QUELLA DOMENICA DEL ’70 ALLO STADIO

DI GIANLUCA ARCOPINTO

E’ finalmente arrivato un po’ di freddo sulla mia panchina. Roba da ammalarsi, se ci stai da più di un’ora a guardare le poche persone che passano ai margini della vita notturna. E così accadrà: molto facilmente mi raffredderò, mi verrà un po’ di mal di gola e poi il malanno di stagione sfocerà nella tosse, che potrà durare qualche giorno o qualche mese. E’ sempre stato così.
Avevo una gran tosse anche quel 31 gennaio del 1971, quando mio padre, facendo una di quelle quattro cinque cose sorprendenti che ha fatto nella vita nei miei confronti, mi propose di andare a vedere per la prima volta una trasferta della Roma, che giocava a Firenze. Sorprendente perché a mio padre fondamentalmente del calcio non interessava niente e della Roma ancora meno. Sapeva che mi faceva piacere di andare a vedere quella partita, anche perché mi aveva proposto di andarla a vedere con lui mio cugino Giancarlo, che quell’anno mi aveva fatto fare anche il mio primo abbonamento alle partite della Roma. Scoprii qualche anno dopo che quella domenica mio padre mi propose di andare a Firenze malgrado la tosse per non darmi una delusione, senza però farmi andare con mio cugino, di cui non ho mai capito perché non si fidava più di tanto.
Mi ricordo che allo stadio ero emozionato, ma anche un po’ preoccupato perché, l’ho già detto qualche racconto fa, allora le tifoserie non erano divise e noi eravamo circondati da tifosi viola. Qualche fila più in basso e più in là c’era Giancarlo con tre suoi amici. Si erano portati anche lo striscione. Ma intorno a noi e a loro c’erano solo bandiere e cappelletti viola. La partita la racconto come me la ricordo, perché in fondo nella memoria rimane quello che vogliamo e quel che ricordiamo diventa storia e realtà. Mi ricordo una Roma più forte e più padrona del campo. Un gol su rigore di Amarildo. Il pareggio della Fiorentina. Poi la Roma, che era allenata dal mago Helenio Herrera, ritorna in vantaggio. A pochi minuti dalla fine Chiarugi, un’ala della Fiorentina famosa anche perché era molto abile nel cadere in area di rigore, viene probabilmente falciato e provoca un rigore che regala alla Fiorentina il pareggio. Le mani di mio padre si aggrappano un po’ imbarazzate per gli insulti beffardi dei tifosi avversari nei nostri confronti alla rete divisoria del nostro settore con un altro settore. Io sorrido un po’ impaurito. L’arbitro fischia la fine della partita. Un pareggio fuori casa per una squadra di mezza classifica non è male. E pure un pareggio in casa per una squadra che è negli ultimi posti della classifica. Fiorentina – Roma finisce qui.
Fuori dello stadio saluto con il solito abbraccio Giancarlo e mi avvio al treno che mi riporterà a casa con mio padre. In fondo le uniche due cose di quella domenica di troppi anni fa che oggi vorrei poter rivivere. Anche a costo di avere la tosse per sempre.