GALLI DELLA LOGGIA: “CONSIGLIERI REGIONALI PUGLIESI IGNORANTI”. PERCHÈ, FORSE, LEGGONO I SUOI LIBRI?

DI PINO APRILE

Ernesto Galli della Loggia è una garanzia: non si smentisce mai. In trasferta in Puglia (prima i bersaglieri, poi lui… Avremo mai pace?), ha detto che i consiglieri regionali sono ignoranti e si chiede se abbiano mai letto un libro; altrimenti, non si spiega come mai sia stata approvata la proposta di istituire il Giorno della Memoria per le vittime meridionali del modo in cui è stata unificata l’Italia.
L’eleganza dialettica di Loggia  è nota. Ma talvolta autolesionista, perché i consiglieri regionali pugliesi, gli svelo una cosa che tenevo per me, sono accaniti lettori. E le loro decisioni sono proprio conseguenza delle loro letture, chi se lo sarebbe mai creso, dinanzi a tanta ignorantità! E mo’, chi glielo dice a Galli della Loggia che i consiglieri regionali pugliesi sono accaniti lettori dei suoi libri, il che li ha indotti ad approvare il Giorno della Memoria, all’unanimità (meno due che, forse, leggono altro)? A proposito, dovesse il prof andare in Basilicata, non dimentichi di chiamare ignoranti pure i consiglieri regionali lucani, che approvarono una mozione identica, addirittura per primi (loro leggono anche gli articoli di Galli della Loggia). Volendo, potrebbe aggiungere un “buzzurri”…, non so, faccia lui, tanto sono suoi lettori.
L’Unità d’Italia “poteva essere fatta solo così”, dice lui, e cita anche Gaetano Salvemini. Quindi, tiriamo le somme e traduciamo il pensiero (smettetela lì in fondo…) di Galli della Loggia: se qualcuno ha deciso che si deve fare l’Italia unita, non si può aspettare che gli italiani siano convinti e d’accordo. Chi c’è c’è, e chi non c’è lo si fa fuori, e basta con queste menate di Cattaneo che voleva l’Italia federale, eccetera. Chi vince ha ragione, punto.
A questo punto, di solito, c’è chi tira in ballo “i meridionali che si sono sacrificati per l’ideale”. A parte che erano poche centinaia su nove milioni e mezzo scarsi di abitanti del Regno delle Due Sicilie; ma agli idealisti hanno fatto fare quasi sempre una brutta fine; i tanti paraculisti, invece, con l’adesione in tempo utile al progetto sabaudo, si costruirono ricchezze colossali a spese dei loro compaesani, derubandoli delle terre demaniali, di beni ecclesiastici e privati, spesso ricattandone i proprietari con minacce di deportazione, carcere, fucilazione sul posto. Gli eredi di quelle fortune lorde di sangue, campano alla grande ancor oggi e taluni, con supremo sprezzo della decenza, si propongono quali maestrini di meridionalismo e patriottismo (con i beni, pare si erediti anche il paraculismo).
E poniamo pure che Galli della Loggia parli delle orribili necessità della storia, che procede per massacri, disastri, tragedie. Come dire: l’Italia “poteva essere fatta solo così”: è successo tante volte, nei secoli e in tutto il mondo; poi, quello che conta, è cosa ne resta: a noi un Paese diviso (“unito” significa altro: rispetto reciproco, diritti e treni per tutti), ma che gioca come “uno” sulla scacchiera internazionale. Il che piace molto agli storici: semplifica il loro lavoro.
Ma è proprio qui la questione, parliamoci seriamente, professore: come lei sa meglio di me, la storia è la versione dei fatti fornita dal vincitore. E gli storici ne sono gli estensori. E non intendo che siate al servizio cieco (c’è chi lo fa, ma questo vale in tutti i campi); intendo che siete abituati a occuparvi di vincitori e, appena uno di loro viene sopraffatto, esce dal vostro cono di luce, perché l’attenzione si sposta su chi lo sostituisce. Se è vero che si somiglia a quel che si fa, voi (parlo di quelli in buona fede) finite per aderire alle vicende e quasi sempre alle ragioni del vincitore, per interesse professionale.
Le faccio una brutta domanda, solo per semplificare la cosa: se Hitler avesse vinto e l’Europa unita fosse la sua, cosa ci racconterebbero le cattedre europee di storia? E cosa scriverebbero di chi parlasse dei suoi massacri necessari al compimento dell’impresa? Ma sarebbero storici nazisti… Certo; e tutti i docenti italiani meno una dozzina (incluso qualche pensionando) presero la tessera del partito.
Per questo, si dice che dei vincitori si occupano gli storici e dei vinti i romanzieri (non essendo il nostro universo perfetto, per fortuna ci sono anche alcuni storici che si occupano dei vinti e non so dirle quanti romanzieri abbiano scritto su Alessandro Magno; però, su Garibaldi, forse sì…). Sapete dirci molto sulla vita e i nomi dei faraoni che fecero le Piramidi, poco su quelli di chi pose i massi uno sull’altro o ne fu travolto.
Le vite dei vinti, la tragedia di scoprire di non essere previsti nel mondo avvenire, la distruzione delle loro comunità, delle idee, ordini e relazioni che erano importanti, prezione per tanti. Lauretta D’Onghia aveva 17 anni, uccisa, perché innamorata di Pasquale Domenico Romano, fatto a pezzi, perché combatteva per il Paese e la bandiera a cui aveva prestato giuramento. Ma erano dalla parte sbagliata. E lui fu chiamato “traditore”; se avesse tradito la sua divisa, ce lo avreste indicato come “patriota”. Perché il vostro punto di vista è quello del vincitore.
Le faccio un’altra domanda, prof (giuro, serena, non voglio essere ironico o cosa): mi spiega perché, dei vinti della storia turca, vedi gli armeni, non si occupano storici turchi? E perché, se vuoi sapere qualcosa dei vinti della nostra storia, meglio leggere testi dei suoi colleghi inglesi, o l’ultimo Davis (ma quelli a voi non piacciono, a giudicare dalle non-recensioni, e peggio ancora dalle recensioni: una per tutte, quella “contro” Duggan)?
Insomma, non le sembra che il vero argomento di cui si discute andrebbe considerato alla luce del fatto che gli storici accademici sono, in generale, “iscritti” nella storia cui appartengono e che sono più liberi quando narrano quella degli altri?
Il Giorno della Memoria, professor Galli della Loggia, è un atto di onestà a quei vinti che la nostra storia ancora dimentica o diffama (possibile che terroni e Borbone non avessero mai fatto una cosa buona che fosse una e che persino quelle che sembrano buone, “in realtà” non lo siano e vengano rese come caricature?). Erano parenti nostri, portiamo i loro nomi, abbiamo scoperto il loro dolore e, come il 2 novembre, vogliamo un giorno per ricordarli; pregare per loro, chi crede e sa farlo; discuterne insieme, eredi di vittime e carnefici, perché di entrambi siamo figli.
Lei parla di libri non letti. Di sicuro ne mancano tanti pure a lei. Ma uno, in particolare, anche se mi sembra difficile che lo abbia evitato. Sono più propenso a credere che non ne abbia colto il senso vero, profondo, anche se pare incredibile: La Storia, di Elsa Morante.
Sempre quella, ma dalla parte dei vinti. Finché si tratta di Useppe e sua madre, vittime anonime e universali, la cosa è accettata. Appena i nomi diventano veri: Concetta Biondi, Angelina Romano, ‘nu surdat ‘e Gaeta o uno moribondo per tubercolosi costretto a salire a piedi a Fenestrelle e spirare, ecco che scatta la reazione, a difesa della storia l’altra, quella dei vincitori.
Prima di chiamare qualcuno ignorante, veda di non ignorare.