COSA E’ RIMASTO DEGLI IDEALI DI UGUAGLIANZA E GIUSTIZIA, CHE HANNO MOSSO LE STELLE

DI FRANCESCA DE LUCA

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Ho cominciato a lavorare con i richiedenti asilo quasi sette anni fa, quasi per gioco, come insegnante di italiano L2 volontaria. Poi ho iniziato come operatrice sociale, anche in questo caso frutto del destino. E ho da subito amato questo lavoro. Nonostante le notti insonni, la rabbia, le discussioni, gli arrivederci e gli addii. Poi ho smesso per un po’. Quando ho ricominciato ero così felice che ho pianto. Ero egoista, forse, ma amavo quello che facevo, amavo fornire e acquisire strumenti, vedere come le persone potessero “crescere” insieme, imparare da e con loro, viaggiare attraverso i loro racconti.
Amavo passare del tempo con loro a bere tè.
In fondo amavo anche le loro polemiche perché erano un terreno di confronto interessante, che forniva sempre utili spunti di riflessione, per me e per loro. Tutto era stimolante, anche le anziane signore spaventate, che dopo qualche mese invitavano i ragazzi a bere un caffè in casa propria o ti chiedevano notizie quando loro se ne erano andati.
Perfino le lacrime di stanchezza e nervosismo.
E per un periodo ho davvero creduto che potesse funzionare. Ho davvero pensato che avremmo potuto farcela, che lavorare con passione fosse una condizione sufficiente al successo, che l’inclusione sarebbe diventata una prassi quotidiana che non avrebbe più richiesto l’intervento di nessuno.
Si lavorava per spianare una strada. Poi tutto è cambiato. Il ruolo di responsabile non aiuta, ma non è solo quello. Sono cambiati un po’ loro (alcuni di loro) più chiusi dei loro sguardi impenetrabili, con il senso dell’essere trafficato e la diffidenza tatuati addosso come cicatrici che non si rimarginano mai e continuano a sanguinare. Anche, talvolta, con la spavalderia di chi crede che tutto sia dovuto (questo, purtroppo, è internazionale). Sono forse cambiate le Istituzioni, sempre più pavide, o perfino colpevoli talvolta di istigazione all’odio. È cambiata l’aspettativa, tu che eri chiamato a tessere relazioni ora sei invitato a improvvisarti investigatore. E’ cambiato il tessuto sociale, che da ostile al primo impatto è diventato irrimediabilmente crudele, verso tutti. Verso chi chiede aiuto e verso chi lo fornisce.
Ora, su quella strada che tanto avevamo faticato a spianare, qualcuno si prodiga a gettar macigni.
Oggi, nel centenario della rivoluzione di ottobre mi domando cosa sia rimasto di quegli ideali di uguaglianza e giustizia, di quelle idee di internazionalismo che hanno mosso le stelle. Oggi leggo insulti, offese gratuite, una cattiveria che evidentemente è sempre esistita ma forse veniva nascosta per vergogna ed ora viene invece ostentata, come fa un pavone con la sua ruota.
Oggi ho suscitato una citazione da “Il mestiere di vivere”.
Già, perché quando il senso di impotenza ti attanaglia il tuo dolore ha il suono di un tuono.
E vorrei poter dominare il tempo, e tornare a bere tè.

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