STORIA DI UN ATTENTATO A MUSSOLINI NEL 1926

DI SUSANNA SCHIMPERNA

La foto qui sotto è stata scattata il 31 ottobre di molti anni fa, 1926.
Anteo Zamboni era appostato tra la folla quando l’auto scoperta con a bordo Benito Mussolini, diretta alla stazione di Bologna, rallentò per girare tra via Rizzoli e via dell’Indipendenza. Anteo, allora, sparò. Fallì il bersaglio. La pallottola andò a conficcarsi nell’imbottitura della portiera.
A individuare e bloccare subito l’attentatore fu il tenente Carlo Alberto Pasolini, sì, parente eccome di Pierpaolo: il padre. Ne seguì un linciaggio, e Anteo morì.
I genitori vennero condannati a trent’anni di carcere ciascuno perché si pensò che il ragazzo non avrebbe potuto fare tutto da solo, e i fratelli maggiori vennero mandati al confino.
Papa Pio XI ebbe parole durissime contro l’attentatore, e nemmeno un moto di pietà per la sua giovane età, per come era stato ridotto.
Anteo si professava anarchico, e molto probabilmente aveva concepito ed eseguito l’attentato senza essere ispirato da nessuno eccetto che dalle proprie idee.
Aveva 15 anni.

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