ECCO LA LEGGE DI BILANCIO: “TENGA BUONUOMO, SI FACCIA UNA BIRRETTA”

DI ALESSANDRO ROBECCHI

L’etimologia non è chiarissima, quindi da dove arrivi la parola “mancia” non lo sappiamo esattamente. Però è affascinante una delle ipotesi: era la manica del vestito che la dama donava, si suppone con sorridente leggiadria, al cavaliere vincitore del torneo, una cosa che fa tanto Medio Evo, tavola rotonda, amor cortese e legge di stabilità italiana ai tempi dei bonus.

La teoria economica renzista – che si condensa nella formula “tenga, buonuomo, si faccia una birretta” – si dispiega in tutta la sua potenza nella legge di bilancio in discussione in questi giorni: non c’è categoria, ordine, gruppo, settore, sottosettore, arte minore, che non sia oggetto di piccole regalie, bonus, piccole o grandi detrazioni. E’ una specie di fiera di paese in cui si dona qualcosa a qualcuno, tutto a termine e a scadenza: gli ottanta euro anche a chi è un po’ più ricco – e questo per non toglierli a chi ha avuto un aumento atteso da secoli, come gli statali – gli sconti contributivi a chi assume gente sotto i 35 anni, poi sotto i 30, però in certe regioni di più, in altre di meno. I pendolari potranno scaricare dall’imponibile il costo dell’abbonamento al treno. Che è come dire: ok, amico, viaggi su un carro bestiame che arriva in ritardo, ma ti offro il caffè. Chi si fa il giardino pensile avrà delle detrazioni (giuro).

Sì, in effetti c’è qualcosa di medievale. E già si immaginano al lavoro i solerti compositori di bonus: se assumi un diciottenne dell’alternanza scuola-lavoro in Molise per fargli fare il giardino aziendale, praticamente ti coprono d’oro, è come vincere al Lotto.

Quindi diciamo che – nel paese europeo con i salari più bassi e la più alta età pensionabile – la legge finanziaria è una specie di patchwork di pezze messe su un tessuto liso. I giovani non lavorano? Ecco un regalo alle aziende se ne assumono un po’, o almeno si spera, sapendo che smetteranno appena cessa il bonus, come Jobs act insegna. I millennials ci schifano? Ecco il bonus per quelli che compiono diciott’anni, indiscriminatamente, con buona pace della lotta alle diseguaglianze. Tutto con la scritta ben evidente: “Scade tra un anno, al massimo due”. Per chi fosse interessato e possedesse una squadra di calcio, c’è la prebenda anche per chi fa giocare i calciatori del vivaio, per dire. Insomma, un po’ di mance, bonus, gentili omaggi, aiutini, ma poca roba, alla fine. Per i poveri veri, per esempio, ci sono un po’ di briciole, (più o meno mezzo miliardo), verniciati con la scritta “coesione sociale” (ahahah!), ma in compenso spendiamo quasi sedici miliardi per non fare aumentare l’Iva. E’ un buon prezzo, se si pensa che dovremo beccarci anche la narrazione spocchiosa dell’ “abbiamo diminuito le tasse”, cioè abbiamo pagato tasse per non aumentare le tasse, che è un po’ come il rapinatore volesse una medaglia perché non spara agli ostaggi.

Ora assisteremo alla battaglia degli emendamenti, delle modifiche, degli aggiustamenti, una specie di mercato rionale in cui lobby grandi e piccole lavoreranno per ampliare la loro mancia, e ridurla a qualcun altro: successi e sconfitte del grande suk saranno sbandierati in campagna elettorale. “Ehi! Abbiamo concesso detrazioni alle vecchiette con un barboncino bianco!”, oppure: “Mai così tanti idraulici biondi sotto i ventinove anni assunti grazie alle nostre politiche!”. Tutta fuffa, naturalmente, l’anno prossimo ricomincerà la rumba: bisognerà spendere ancora molti miliardi per non far aumentare l’Iva e resteranno le briciole (quasi tutto a deficit, ovvio) per mettere le solite pezze, distribuire un po’ di soldi a pioggia – soprattutto alle imprese – a seconda delle convenienze, dei sondaggi o delle varie emergenze. Poi, quando qualcuno chiederà riforme strutturali o un vero intervento economico gli si dirà: “Ma come! Se ti ho appena dato la mancia!”

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