“HO CHIESTO AIUTO PER RIPRENDERMI LA VITA”

DI RENATA BUONAIUTO

A Costabissara si conoscono tutti, e tutti conoscono Gian Nicola Zanin, un combattente che non si arrende alle difficoltà che la vita gli riserva. Quando da bambino un’emiparesi rende il suo andare piu’ faticoso, lui guarda avanti, per 17 anni si dedica alla sua grande passione, la politica con particolare attenzione ai temi del volontariato e dello sport. Per anni si attiva per l’integrazione degli immigrati, cercando per loro residenze, opportunità lavorative. Diventa assessore, poi vicesindaco, ha una compagna, insomma  una vita serena ed appagante.
Una mattina durante una riunione della giunta comunale, vede arrivare i carabinieri, cercano proprio lui, lo accusano di aver contatti con delinquenti, di aver 13 auto intestate, multe per un totale di 13mila euro. Lui non guida, non ha nemmeno la patente, è tutto inutile ci vorrà tempo perché la giustizia faccia il suo corso, perché lui possa dimostrare la sua estraneità ai fatti. Intanto però perde il suo lavoro, perde la sua pensione da ex dipendente della Regione Veneto, si arriva ad una cifra mensile di 600 euro ma, il giudice per un mese la blocca. Gian Nicola in pochi istanti diventa povero, la sua compagna lo lascia e da solo non può permettersi nemmeno una casa, è un senza fissa dimora, non ha più diritto nemmeno all’assistenza sanitaria. Si trasferisce a Montecchio Maggiore, l’umiliazione adesso si fa sentire, non vuole chiedere aiuto, non vuole essere visto quando con la sua vita chiusa in uno zaino, cerca su una panchina qualche ora di riposo. Non vuole che lo scoprano, mentre i suoi pasti si trasformano in acqua e zucchero, per non svenire. Non vuole aiuti, perché ha ancora una dignità da difendere, la sua.
Ma scopre anche la paura, perché “in Veneto non c’è rispetto per chi è in difficoltà”, e le notti sotto i portici del Santuario di Monte Berico, fanno paura, come  racconta “ Vivere in strada o in stazione è duro, e la mia disabilità non mi ha agevolato: impari a dormire seduto e con un occhio semiaperto per paura di essere rapinato anche delle scarpe da altri nelle tue condizioni, o picchiato e coperto di sputi da un passante”, e sarà proprio la paura a fargli comprendere che la dignità non si perde chiedendo aiuto ma, anzi proprio raccontando la sua storia, poteva aiutarsi ed aiutare altri.
Oggi Gian Nicola vuole ripartire, chiedendo alla politica comunale di volgere lo sguardo ai servizi sociali, troppo spesso trascurati, “Sui servizi sociali la politica comunale è debole: si tagliano i servizi senza pensare alle persone – dichiara – : ne fanno una questione di soldi, si guarda più alla quadra del bilancio, quando con la volontà le soluzioni si trovano, anche con costi minimi. E io lo so bene da ex amministratore ed è quello che cambierei se potessi tornare ad esserlo.”
Oggi Gian Nicola ha capito che l’umiltà, non è segno di debolezza ma di forza e di coraggio, ha capito che da soli non possiamo arrivare da nessuna parte e che chiedere aiuto ci rende tutti migliori. Per lui si sono aperte le porte della Caritas di Vicenza, in quella piccola stanza, Gian Nicola sta rimettendo in piedi la sua vita, sta trovando il coraggio per rialzarsi, per ricominciare a credere, a sognare, a vivere. La sua comunità forse adesso grazie al suo esempio, alla sua discesa ed alla sua sofferta risalita, potrà comprendere che la “povertà”, la “disperazione”, “l’emarginazione” possono colpire non solo i migranti, cui troppo spesso hanno voltato la faccia, ma anche ognuno di noi. Da soli la strada della vita, è un percorso troppo impervio da affrontare, è giunto il momento di stendere una mano tutti insieme per regalarci dignità e coraggio.