BILL DE BLASIO RIELETTO ALLA GUIDA DELLA GRANDE MELA

DI VINCENZO SODDU

Bill De Blasio, il sindaco della Grande mela, eletto a sorpresa il 1° gennaio del 2014 con una campagna elettorale incentrata sulla necessità di far pagare più tasse ai residenti ricchi per finanziare gli asili nido e il salario minimo, non solo non lascia ma addirittura raddoppia. È, in questo, il primo sindaco democratico in 32 anni a ottenere un secondo mandato consecutivo a New York. E attacca. Rivolto al suo vero avversario, il Presidente Trump, su twitter gli ha lanciato un vero e proprio messaggio di sfida: “Non puoi sfidare i valori di New York e vincere. Se sfidi i valori della tua città, quella contrattacca”. Come dire che se in un futuro dovesse esserci un nuovo corso rispetto alla sua asfittica politica interna, quello sarà lui, il cinquantaseienne italo-americano originario del Beneventano. E lo ha chiarito nel suo secondo discorso di insediamento, quando ha ribadito che i valori su cui lui fonderà ancora una volta la sua politica saranno la difesa del sistema sanitario e dei diritti degli immigrati. Anche perché immigrato, forse, si sente un poco anche lui, italiano da parte di madre, marito di una poetessa afroamericana con cui fece il viaggio di nozze a Cuba nonostante l’embargo, e che arriva a battezzare il figlio, dall’inconfondibile chioma anni Settanta, con il nome di Dante.
Cresciuto nelle scuole italiane, Bill De Blasio si è specializzato in Affari Internazionali alla Columbia University, ed è entrato in politica con idee chiaramente socialiste, rinvigorite ancora una volta dall’opposizione con il Presidente repubblicano di turno, l’ex attore Ronald Reagan, all’epoca fautore della lotta contro i sandinisti in Nicaragua. Successivamente consigliere di Clinton, e dirigente della campagna elettorale del 2000 per il Senato di Hillary, ora si definisce esponente dell’ala sinistra del Partito Democratico, liberal e progressista, e più che mai appare come il naturale successore di una politica sociale che ha visto nei due ex colleghi newyorkesi gli ultimi suoi esponenti.