LA TRISTE FINE DEGLI EREDI DEL PCI

DI MICHELE PIZZOLATO

Chi pensa che Renzi faccia un passo indietro non ha capito nulla. Il PD renziano è avviato a diventare un partito del 14-15%: un PSI craxiano, seguendo la parabola Berlusconiana. E se oggi molti celebrano il successo Berlusconiano – mentre per logica dovremmo celebrarne la disfatta visto che FI prende il 15%, dimezzando i suoi voti rispetto ai tempi d’oro – lo fanno perchè sanno che Berlusconi può contare sui voti di Renzi e viceversa: simul stabunt, simul cadent.

Bersani, Veltroni, Fassino, avevano – assurdamente – a cuore la ditta anche più degli elettori; se perdevano si dimettevano davvero e non si ricandidavano, accettavano ruoli di padri nobili, o ministeri sotto altre guide. Renzi, non ha a cuore nè ditta, nè elettori, ha ben chiaro cosa serve per mantenere il proprio potere personale:
– con la sua azione ha ristretto la base elettorale del PD espellendo o marginalizzando progressivamente qualsiasi avversario o posizione interna. Ha portato il PD ad essere un fan club renziano…
– in un partito più piccolo Renzi domina, ha delle fiches da giocare sul tavolo dell’accordo di governo col suo modello e alleato, Berlusconi.

Oggi all’interno del PD si levano brontolii, ma ad una prova congressuale Renzi prende il 70%: perchè gli elettori e gli iscritti non renziani sono già andati via. Gli oppositori interni, i geniali Franceschini, Orlando, Cuperlo, Minniti e compagnia hanno dato in mano a Renzi con il Rosatellum le chiavi delle candidature alle prossime politiche… consegnandosi mani e piedi legati a Renzi. E le prospettive degli scissionisti sono l’irrilevanza, Sicilia docet.

Il futuro prossimo del PD renziano è quello di un partito satellite del centrodestra Berlusconiano, un partito del 10-15%, che pretenderà qualche ministro. Tristissima fine per quelli dovrebbero essere gli eredi del PCI…