RAGGI, FISSATA AL 9 GENNAIO 1^ UDIENZA PROCESSO PER FALSO

DI CHIARA FARIGU

Un amaro risveglio quello odierno per il M5S. Neanche il tempo di assaporare quel 34, 6% ottenuto alle votazioni siciliane che una nuova tegola si abbatte su di loro. E’ stata fissata per il 9 gennaio la 1^ udienza preliminare per la sindaca di Roma Virginia Raggi per la quale la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di falso. Un procedimento giudiziario che viene a cadere in piena campagna elettorale per le elezioni politiche che potrebbe avere un effetto boomerang sull’intero movimento che si pone ambizioni di governo.

La vita da 1° cittadino per Virginia Raggi non è stata mai semplice. Sedere sullo scranno del Campidoglio le ha portato più spine che gratificazioni. Fin dall’ esordio, il suo operato è stato passato al setaccio da quanti si aspettavano una rivoluzione stellare, o meglio pentastellata. Una rivoluzione che non c’è stata, perché Roma ha troppi problemi da farsi perdonare. Che vengono da lontano, certamente, ma che avrebbero dato grattacapi anche a politici esperti e navigati, figurarsi a chi come lei, si affacciava per la prima volta alla ribalta della “cosa pubblica”. Sostenuta da un movimento che si era proposto di aprire il Parlamento come una scatola di tonno. Ma che poi ha dovuto fare i conti con uno status quo fin troppo radicalizzato e poco avvezzo ai cambiamenti.
Chiedere al potere di riformare il potere, che ingenuità”, sosteneva Giordano Bruno a suo tempo che già sapeva come funzionavano le cose. E come, a distanza di secoli, continuano a funzionare.

La voglia di cambiamento della giunta Raggi è stata accompagnata da numerose ingenuità di valutazione, a cominciare dalla scelta dei suoi collaboratori. Un via vai di assessori ne ha impedito quell’avvio sereno auspicato che, unito a quel voler puntare pervicacemente su persone cosiddette di fiducia ha finito per rivelarsi una mossa sbagliata, anzi deleteria per la sua amministrazione. Dapprima con la Muraro, ex assessore all’ambiente poi con Marra e Romeo, rispettivamente Capo del personale e fedelissimo consigliere il 1°, ex capo della Segreteria della Raggi il 2°.

I guai per Virginia cominciano da subito. A darglieli sono proprio i suoi uomini di fiducia. Romeo, che in seguito ad una delibera della giunta dapprima funzionario con 39 mila euro annui diviene capo segreteria della sindaca con 120 mila, triplicando tout court il già considerevole stipendio, e Marra finito agli arresti per corruzione con l’immobiliarista Scarpelli, in seguito ad un’indagine per tangenti nella capitale.
E’ con Raffaele Marra che dovrà comparire il 9 gennaio davanti ai giudici. E difendersi dall’accusa di falso. Secondo la Procura la sindaca avrebbe mentito alla responsabile anticorruzione del Campidoglio e non avrebbe impedito al suo ex braccio destro Marra di partecipare alla procedure di nomine del fratello Renato alla direzione Turismo del Campidoglio. In breve, alla responsabile Mariarosa Turchi avrebbe riferito di aver agito per quella nomina in piena autonomia, mentre in chat accusava lo stesso Marra di non averle detto la verità sui compensi percepiti dal fratello Renato, dimostrando in tal modo che a gestire la procedura della nomina fosse stato lui e non lei “in piena autonomia”. Da qui l’accusa per Marra di aver agito in conflitto d’interessi e abuso d’ufficio.

Una gatta da pelare per Virginia ma soprattutto per l’intero movimento che l’ha sempre sostenuta ed ora si troverà con questo fardello a pesare sulla campagna elettorale. Lei continua a dichiararsi serena, sicura di uscirne ancora una volta a testa alta. Ai giudici il compito di accertare la veridicità dei fatti.

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