LA FIGLIA DEL MAFIOSO

DI PADRE MAURIZIO PATRICIELLO

Non amano nessuno, nemmeno se stessi, nemmeno i loro figli. Fanno spavento questi uomini creati a immagine di Dio che si sono resi schiavi della violenza, del malaffare, della disonestà. Gente che ha deturpato e continua a deturpare la bellezza che è in loro per fare spazio a una logica maledetta dalla quale vengono strozzati. La storia di Pino Scaduto, capo mafia di Bagheria, che condanna a morte sua figlia è emblematica, dice più di quanto appaia a prima vista. Il vecchio mafioso che ci tiene a presentarsi come una sorta di benefattore dei più deboli, datore di lavoro per chi lavoro non ha, garante dell’ ordine dove lo Stato è assente, oggi getta la sua maschera e si presenta qual è veramente: un uomo rimasto impigliato tra le grinfie della iena che ha contribuito ad alimentare. La mafia: il suo dio. Un dio piccolo piccolo, brutto come la peste, capace di fare soltanto male a chiunque osi metterle il bastone tra le ruote. Un dio che adora un altro dio: il denaro. La mafia, gigante dai piedi di argilla, non può consentire nessuna crepa interna, teme chiunque pensi di dare uno spintone alla sua struttura. Il mafioso: un uomo che mina le strade dove egli stesso dovrà passare, che tenta di rubare dignità, libertà, voglia di vivere a tutti. La figlia del capo di Bagheria si innamora. Come tutte le ragazze della sua età, si innamora. Come da sempre accade agli esseri umani, si innamora. Innamorarsi è bello, ti mette le ali ai piedi, ti stampa il sorriso sulle labbra. Ti dona la forza di resistere, lottare, vivere, ridere, giocare. La ragazza, però, si è innamorata di un maresciallo dei carabinieri. Uno scandalo per papà mafioso. «Tua sorella si è fatta sbirra», dice al figlio maschio. E una sbirra in casa è una vergogna, un pericolo, un attentato alla serenità. Mette a repentaglio il sistema, il piedistallo di terracotta su cui è seduto. Perciò papà mafioso condanna a morte sua figlia. Orrendo. Ma l’ ha mai amata? Ha mai amato qualcuno Pino Scaduto? Forse una volta, chissà, tanti anni fa, prima di essere stritolato dalla macchina infernale. Prima che il demone prendesse il sopravvento. Coerente con se stesso, il mafioso che non sapeva amare, decreta che ad ammazzare sua figlia insieme al fidanzato, sia l’ altro figlio. I panni sporchi si lavano in famiglia. Una figlia morta, un figlio assassino. Ma chi è quest’ uomo? Come ha fatto a diventare così cinico, insensibile, cattivo? Dove affondano le sue radici? Il figlio, però, si rifiuta di compiere il delitto, e trova il coraggio di dire no a suo padre. Meriterebbe un applauso, un encomio, una medaglia. Bravo, ragazzo, così si fa. Si vive una volta sola, non farti rubare l’ esistenza, non permettere a nessuno, tantomeno a chi ti ha messo al mondo, di ipotecare il tuo futuro. Bravo, bravo, bravo. Le parole muoiono sulle nostre labbra, con rammarico dobbiamo ricacciarle indietro. Il giovane, infatti, ha detto no a suo padre non per amore verso la sorella, ma solo per non “ consumarsi”. «Io non lo faccio, il padre sei tu e lo fai tu… io non faccio niente… mi devo consumare io? Consumati tu, io ho trent’anni, non mi consumo». Se vuoi ammazzarla fallo pure, non sono certo io a metterti i bastoni fra i piedi, ma lasciami in pace, non voglio finire in galera a 30 anni. Viene voglia di piangere. Al giovane di sua sorella non gliene importa niente. “ Caino dove è tuo fratello?” “ Non lo so, sono forse io il custode di mio fratello?” Custodire, verbo tra i più cari della lingua umana. Essere custoditi, custodire, prendersi cura, aiutare, venire incontro, promuovere, amare. La vita vera abita solo da queste parti. Non uccidere, dice il comandamento antico. Non uccidere per non rimanere ucciso, per non sporcare di sangue le tue mani. Questa ragazza oggi è impaurita, si sente sola, ma sola non è. E deve saperlo. Dalla sua parte c’è l’ immensa schiera di persone di buona volontà, che soffre per l’ ingiustizia, lotta per il bene. Che ama la vita, trova gioia nel donare e non nell’ arraffare. Le dobbiamo molto, ha smascherato, messo a nudo, se ancora ce ne fosse stato bisogno, il vero mondo dei mafiosi. Ci ha fatto vedere come temono le persone oneste, che non si piegano, non cedono ai ricatti, alle minacce, alle intimidazioni. Pietre d’ inciampo. Non occorre essere eroi, basta essere se stessi, non avere paura, camminare per i sentieri della legalità, della libertà, dell’ impegno, della verità senza voltarsi indietro. A Bagheria, il piccolo Davide ha sconfitto Golia, il mostro che ha smarrito la sua umanità ma che può, se vuole, ritrovarla proprio grazie a quella figlia che avrebbe voluto eliminare.