SICILIA, TRA DEMOCRAZIA ZOPPA E POLITICA MALATA CHI VINCE?

DI RAFFAELE VESCERA

Comunque vada lo spoglio, nel testa a testa tra centrodestra e Movimento 5 stelle, In Sicilia come a Ostia, una cosa è certa, ha vinto l’astensionismo: prossimo al 60% di elettori, sfiduciati, disillusi o emigrati per lavoro senza ritorno, che non si sono recati a votare. “Non cambia mai nulla, sono tutti uguali” è il refrain, il ritornello, mentre tra chi si è recato alle urne emerge una preoccupante ascesa della destra peggiore e una forte speranza di cambiamento indirizzata verso il M5S. In quanto al Pd, ex partito di sinistra ridotto a caricatura di se stesso il suo credito residuo nell’elettorato pende verso il minimo, mentre la sinistra alternativa stenta a decollare.

In Sicilia, per quanto messo alle corde, resiste il blocco storico tra la parte peggiore del Sud alleata a quella peggiore del Nord. I clan elettorali portatori di voti clientelari, in un Sud ridotto all’estrema povertà da uno Stato nordcentrico, hanno ancora facile gioco. Ex grandi elettori di Crocetta passati a Musumeci, sostenuto d inquietanti partiti quali Forza Italia con a capo un condannato a quattro anni per evasione e indagato per fatti di mafia, una lega nord storicamente portatrice di razzismo antimeridionale e prima responsabile del degrado economico del Sud, e Fratelli d’Italia alleato in un’improbabile difesa nazionalista con un partito che sbandiera come slogan un vergognoso ed egoistico “Prima il nord”. Finta alternativa a tale accozzaglia è la coalizione dalla faccia grigia degli alleati Renzi-Alfano, tutto lascia credere che la mala politica italiana fatta di trasformismi e inciuci si sia arroccata nell’estrema difesa del proprio potere. Mentre il M5S che si afferma quale primo partito è il segno di una grande voglia di cambiamento nel paludoso panorama politico.

Se il centrodestra vincerà con il 38% accreditato dagli exit poll, è sicuramente una sconfitta della democrazia, poiché quel 38%, al netto dell’astensione, equivale alla volontà del 15% dei siciliani. Una legge elettorale che avesse previsto il ballottaggio avrebbe dato migliori indicazioni sulla scelta degli elettori per il nuovo presidente dell’assemblea regionale siciliana, ma tant’è.

Tuttavia, ancora una volta, tra pastette e giochi di potere, analizzati fino alla noia da opinionisti televisivi e non, la vera politica è assente. Chi mai ha sentito una sola parola sulla spaventosa situazione sociale creata dallo Stato italiano in Sicilia e in tutto il Sud? Chi mai ha sentito parlare della vergognosa mancanza di ferrovie, di strade, aeroporti e quant’altro che penalizza imprenditoria e turismo? Chi mai ha sentito parlare di una disoccupazione giovanile oltre il 60%, la più alta d’Europa? Chi mai ha sentito parlare di un reddito pro capite al Sud, metà di quello del Nord e più basso di quello greco e portoghese? Chi mai ha sentito parlare di uno Stato che per un cittadino del Mezzogiorno spende il 40% che per uno del Nord in tutti i servizi? Ultimo schiaffo quello sui 209 milioni di Euro di fondi per gli asili statali che destina 90 Euro per un bambino emiliano e 43 per uno campano, o 103 per uno valdostano e 49 per uno siciliano, previsti da una legge appena votata, approvata dai partiti di governo e sostenuta da tutti partiti “nazionali”, M5S compreso. Chi mai ha sentito parlare dei dieci miliardi di Euro di tasse regionali trattenuti illegalmente dallo Stato a danno della regione autonoma siciliana? Chi ha mai sentito parlare della distruzione della produzione agricola meridionale, a tutto vantaggio di olio, grano e agrumi di bassa qualità e bassissimo prezzo e infima qualità per favorire gli scambi commerciali con l’industria del Nord?

Eppure in tanta vergogna la società civile meridionale è più avanti di quella politica. Mentre avanza un sentimento genuinamente meridionalista ma tarda la formazione di un movimento organizzato che ne sappia impugnare i temi, non è da sottovalutare l’altissima percentuale di voti dati al Movimento 5 stelle, voti sensibili al tema dell’onestà e di un nuovo modo di fare politica. Il bicchiere è mezzo pieno, in alto la testa Sud.