STRAGE IN TEXAS. TUTTA COLPA DELLE ARMI E DEL FONDAMENTALISMO RELIGIOSO DEGLI AMERICANI

DI PAOLO DI MIZIO

Sembrerà paradossale, ma non c’è una grande differenza tra la società talebana e la società americana: scavando, alla fine si scopre che entrambe le culture si basano sul fondamentalismo religioso. C’è un fanatismo di fondo che accompagna la società statunitense in quasi tutte le sue manifestazioni e che fa dell’America la cosa più simile anche alle teocrazie come l’Arabia Saudita e l’Iran.

Oggi c’è stata la sparatoria in un paesino sperduto del Texas: 26 morti ammazzati e poi lo stesso sparatore ucciso dalla polizia. Di lui si sa soltanto, nel momento in cui scriviamo, che era un ex militare, giovane, di pelle bianca. Non sappiamo altro sull’identità e sui motivi dello stragista. Ma possiamo già fare alcune riflessioni che esulano dalla cronaca diretta dei fatti.

Se un episodio del genere fosse avvenuto in Italia o in qualunque Paese europeo, le prime dichiarazioni dei politici e delle autorità sarebbero state improntate a un senso laico. Dichiarazioni come: “Il nostro pensiero corre agli abitanti di Sutherland Springs… Un terribile crimine è stato commesso…. L’odio non deve prevalere…..” e via dicendo su questa falsariga, con condoglianze di maniera, nelle quali non sarebbe mai stato nominato Dio o un tema religioso.

In America invece tutte le dichiarazioni ufficiali sono improntate a un elemento religioso e ispirate alla religione, come sempre avviene negli USA nei momenti più tragici o solenni della vita pubblica (per i momenti solenni ma non tragici, ricordiamo l’immancabile invocazione finale di ogni discorso politico: “God bless America”, Dio benedica l’America).

Per tornare alla strage di oggi in Texas, riporto qui di seguito testualmente le prime dichiarazioni.

Il Presidente Donald Trump in un tweet: “Possa Dio assistere la gente di Sutherland Spring. Le forze dell’ordine sono sul luogo…”

Il governatore del Texas Greg Abbott via Twitter:“Le nostre preghiere vanno a tutti coloro che sono stati colpiti da questo gesto malvagio. Il nostro ringraziamento alle forze dell’ordine”.

Il procuratore Generale Ted Paxton: “I pensieri e le preghiere di tutti i texani sono con la gente di Sutherland Spring. Il mio ufficio è pronto a dare ogni assistenza possibile. Per favore unitevi ad Angela e me [chi è Angela? La moglie? E che c’entra?] nel pregare per coloro che sono stati colpiti da questa orribile sparatoria”.

Il senatore texano Ted Cruz, già aspirante bocciato alla nomination per la Casa Bianca: “Teniamo nelle nostre preghiere tutti coloro che sono stati colpiti a Sutherland Springs e siamo grati ai coraggiosi uomini delle forze dell’ordine che per primi sono intervenuti”.

Insomma, non c’è dichiarazione che non si vesta di ispirazione religiosa fin dalle prime parole. Se facessimo una raccolta delle dichiarazioni ufficiali in altri casi analoghi di tragedie nazionali americane, troveremmo le stesse formule, gli stessi stereotipi, le stesse frasi, lo stesso stampo improntato al senso religioso.

E non ditemi che questo sia dovuto a cause linguistiche, ossia a un registro linguistico e retorico tipico della lingua inglese. Non è così. In simili circostanze in Inghilterra o in Scozia o perfino nella cristianissima Irlanda, la retorica o la gergalità d’uso avrebbe fatto ricorso a formule diverse, come: “Siamo oltraggiati (outraged) da questo gesto di follia ….Siamo devastati (devastated) dal dolore per la gente di Sutherland Spring….” e via dicendo. E difficilmente nelle dichiarazioni di uomini politici e autorità pubbliche si potrebbe trovare con così sistematica frequenza la parola “Dio” o “preghiere” o comunque un riferimento di tipo religioso o fideistico.

Tutto questo per dire, e anzi per confermare, che la società statunitense è ancora oggi legata alle radici, ossia a quei primi colonizzatori inglesi che furono i cosiddetti padri pellegrini, una comunità calvinista tanto estremista da essere definita ‘puritana’ e da essere perseguitata in patria per le proprie vedute religiose eccessivamente rigorose e fanatiche. Quella piccola comunità approdò nel New England nel 1620 a bordo della Mayflower e creò lo stampo iniziale su cui si conformò tutta la colonizzazione del Nuovo Mondo, nella sua parte settentrionale e anglosassone.

Ebbene, quel cordone ombelicale con i padri pellegrini non si è mai spezzato, dal punto di vista sociologico. La conquista del continente nord americano, la marcia verso il “selvaggio West”, lo sterminio brutale delle popolazioni aborigene (i cosiddetti indiani d’America), avvennero con il Winchester in una mano e la Bibbia nell’altra.

L’America di oggi può sembrare un’altra cosa: in fondo è la società che ha inventato la rivista Playboy, la società dove fiorisce la maggiore industria mondiale del porno, la società dove si divorzia in meno di 24 ore. Tutto questo, e altro, fa parte delle contraddizioni insite in ogni cultura.

Ma è anche la società che negli ultimi 70 anni, dalla fine della seconda guerra mondiale, ha scatenato un numero senza precedenti nella Storia di guerre e invasioni. È la società dove le ‘folli sparatorie’ e il numero dei morti ammazzati a colpi di arma da fuoco non trovano l’eguale in alcun altro Paese del mondo.

È, in due parole, una società che ancora oggi procede nella sua marcia con il Winchester (o il Kalashnikov) in una mano e la Bibbia nell’altra.

E badate, quando si dice Bibbia, in America, si intende non tanto il Vangelo – portatore di un messaggio d’amore e solidarietà – ma piuttosto il Vecchio Testamento, ovvero quella raccolta di racconti, leggende, miti e fanatismi del popolo ebraico, piena di massacri, brutalità inaudite, stragi e genocidi commissionati direttamente dall’Onnipotente, “Signore dei cieli e degli eserciti”, che arriva ad ordinare al suo popolo di distruggere il nemico assassinando anche le sue donne e i suoi bambini e lasciando che i cani ne mangino i cadaveri.

È questo il libro sacro che ispira il fanatismo della cultura statunitense e che, nelle conseguenti dinamiche sociali, funge ora da giustificazione degli atti più violenti, ora da conforto per i lutti causati da tali azioni, esattamente alla pari di altri testi sacri nelle altre “religioni del libro”.

In definitiva, la società nord americana esprime un tasso di fanatismo religioso che, con le dovute differenze, si riscontra al mondo solo in Paesi teocratici come l’Arabia Saudita e l’Iran.

I governanti europei sembrano non aver mai riflettuto su questo. O se invece ci hanno riflettuto, sono troppo miopi e pavidi per trarne le conseguenze. Ma questo non ci meraviglia affatto.

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