LA SICILIA E’ DAVVERO UN LABORATORIO ?

DI GIANFRANCO MICALI

Domani si vota in Sicilia e c’è chi lo definisce un laboratorio, in grado di prefigurare il futuro politico dell’Italia. Non sono d’accordo. Prendiamo il caso Berlusconi, che qualche contiguità con la mafia ha avuto. Dallo stalliere Mangano, che lui ha definito un gentiluomo, al braccio destro Dell’Utri attualmente in carcere, e più ancora ad un atteggiamento che non è mai stato fortemente critico verso quell’organizzazione criminale. Ecco, io che amo la Sicilia e i siciliani, come erano mio padre e mia madre, penso che però in quella regione esista, se non altro per una maggiore consuetudine con il fenomeno, un maggior numero di persone acquiescenti che nel Trentino o in Alto Adige. Mi auguro anche che sia notevolissimo,proprio per la vicinanza fisica, il grado di repulsione morale . E, senza che questo sia necessariamente collegabile alla mafia, nel 2001 si registrò il caso dei 61 collegi su 61, conquistati dal centrodestra, mentre nel 2015 il simbolo di Forza Italia era poi praticamente scomparso dai seggi dell’isola. Adesso, unito alla Lega e a Fratelli d’Italia, danno il centrodestra di nuovo in ascesa, e probabile vincitore alle regionali. Con una percentuale che non gli permetterà comunque di governare da solo. E , in questo, vari analisti vedono l’analogia con la situazione nazionale, all’indomani delle prossime elezioni politiche. Ma, da qui fino a marzo e ad aprile, mancano quattro o cinque mesi, che costituiscono ormai un’era geologica, durante la quale troppo cose possono succedere e cambiare. Forse, il solo metro di misura riguarda la formazione di sinistra capeggiata da Claudio Fava che, qualora conseguisse un risultato significativo, fornirebbe il segno della vera difficoltà futura del PD di Matteo Renzi in sede nazionale.