LA MOLESTIA SESSUALE NON E’ UNA INVENZIONE FEMMINISTA

DI MARINA VIOLA

Dicono che è perché vivo in America da troppo tempo e sono stata contaminata, eppure a me le regole sembrano chiarissime: se un uomo, specialmente in una posizione di potere, mette una donna, una ragazzina o un ragazzino in una situazione di profondo disagio e di terrore perché vuole fare sesso e loro no, è molestia sessuale.

Punto.

Anche se è successo trent’anni fa.

Anche se non c’è stata penetrazione.

Anche se poi l’uomo l’ha fatto se l’è dimenticato.

La cosa che mi sconvolge è che mi sembra, almeno dai social network, che molti uomini italiani (e molte donne!) , compresi quelli che si definiscono di sinistra, fanno fatica a capire questo semplicissimo concetto, questa linea perfettamente marcata fra quello che si può  e quello che non si può fare, in nessuna circostanza, con nessuno, mai.

“Ma sono passati trent’anni!”, dicono. Una persona a me carissima ne aveva dodici quando il suo maestro, che gli stava insegnando a sviluppare delle foto in bianco e nero nella camera oscura, nel buio gli ha detto di stare fermo e gli ha strusciato il pene sul sedere. Non l’ha mai detto a nessun adulto. Mai. Vuol dire che non è successo? Vuol dire che non è stato segnato da questo evento? E se è solo uno strusciamento, vuol dire che esagera quando, ancora con le lacrime agli occhi, mi racconta della vergogna, del terrore, della terribile scoperta che una delle persone che più stimava al mondo avesse potuto fare una cosa del genere? Il maestro è finito in galera perché un quindicenne aveva detto di essere innamorato e di essere in una relazione con lui, e poi per anni ha dovuto fare un programma che cerca di spiegare ai pedofili che non si può fare. Ma altrimenti avrebbe continuato a strusciarsi, a terrorizzare bambini.

O prendi mio figlio Luca, severamente autistico, che non sa parlare e che non sa difendersi, quasi sicuramente abusato sessualmente, forse dall’autista dell’autobus, forse dal terapista che lo voleva nudo in bagno con lui. Non so cosa sia successo, non lo saprò mai. Forse gli hanno toccato il pisello, forse di più. Quello che so è che, terrorizzato, urlava Penis! Shhh, Quiet! Stop it! Quiet! Penis!

Sono orrori che succedono tutti i giorni, dappertutto.

Non capisco poi un’altra cosa: quando sono venuti fuori tutti gli scandali dei preti che chiedevano favori sessuali ai ragazzini, eravamo tutti giustamente indignati. Come con un importante attore o produttore di Hollywood, come con il maestro che si pensava fosse la persona più splendida al mondo, anche con il prete il meccanismo è lo stesso: poi quanti sono i ragazzini che non hanno osato andare dalla mamma, magari anche le ammaliata dall’apparente bontà del prete, a dire che voleva toccargli il pisello? E quante volte è successo che non lo hanno fatto per paura che la mamma non ci credesse? Quante volte hanno rivissuto il loro incubo in silenzio, da soli?

La maggior parte delle volte, come si è capito negli ultimi anni di scandali, si ha paura e si ha vergogna di parlare, e si vive con questo terribile ricordo per anni e anni. Quando succedeva con i preti, non ricordo ci fossero così tanti dibattiti del tipo: “Avrà solo provato a baciarlo…”, “Adesso non si può neanche fare le avance…” “Esagerati! È la caccia alle streghe!”, “Il Politically correctness ci seppellirà…”. Il fatto è che una persona che ha così tanto potere su un’altra molto più giovane (soprattutto se minorenne) non dovrebbe provarci proprio, neanche a limonare. È un crimine, è pedofilia se minorenne. Si va giustamente in galera per cose del genere. “E allora perché non lo ha detto prima?” è una frase stupida, di chi in fondo pensa che la vittima se la sia cercata o esageri.

Il fatto è questo: gli uomini sono finalmente spaventati. Il loro ruolo da predatore, da marpione, da mano morta sul culo sta diventando poco divertente, anzi non fa proprio più ridere per niente. Il potere dell’uomo che si è sentito sempre superiore, cacciatore, con il coltello dalla parte del manico, adesso traballa, è messo in discussione. L’uomo che non si preoccupa di capire se sta oltrepassando o no quella linea ben marcata tra il provarci e l’insistere con forza, sta un po’ tremando, sta passando dalla parte del torto. “Ma come, non si può fare?”, si chiede su Facebook cadendo dal pero.

In questi giorni sono stata tacciata di neo femminismo (che non ho capito cosa voglia dire), di isteria, di essere ottusamente politically correct, di essere intransigente e di giudicare a priori. Da persone, sono convinta, che non si sono mai trovate in un’ascensore, in una camera oscura, in una stanza chiusa a chiave con un prete, o con un maestro, o con una persona molto più grande e potente di loro che voleva fare delle cose che loro non volevano fare per niente e che per questo erano terrorizzate. Non si sono mai trovati a dover consolare l’inconsolabile terrore del loro figlio che trema di paura e che spiega anche senza avere tutti gli strumenti per farlo. Non l’hanno mai provata, questi signori, la paura che molte di noi donne (e anche molti ragazzini) hanno provato e con cui convivono da anni. E spero che non succederà mai né a loro né ai loro figli una cosa del genere, perché è atroce. Se per sfiga massima dovesse succedere, riusciranno forse a capire meglio cosa vuol dire essere impotenti, umiliati e messi a tacere.

Spero che malgrado il fango che si tira addosso a chi ha finalmente il coraggio di dire cosa è successo non fermi questa importante denuncia collettiva. Hanno ragione a non dire nulla per trent’anni: guarda cosa succede se osano parlare. Rovinano carriere, gli fanno perdere il lavoro e tutte le statuette ricevute.

Ma non abbiate paura: ci siamo qui noi neo femministe, politically correct del cazzo a tifare per voi.

Sempre.

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