L’IMPERO DELLA FINANZA HA VINTO. AVANTI CON LE RESISTENZE LOCALI

DI FRANCESCO ERSPAMER

I simboli dell’unità della Spagna campeggiano a colori sulla prima pagina del New York Times: che dopo aver ignorato le manifestazioni indipendentiste e avere usato la magica accusa di populismo per squalificare il movimento secessionista catalano, oggi esalta e dà grande risalto alla manifestazione nazionalista di domenica (per inciso, giornata scelta per permettere a migliaia di spagnoli di confluire su Barcellona da tutte le altre regioni). Erano anni che non leggevo sul New York Times un articolo dai toni nazionalistici così accesi; fra le pochissime eccezioni, quelli sul referendum per l’indipendenza della Scozia. Di regola il giornale infatti attacca i governi e i partiti che vogliano difendere la sovranità dei paesi e le loro tradizioni e culture, pretendendo che accettino l’inevitabilità della globalizzazione, del pensiero unico, della correttezza politica universale. Ma evidentemente le piccole nazioni sono per il neocapitalismo più pericolose di quelle medie o grandi in quanto in esse la democrazia rischia di essere il governo di un popolo e non delle multinazionali e degli organismi sovranazionali al loro servizio — non sempre, ma i ricchi si sono abituati a non rischiare. In altre parole, populista è per il New York Times l’Unione Europea se si rifiuta di accettare il TTIP, più populista la Gran Bretagna se esce dall’Unione Europea e ancor più populista sarebbe la Scozia se uscisse dalla Gran Bretagna. Il trasparente obiettivo del liberismo è l’impero planetario della finanza; chi non voglia rassegnarsi a esso deve smetterla di illudersi di poterlo contrastare a livello globale: a quel livello ha già vinto. Occorre invece iniziare una resistenza, anzi, tante resistenze, a livello locale.