IN RICORDO DI LAIKA PICCOLA COMETA NELLO SPAZIO

DI SIMONA CIPRIANI

C’è un piccolo fazzoletto di terra su Marte proprio vicino al cratere Vostok, chiamato Laika: è un omaggio alla cagnolina forse più famosa al mondo perché primo essere vivente ad essere stato inviato nello spazio il 3 novembre 1957.

Sono trascorsi 60 anni da allora ma vedere l’immagine del musetto fiducioso della piccola Laika a bordo dello Sputnik 2 fa stringere il cuore e inevitabilmente ci si pone la domanda se fosse realmente necessario il suo sacrificio.

Il lancio di Laika nello spazio è rimasto segnato nella storia come l’ennesima inutile crudeltà nei confronti degli animali compiuta dagli esseri umani nel loro percorso verso il dominio dell’universo e della natura.

La piccola meticcia raccolta vagabonda per le fredde strade di Mosca fu sottoposta, insieme con altre due compagne di sventura scartate poi alla selezione finale, a un addestramento durissimo.

Le bestiole furono tenute rinchiuse per venti giorni in gabbiette anguste, subirono simulazioni di lancio e furono inserite in vere e proprie centrifughe per testarne la resistenza.

Sotto la supervisione di Oleg Gazenko, responsabile del programma, furono sottoposte a prelievi sanguigni, testate ai rumori e alle vibrazioni, costrette a stress fisiologici e psicologici estremi, tant’è che a pochi giorni dal lancio fu necessario interrompere l’addestramento perché le cagnoline mostravano segni di nervosismo e di insofferenza.

Fu solo un’interruzione per calmare un po’ Laika prima di collocarla, ben tre giorni prima del lancio, nel ristrettissimo spazio a lei riservato all’interno di una piccolissima navicella spaziale di solo 500 kg di peso che sarebbe stata anche la sua piccola bara: Laika non sarebbe mai tornata viva dal suo giro nello spazio.

La tecnologia del tempo, infatti, non era in grado di riportare sulla terra, integri, i satelliti, quindi il destino della sfortunata cagnetta era già segnato dall’inizio.

La missione dello Sputnik2 era stata fortemente voluta da Nikita Kruscev galvanizzato dal successo della spedizione Sputnik1, il primo satellite collocato in orbita nella storia dell’umanità, avvenuta appena un mese prima.

L’allora presidente dell’Unione Sovietica voleva mostrare al mondo la potenza del colosso comunista e la propria superiorità tecnologica alla conquista dello spazio nei confronti dei nemici americani che, al contrario, ancora non erano riusciti a mettere a segno successi significativi, celebrando al meglio il quarantennale della Rivoluzione che cadeva proprio in quell’anno.

Il capo dei programmi spaziali sovietici, Sergei Korolev, fu immediatamente allertato per anticipare la messa in orbita di Laika entro il 7 novembre, anniversario della rivoluzione di ottobre, lo Sputnik2 fu quindi realizzato in tutta fretta, senza seguire le consuete procedure d’ingegneria spaziale.

Il piccolo cono, alto 4 metri e largo 2, fu posizionato su un missile R-7 e lanciato in direzione dello spazio alle tre del mattino del 3 novembre 1957: per Laika una missione senza ritorno.

L’esperimento scatenò violente reazioni tra gli animalisti dell’epoca che inscenarono diverse manifestazioni di protesta davanti alle ambasciate sovietiche di tutto il mondo, anche se, all’epoca il reale, orribile destino toccato alla bestiola, non era stato ancora reso noto.

La versione ufficiale diffusa riportava che Laika fosse sopravvissuta per oltre quattro giorni e poi condotta a una ”dolce morte” con del cibo avvelenato.

Solo molti anni più tardi si sarebbe saputa la reale dinamica dei fatti per cui la cagnolina dopo aver superato un battito cardiaco al limite dell’infarto durante la messa in orbita, aveva iniziato a guaire e ad agitarsi fino a trovare la morte, solo 4 ore dopo il lancio, a causa di un mal funzionamento dell’impianto di termoregolazione che aveva portato la temperatura all’interno della capsula a oltre 41 gradi.

Il satellite che custodiva il corpicino di Laika rientrò sulla Terra il 14 aprile 1958, dopo ben 2570 giri intorno al nostro pianeta e si disintegrò al contatto con l’atmosfera in una scia luminosa che ha reso l’eroico cane come una piccola stella cadente dal cielo.

Successivamente, Laika fu considerata un vero e proprio eroe nazionale, la propaganda comunista non si fece scappare la ghiotta occasione di strumentalizzarla anche dopo morta, facendo erigere monumenti in sua memoria e utilizzando il suo nome per marchi di cioccolata e sigarette ma Laika non è stata la sola a subire simili torture.

Negli anni che hanno portato l’uomo a raggiungere mete impensabili, la Luna, Marte e anche lo spazio profondo, tanti altri poveri animali innocenti sono stati immolati in nome della scienza e dell’arroganza umana da ambedue le super potenze mondiali.

Un esercito di piccoli involontari eroi che sono andati ad accendere tante piccole stelle nel cielo che ci sovrasta e che la presunzione degli uomini vorrebbe conquistare e dominare insieme a tutta la natura che li circonda.

Oggi a Firenze si è inaugurata un’area cani intitolata a Laika, per non dimenticare, perché il suo musetto fiducioso rimanga nella memoria di tutti noi e perché ci renda consapevoli che le nostre ambizioni non ci autorizzano a provocare la sofferenza di altri esseri viventi che fanno parte del creato e che come noi hanno uguale diritto alla vita.