GRECIA E ITALIA: LA CRISI HA MESSO IN GINOCCHIO I PROFESSIONISTI

DI COSTANZA OGNIBENI

Generazione 400 euro. I liberi professionisti battono 10 a 0 i ragazzi che si affacciano al mondo del lavoro, identificati da Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa con il neologismo che diede il titolo al loro libro Generazione 1000 euro. Vivono in totale povertà e secondo l’istituto di statistica, un terzo della popolazione si trova in questa condizione: è l’insostenibile prezzo della crisi che i cittadini si ritrovano a dover pagare, di fronte a un costo della vita che rimane uguale a quello precedente la Grande Recessione.

Non stiamo (ancora) parlando dell’Italia, ma della Grecia, che annaspa per imboccare la strada della crescita, come racconta il servizio di Rai News andato in onda il 31 Ottobre. Tra i nuovi poveri, tra le vittime delle politiche dell’austerity ci sono molti cittadini appartenenti alle classi medio-alte, continua la giornalista Elisabetta Casalotti corrispondente da Atene; gente che fino al 2011 guadagnava fino a 7000 euro al mese, si ritrova oggi a vivere con stipendi tra i 400 e i 600 euro: sono le politiche di stabilizzazione della disoccupazione millantate dal governo greco, la cui crescita per la prima volta si è arrestata, grazie a una capillare diffusione del lavoro part-time, che, tuttavia, non offre i mezzi di sussistenza per vivere dignitosamente. Lavorare meno, lavorare tutti, dunque: l’assonanza con il titolo del libro di Domenico de Masi Lavorare gratis, lavorare tutti non è casuale. Pubblicato qualche mese fa da Rizzoli, il testo proponeva una soluzione per riportare una redistribuzione dell’occupazione. E si parlava del caso italiano.

Già, perché, con tutta la solidarietà verso il caso greco, se si volge lo sguardo verso la nostra penisola, le statistiche non sono certo più rassicuranti: è di meno di un mese fa (7 Ottobre 2017) l’allarmante pubblicazione della Confederazione Generale Italiana Artigiani (CGIA Mestre) dalla quale emerge il preoccupante stato delle Partite IVA rispetto ai lavori dipendenti e perfino dei pensionati: “Le famiglie che vivono grazie ad un reddito da lavoro autonomo sono quelle più a rischio povertà. Nel 2015, infatti, il 25,8% dei nuclei familiari di

questa categoria è riuscita a vivere stentatamente al di sotto della soglia di rischio povertà calcolata dall’Istat. Praticamente una su quattro si è trovata in seria difficoltà economica.”

Sono i piccoli imprenditori, gli artigiani e i commercianti a pagare più di tutti il prezzo della crisi. Una delle motivazioni addotte dal coordinatore dell’Ufficio Studi Paolo Zabeo è che, a differenza dei lavoratori dipendenti, quando un free lance chiude la propria attività non dispone di alcuna misura di sostegno al reddito e ricollocarsi negli ultimi anni è diventato sempre più difficile. Ciò spesso spinge ad aggirare il problema ricorrendo a forme di lavoro in nero. Come in Grecia, anche in Italia solo fino a qualche anno fa i lavoratori autonomi erano tra le categorie più ambite. Diventare un free lance – continua Paolo Zabeo – era un vero e proprio satus symbol. L’opinione pubblica collocava questo tipo di lavoratore tra le classi più agiate. Oggi non è più così: spesso un giovane che entra nel mondo del lavoro si ritrova a dover aprire una Partita IVA perché non trova alternative come dipendente, o, peggio ancora, gli viene proposto dall’azienda stessa per evitare un regolare contratto di assunzione.

Basandosi su dati Istat, la Pubblicazione dell’Ufficio studi della CGIA ha elaborato diverse tabelle che, in cifre, raccontano la drammatica situazione. Il rischio di povertà nelle famiglie con fonte da lavoro autonomo, dal 2010 al 2015 è aumentato del 6%, passando dal 19,8 al 25,8%, contro un aumento dell’1,9% per i lavoratori dipendenti. Se poi si dà un’occhiata all’andamento dell’occupazione, la situazione appare altrettanto drammatica, con una diminuzione degli occupati del 5,5% dal 2008, contro un aumento dell’1,8% di dipendenti. È l’Emilia Romagna la regione più colpita, con una perdita di lavoro fra gli autonomi del 12,7%, seguita da Calabria (12%) e Liguria (10,4%).

A darci un ulteriore spunto di riflessione interviene l’Eurostat, che, stando agli ultimi dati pubblicati, calcolati su un totale di 30,6 milioni di lavoratori indipendenti in Europa, rileva che sono proprio Italia e Grecia le nazioni che ne riportano il più alto tasso: il 29% in Grecia e il 21% in Italia. E se rapportiamo questo dato ai paesi che presentano le percentuali più basse, come Germania, Estonia, Svezia e Danimarca, che non a caso hanno anche percentuali di disoccupazione più basse, non facciamo fatica a rilevare che, spesso, il lavoro indipendente è un escamotage cui ricorrono le imprese per evitare assunzioni: autonomi su carta, precari di fatto. Si crea in questo modo un collegamento immediato tra crisi, disoccupazione e alto tasso di lavoratori indipendenti.

Tornando al caso italiano, una risposta alla crisi il governo ha provato a offrirla, istituendo il Job Act lavoratori autonomi, entrato in vigore il 14 Giugno del 2017 con il quale, in base alla Legge del 22/05/2017 n. 81 recante “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”, i lavoratori indipendenti con Partita IVA hanno cominciato a ricevere finalmente qualche tutela in più: dalle agevolazioni fiscali, che prevedono un rimborso totale delle spese per i corsi di aggiornamento, in modo da incoraggiarne la formazione, ai pagamenti, per i quali viene considerata illegale qualsiasi clausola contrattuale che preveda un pagamento dopo i 60 giorni; dalle tutele in caso di malattia, infortunio e gravidanza, per le quali, in caso di attività continuativa il rapporto non può essere estinto, ma può essere sospeso fino a 150 giorni, agli sportelli dedicati per il lavoro autonomo, attraverso i quali il professionista può ricevere informazioni riguardo ad appalti pubblici e gare o prendere parte ai bandi.

Un passo in avanti, questo va riconosciuto, anche se le piaghe della crisi sono così profonde, che, stando soprattutto alle motivazioni che spesso sottendono alla scelta di un lavoro autonomo – il già menzionato obbligo di aprire una Partita IVA da parte dell’impresa per evitare l’assunzione del dipendente – non costituirà certo una soluzione definitiva all’ormai annoso problema. Perché, come afferma lo scrittore greco Vassilis Vassilikos intervistato dal Manifesto:

La crisi economica è peggiore della guerra civile e della dittatura, poiché non sappiamo se avrà una fine e soprattutto non c’è un nemico concreto contro cui combattere, il nemico è il mercato.”