LA FICTION TELEVISIVA SULLA CATTURA DI MICHELE ZAGARIA

DI ROBERTO SCHENA MICHELE
Alla terza puntata della fiction sulla cattura di Michele Zagaria, finalmente si comprende lo scopo di uno sceneggiato della durata di otto ore per 4 puntate. Intanto va detto che suo enorme pregio è scostarsi dal cliché della Napoli sotto sotto filocamorrista, con la popolzione complice o imbelle quando va bene. Qua la popolazione è lontana, la camorra sembra una città nella città, sovrapposta e infilata negli scantinati, nelle grotte, nei cantieri. Sì c’è chi è complice, ma siamo ben lontani dalla Gomorra di Saviano, disperata, attaccata alla criminalità organizzata come sistema unico possibile. Da una parte sembra volerci illustrare i metodi altamente tecnologici, misti alle tecniche di polizia più tradizionali, usate per cercare e catturare pericolosi delinquenti, dall’altra apre uno squarcio sulle inchieste interne, su gelosie, incomprensioni, sospetti e anche stupidità gravanti fra inquirenti. Il cui incedere sembra con i piedi legati, per sgambetti. Si mostra anche il rischio di sacrificio della vita in chi opera, avendo magari alle spalle dirigenti sospettosi, se non invidiosi, che cercano di mettere il bastone fra le ruote. Alla fine però gli Zagaria sono catturati. Ho udito una bellissima battuta da un poliziotto: “Prima o poi li prenderemo tutti. E loro lo sanno”.
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