PER LIU XIA, NON ABBANDONIAMOLA NELLE MANI DELLA DITTATURA CINESE

DI VANNI CAPOCCIA

In passato ba comunità internazionale poco ha fatto per far liberare dalle prigioni cinesi il poeta e premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, attivista per i diritti umani nel suo Paese fin dai tempi della rivolta di piazza Tienammen cui partecipò impegnandosi per farla rimanere una protesta non violenta.

Poco prima di morire per un cancro al fegato diagnosticato in ritardo in carcere Liu Xiaobo aveva fatto di tutto per essere espatriato, anche se per lui non c’erano speranze voleva salvare la moglie Liu Xia poeta, pittrice e fotografa. Ma quest’ultimo gesto d’amore non gli è riuscito. Ora la moglie è di fatto agli arresti domiciliari, vive sotto la stretta sorveglianza del regime cinese con l’impossibilità di comunicare con il mondo esterno.

Cinquantatré autori tra i quali Roth, Auster e Atwood hanno inviato alle autorità cinesi un appello affinché Liu Xia venga liberata (https://pen.org/she-is-not-free/). In passato le oligarchie che detengono il potere in Cina hanno dimostrato d’essere sorde a simili istanze. Per sperare di avere risultati l’appello de cinquantatré scrittori dovrà essere fatto proprio dagli intellettuali e dai democratici del mondo libero compresi quelli italiani, perché la poetessa Liu Xia potrà essere liberata solo se la sua carcerazione diventerà un caso internazionale.

Quella dei due poeti cinesi non è solo una storia di repressione, libertà e impegno civile. È una magnifica storia d’amore tenuta insieme dai gracili fili della poesia. Dal carcere Liu Xiaobo scrisse innumerevoli versi per la moglie. “Una lettera mi basta”, bellissima poesia d’amore, inizia così “Per Xia / una lettera mi basta / per andare oltre e / trovarmi a parlare con te /proprio come il vento che attraversa / la notte…”.