nuova Juve l’impronta vincente, la sagacia livornese e la sapienza tattica del suo successore Allegri hanno completato l’opera. Il resto è storia di oggi, con il filotto leggendario di 6 scudetti consecutivi e tre coppe Italia.  Quella di questi ultimi sei anni è stata la Juve del sempiterno Buffon, dell’impenetrabile BBC, Barzagli – Bonucci – Chiellini, e ancora di Pirlo,  Marchisio,  Lichtsteiner, Asamoah e  man mano  di Vidal, Vucinic, Pogba, Llorente, Tevez.  Del Piero nel frattempo ha lasciato e forse, per quello che è uno dei nei della gestione Andra Agnelli, non è stato trattato con la dovuta riconoscenza. Ora il presente dell’agognata e temuta, maglia numero 10, dopo Tevez e Pogba,   è   rappresentato dal genio calcistico della “Joya” Dybala cui spetta il compito di rifornire il Pipita Higuain, l’investimento più costoso della storia bianconera.  Grande, in quest’ultimo ciclo, è il rimpianto delle due finali di Champions perse contro due armate come Barcellona e Real Madrid che hanno sancito il rapporto difficile della Vecchia Signora con la Coppa dalla Grandi Orecchie, sembra sfuggente e desiderata. Ora, comunque, rimpianti a parte, è solo il tempo di spegnere le 120 candeline, e la Juventus festeggerà questo compleanno il 5 novembre nella partita casalinga contro il Benevento, indossando una maglia speciale in un impegno  di campionato non  proibitivo che calza a pennello (  i campani,  già inguaiati in classifica,  ne avrebbero fatto a meno)  e che ha già fatto registrare poche ore  di vendita biglietti il sold out all’Allianz Stadium. Centoventi e non sentirli per la Vecchia Signora, sempre affamata di successi perché “Vincere non è importante: è la sola cosa che conti”, come recita la celeberrima frase attribuita a Boniperti e soprattutto perché non deve interrompersi il sogno infinito di tutti quei bambini che hanno fantasticato, almeno una volta, di indossare la maglia bianconera della Juve, come Platini, Del Piero o Dybala. Sempre “fino alla fine”.