PARADISE PAPERS: NELL’ELENCO C’E’ ANCHE LA REGINA ELISABETTA. CORBYN VUOLE CHE SI SCUSI DAVANTI AI SUDDITI

DI ROBERTO BALANZIN

Un enorme “leak”, una grandissima fuga di notizie, tredici milioni di documenti ottenuti dal giornale tedesco “Suddeutsche Zeitung”, e poi condivisi con il Consortium of Investigative Journalist, (il gruppo che aveva già lavorato ai Panama Papers) che svelano investimenti in paradisi off-shore di migliaia di imprenditori, politici e grandi aziende come Apple, Uber o Nike.

La regina d’Inghilterra, Bono, Madonna, George Soros, La regina di Giordania, Paul Allen (Co-fondatore di Microsoft), Wilbur Ross ( Segretario al commercio del Governo Trump); tanti sono i grandi nomi legati ad una fitta ragnatela di società off-shore distribuite nei più noti paradisi fiscali del mondo.

Ma cosa sono le società off-shore?

Sono società estere che hanno sede in paesi dove non si pagano tasse sui profitti e dove la segretezza rispetto l’identità dei titolari è massima. Se dichiarate al fisco e alle autorità nazionali, è assolutamente legale detenere società off-shore ma la loro estrema segretezza e riservatezza rispetto ai propri clienti le ha portate nel tempo ad aprire, spesso, le proprie porte a personaggi come trafficanti di droga, riciclatori di denaro sporco, politici corrotti.

Si scopre così che Madonna detiene, indirettamente, azioni di una società di forniture mediche e che Bono degli U2 possiede quote di una società Maltese che, dalle carte, risulta abbia investito in un centro commerciale in Lituania; ci tengono a puntualizzare, i suoi portavoce, che il cantante Irlandese era “un investitore passivo di minoranza”.

Elisabetta II avrebbe investito un’ingente somma, 10 milioni di sterline, nelle Isole Cayman mentre l’attuale Segretario al Commercio Americano, Wilbur Ross, gestirebbe affari che hanno legami con il genero del Presidente Russo Vladimir Putin, come se il Governo Trump non avesse già fin troppi motivi d’imbarazzo; e, infatti, ne ha uno in più e il suo nome è Yuri Milner personaggio sconosciuto ai più ma che all’apice della sua carriera deteneva quote di mercato pari all’8% di Facebook e al 5% di Twitter, investimento che, oggi, grazie ai documenti del Paradise Papers, sappiamo che fu finanziato dal Cremlino.

Ma che legame ha Yuri Milner con l’attuale presidente degli Stati Uniti d’America?

Ad oggi Milner possiede delle quote nella società di cui è co-fondatore Jared Kushner, genero di Donald Trump e attuale consigliere della Casa Bianca, implicato nell’inchiesta “Russiagate” ; un intreccio ambiguo di interessi che parte nel maggio 2009, quando una delle compagnie di Milner acquista 200 milioni di dollari in azioni di Facebook, operazione supportata dalla Gazprom Investholding, finanziaria di Gazprom, il gigante del gas controllato proprio dal Governo Russo.

Nel 2011 è il turno di Twitter dove Milner investì ben 380 milioni di dollari ma non senza l’aiuto della VTB, una delle banche più grandi della Russia, controllata per il 61% dal Cremlino.
Non risultano, attualmente, collegamenti rispetto a tali investimenti e l’ipotesi di interferenze russe nelle elezioni del 2016 ne si può parlare di una strategia di Mosca finalizzata ad ingerire nella politica americana.

Dopo i Panama papers, un altro scandalo finanziario investe i big del mondo, creando non poco imbarazzo. Nonostante gran parte dei personaggi coinvolti abbia minimizzato la propria posizione rispetto all’inchiesta, molti sono gli interrogativi che rimangono e che animeranno l’opinione pubblica.

Non sono mancate reazioni nel mondo della politica rispetto allo scandalo e nel Regno Unito Jeremy Corbyn, leader dei laburisti, chiede che la Regina si scusi pubblicamente; “God save the Queen” verrebbe da dire.