IL RUOLO DELLA MAGISTRATURA NELLA VICENDA CATALANA

DI LIA HARAMLIK DE FEO

L’indipendenza della Magistratura, si sa, è sempre soggetta a sospetti. In Italia abbiamo “i magistrati comunisti e “la giustizia a orologeria”, e in Spagna hanno i magistrati franchisti o del PP o che altro. Può darsi che ci sia qualcosa di vero in entrambe le accuse, ma alla fine la legge quella è, non che i magistrati se la inventino.
Tra l’Italia e la Spagna, poi, c’è la differenza che tutti i membri del CSM spagnolo sono eletti dal Parlamento, mentre in Italia il Parlamento ne elegge solo un terzo. Mi pare che questo renda i magistrati spagnoli più vulnerabili di fronte a questo genere di accuse (anche se, una volta eletti, sono inamovibili e non ricattabili), ma è anche vero che la Spagna ha processato una figlia del re e condannato a sei anni di carcere suo marito. Non è banale, ai nostri tempi.

Sta di fatto che i magistrati spagnoli, codice alla mano, stanno chiedendo l’arresto del Govern. La cosa è politicamente inopportuna, probabilmente, e da come abbiamo visto muoversi Rajoy è lecito pensare che il Gobierno sia il primo a non esserne entusiasta.
Tuttavia, degli uomini di Stato che decidono lucidamente di infrangere leggi che conoscono benissimo e che rappresentano i perni su cui si basa lo Stato stesso – ovvero la convivenza tra tutti i cittadini – non possono né sorprendersi, né lamentarsi, né urlare alla dittatura quando un giudice applica la procedura prevista per tali infrazioni. Alla fine, l’indipendenza della magistratura serve appunto a non fare prevalere le ragioni della politica su quelle del diritto.

Stiamo tutti vivendo l’interessante pasticcio postmoderno catalano sospesi tra fiction e realtà, tra paura e voglia di ridere, affascinati da personaggi talmente improbabili da farci dimenticare che, alla fine, siamo nel mondo reale e questo mondo si regge su delle regole. Ci si aspetta che a un certo punto il film finisca e tornino tutti a casa senza che nessuno si sia fatto male.
Lo dovettero pensare anche i nostri Serenissimi, il 9 maggio del 1997, e sicuramente lo pensammo tutti noi quando alla fine scoprimmo che tipi erano.
Vent’anni dopo, li ricordiamo ridendo. Ma loro sono andati in galera e uno di loro ci è praticamente morto. Il loro castigo è stato durissimo.

Io non provo nessuna solidarietà per i membri del Governo, che hanno responsabilità, morali e pratiche, pesantissime. Non provarne mi sembra persino un segno di rispetto: in qualcosa, almeno in qualcosa, mi piace immaginarli consapevoli. Seri, ecco.

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