È MORTO SANDRO PROVVISIONATO (1951-2017)

DI PAOLO DI MIZIO

Era un gigante buono, se così vogliamo dire: grande e grosso, esperienze sportive in gioventù, e quel fisico corpulento e imponente, ma mai minaccioso. Ma soprattutto era un grande giornalista, integro, onesto, acuto, grande indagatore nel mondo del crimine e in quell’universo opaco, buio, nel quale si sono svolte così tante vicende pubbliche italiane, a cavallo tra criminalità e politica, criminalità e alta finanza: dalla vicenda della P2 con l’uccisione del banchiere Calvi, al rapimento e all’esecuzione di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse, dai reconditi misteri di Gladio al caso Sindona fino alla scomparsa in Vaticano della giovanissima Emanuela Orlandi con tutto il corteo di personaggi sempre ambigui e sempre sospettabili, tutti obliqui tra le ombre e la luce, non importa che fossero cardinali o boss della banda della Magliana.

Da quelle storie, da quegli intrighi, nacque la sua idea di fondare un sito web chiamato I Misteri d’Italia, che negli anni è diventato un passaggio necessario per chiunque abbia voluto indagare o semplicemente volesse sapere.

Sandro era stato direttore di Radio città futura, poi caporedattore all’ANSA, poi capocronaca e inviato al Tg5, infine coautore insieme a Toni Capuozzo di “Terra”, il miglior settimanale giornalistico prodotto da Mediaset.

E infine, Sandro Provvisionato era un mio grande amico, sì grande: compagno di vent’anni di avventure professionali e sindacali. Sempre uniti, sempre in sintonia, sempre “complici” nel nostro amore per la verità e la giustizia. Non perdeva mai le staffe, neppure nei momenti più critici, e anzi, quando io mi lasciavo travolgere dall’ira o dall’indignazione, e mi accendevo come una torcia, era sempre lui a riportarmi alla calma. Mi suggeriva la pazienza dei forti, la calma fredda di chi vuole vincere. Io ci mettevo il fuoco, lui la luce tranquilla: ci compendiavamo.

Negli infuocati discorsi che tenevo nelle assemblee sindacali, lui lasciava che io scaldassi gli animi dei colleghi: poi faceva il controcanto ai miei argomenti con toni apparentemente pacati, in realtà sapendo di raddoppiare così gli effetti della mia retorica. Se io ero il reparto d’assalto, lui era il grosso dell’esercito che interveniva col suo peso risolutivo.

E se qualche volta, preso dalla concitazione, parlavo troppo a lungo in un’assemblea di noi giornalisti, Sandro mi faceva un piccolo segno col pugno della mano: “taglia, chiudi” mi suggeriva stringendo impercettibilmente il pugno mentre con la mano si accarezzava la barba. Lo vedevo solo io quel gesto e per me era come un ordine: mi fidavo ciecamente del suo giudizio.

Molte le cose fatte insieme sul piano professionale. Ricordo qui soltanto quando conducemmo insieme un’edizione speciale del Tg5 la sera del ritrovamento del cadavere del piccolo Tommy, Tommaso Onofri, il bambino di diciotto mesi rapito un mese prima dalla sua casa. Era la sera del 1° o del 2 di Aprile 2006. Più di un’ora in onda insieme, spalla a spalla, raccontando e commentando a due voci le notizie così come arrivavano, spezzettate, confuse, ma tragicamente chiare nel loro senso finale.

Il giorno successivo ricevemmo i complimenti dei vertici aziendali: mai un programma di informazione aveva fatto un ascolto più alto nella ventennale storia delle reti Mediaset. L’auditel, se non ricordo male, ci assegnava il 45 % dei telespettatori di quella sera.

Sandro ed io ci eravamo sentiti l’ultima volta questa passata estate, solo con brevi messaggi, ripromettendoci di rivederci presto per una mangiata di pesce e una nuova allegra chiacchierata, come ai vecchi tempi. Avevamo tante cose da dirci, poiché da circa due anni non ci vedevamo.

Invece ieri, nella notte tra il 29 e il 30 Ottobre, il suo cuore l’ha tradito. Spero se ne sia andato nel sonno, senza soffrire. Soffriranno molto sua moglie, Laura, e il figlio nato da un precedente matrimonio. E soffriranno tutti i suoi amici e tutti coloro che lo stimavano e gli volevano bene. Tra questi anch’io. Condividevo con lui così tante memorie, di lavoro, di lotte, di ideali. Ora il peso di tutto quel bagaglio di ricordi di venti anni di vita professionale e sindacale dovrò portarlo da solo. Sarò forte anche per te, Sandro, fino a quando anche il mio cuore mi tradirà, spero in una notte senza dolore, come è accaduto a te.

Addio, grande amico mio.