TUA SORELLA SI E’ FATTA SBIRRA, UCCIDILA”, COSI’ IL BOSS AL FIGLIO CHE SI RIFIUTA

DI CHIARA FARIGU

Per Pino Scaduto, temuto boss di Bagheria ”LA FAMIGLIA”, intesa come COSCA è al di sopra di tutto e di tutti, anche di quella messa su da lui davanti a Dio e alla legge dello Stato. Così quando sua figlia si invaghisce di un giovane maresciallo dei CC. conosciuto al bar del paese, e inizia una relazione con lui non ha dubbi: quel legame va stroncato sul nascere. Raccomandazioni e divieti paterni però scivolano come sabbia tra le dita di quella giovane che vuol solo vivere la sua vita e godersi i caldi abbracci del suo innamorato. Che c’entra lei con tutti quegli intrecci e legami coltivati dal padre? Se ne facesse una ragione Scaduto, lei non rinuncerà a chi le fa battere forte il cuore e le assicura una vita diversa, da vivere alla luce del sole, senza menzogne, senza fraintendimenti e compromessi di alcun genere. Un disonore, quella figlia per il boss. Da lavare col sangue prima possibile. Anche perché un tarlo nella mente non lo abbandona: dietro al suo ultimo arresto c’è lo zampino di quella ragazza ribelle, non può essere altrimenti, ne è convinto “Tutto da lei è partito”.

Un disonore da lavare in famiglia la sua, stavolta. “Tua sorella si è fatta sbirra”, dice al figlio puntando su di lui per portare a termine il più terribile dei crimini: uccidere il sangue del suo sangue, ormai infetto, putrefatto, virulento. “Io non lo faccio, il padre sei tu e lo fai tu… io non faccio niente… mi devo consumare io? Consumati tu, io ho trent’anni, non mi consumo”. Anche lui, come la sorella, vuol vivere la sua vita e non “consumarla” dietro le sbarre o darsi alla macchia per sfuggire alle forze dell’ordine. O magari vivere come un topo nascosto in qualche bunker di fortuna, come altri più “illustri” di lui.
Un duro colpo per il capoclan di Bagheria finito nuovamente agli arresti, dopo soli sette mesi di “libertà”, con altri 16 presunti mafiosi messi a segno nel Palermitano da oltre 100 CC. del Comando provinciale guidati dal colonnello Antonio Di Stasio. L’accusa per tutti loro è di associazione mafiosa alla “nuova cosca nostra” di Bagheria e Altavilla Milicia. Ma per Scaduto c’è molto di più. Dalle indagini infatti viene fuori l’orrido piano del boss settantunenne per far fuori la figlia, rea di essersi innamorata di un carabiniere. E che, fallito il tentativo di “farsi giustizia” in famiglia, Scaduto tenta di farla uccidere da “altri” meno coinvolti affettivamente perché estranei e quindi più affidabili.

Una storia da brividi. Aberrante. Eppure non è l’unica. Altri capoclan, prima di lui hanno portato a compimento omicidi efferati tra i propri consanguinei. Nel 1983, Il boss Antonino Pipitone fece uccidere la figlia Lia sospettata di avere avuto una relazione extraconiugale, un anno prima Giuseppe Lucchese fece uccidere la sorella il marito e l’amante sospettati di un intreccio amoroso e, cinque anni dopo, una cognata ritenuta “troppo libera”. Tutti uomini “d’onore”, coi loro codici, le loro “leggi”, i loro retaggi culturali che vogliono la donna sottomessa, docile e ligia alle regole, dettate, naturalmente, da loro, padroni indiscussi di vita e di morte. Capoclan che spadroneggiano indisturbati nell’ imporre pizzi, appalti e qualunque affare che porti business, perché è il denaro il solo dio da venerare e inseguire. Denaro e potere, al di sopra di tutto e di tutti, anche degli stessi affetti che sono sacrificabili se di intralcio al loro conseguimento.

Ma chi sono e dove agiscono queste organizzazioni criminali?

Uno spaccato dei vari clan che impera nel nostro Paese ci viene fornito dal Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti e dalla Direzione nazionale antimafia. Nella loro relazione, aggiornata e piuttosto ben dettagliata viene fornito un quadro alquanto preciso su come Cosa Nostra, Camorra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita e criminalità organizzate siano strutturate sul territorio e quali intrecci abbiano tra di loro e con la criminalità straniera.

Cosa Nostra, la mafia siciliana, ha il suo cuore pulsante nelle province di Trapani e Agrigento ma soprattutto a Palermo che rimane il luogo in cui la mafia siciliana esprime il meglio di sé e nel quale vengono messe in atto le linee strategiche dell’organizzazione, ramificata ormai in tutto il territorio della Penisola e in più parti del mondo, Stati Uniti in primis. Nonostante gli interventi di contrasto da parte dello Stato e lo smembramento di interi clan da parte delle forze dell’ordine, Cosa Nostra riesce a rinnovarsi continuamente , assicurandosi la sopravvivenza anche grazie ai modelli organizzativi messi in atto che persistono da tempo e intrecciando nuove alleanze dentro e fuori dai confini nazionali.
Racket, estorsione, traffico di droga, usura, contrabbando, gioco d’azzardo, gestione dei rifiuti, riciclaggio di denaro, rapine, gestione dell’edilizia, ricettazione, prostituzione, corruzione (ma anche atti di terrorismo) sono alcune delle attività che hanno contraddistinto gli affari della mafia siciliana. Peraltro simili ai traffici malavitosi gestiti e messi in atto da ‘Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona e altre organizzazioni criminali presenti in Italia come la Banda della Magliana, La Mala del Brenta, Mafia Capitale e la criminalità organizzata pugliese. Quest’ultima alquanto più variegata di quanto non si creda comunemente e quindi non solo Sacra Corona Unita, riconducibile, da recenti acquisizioni processuali, alla “mafia salentina” con intrecci e alleanze con organizzazioni criminali dell’Est d’Europa, anche per vicinanza territoriale.

Un capitolo a parte, secondo la relazione su citata, merita la mafia a Roma e nel Lazio. Sul cui territorio si riversano tutte le organizzazioni mafiose tradizionali che si dedicano al riciclaggio e al reinvestimento dei capitali accumulati illegalmente. Ma con peculiarità differenti dalle altre perché “autoctone” interessate all’acquisizione e al controllo dei servizi che offre la Capitale, città appunto di attività terziarie. Attività di interesse gli appalti pubblici e l’infiltrazione sistematica nei settori economici e commerciali attraverso opere di corruzione e di intimidazione, alla quale ricorrere “in caso di necessità”. La gestione dei rifiuti, la manutenzione del verde pubblico, la gestione dei campi nomadi e delle cooperative per i migranti, sono solo alcuni esempi dei centri d’interesse.

Bande nostrane e bande straniere. Alleanze e intrecci tra loro sempre più frequenti per espandersi e portare a compimento attività illecite di ogni genere. Con le bande nigeriane, rumene e soprattutto con la criminalità cinese interessata, quest’ultima, in modo particolare al contrabbando e alla contraffazione di merci.

Organizzazioni temibili, pronte a tutte pur di centrare i loro obiettivi criminosi. Da non sottovalutare mai e da combattere sempre. Con l’educazione e la conoscenza in primis. E con tutte le armi a disposizione dello Stato.

L'immagine può contenere: una o più persone
L'immagine può contenere: una o più persone, spazio all'aperto e sMS