“THE DEUCE” IL PORNO E L’AMERICA INNOCENTE

DI LEONARDO JATTARELLI

C’è soprattutto il graffio di George Pelecanos in quel bordello a cielo aperto sulla 42ma strada, tra Broadway e l’Ottava, l’ormai celebre The Deuce d’asfalto coniato negli anni Settanta, ricreato per la serie omonima targata HBO in onda ogni martedì su Sky Atlantic HD. C’è l’ossessione per il marcio e la costruzione di personaggi dentro e fuori dal tempo, comune agli amici del grande scrittore Usa: i fratelli Coen e il John Woo di The Killer, rafforzati dal coraggio del produttore David Simon (osannato per The Wire) e dall’abilità della sceneggiatrice Nina K. Noble. Questi i titoli di testa.
UN UNIVERSO
Poi entri di schianto in quell’universo anni Settanta dominato da un cielo buio che scende su New York come un’eterna, enorme latrina felliniana, tra rossetti sbavati, carne strizzata in collant smagliati, stanzette maleodoranti che s’arrampicano su scalette antincendio con materassi in terra tagliati per coca nascosta a dovere; t’affacci nel bar a Times Square di Vincent Martino (James Franco) dove ogni tanto s’azzarda Frankie, suo fratello gemello (lo sdoppiamento di Franco è fantastico) inseguito da cravattari senza scrupoli, crocevia d’incontri tra i magnaccia e le loro puttane: Darlene, Lori, Ashley e lei, Candy (Maggie Gyllenhaal),che vuole ancora sentirsi libera e autogestirsi senza l’invadenza di squallidi protettori. Lì si combatte una guerra tra poveri, compresi gli sbirri alcolizzati capeggiati dall’agente Flanagan che pensa soltanto a rimediare qualche sveltina. Un po’ più in là, in Vietnam, ci si squarcia in una guerra di potere già persa in partenza; Reggie e Cee Cee, i due pappa neri seduti alla stazione centrale, hanno capito già tutto: «Nixon, è un pappone pure lui. Spaventa i vietcong agitandogli davanti agli occhi la bomba atomica, ma mica la sgancia! E così facciamo noi: terrorizziamo le puttane per farle stare zitte ma alla fine non abbiamo il coraggio né l’interesse a farle fuori».
Gli albori del porno raccontati in The Deuce diventano i titoli di coda del sogno americano, la parte più nauseabonda generata dall’antipotere del New Deal kennediano che non ha saputo neanche assolvere come dio comanda al suo compito di mafia onnipotente. Tanto che l’enorme business dei corpi ammucchiati su pellicole super8, la mafia non saprà neanche gestirlo. Ma l’altra lettura del serial è quella più affascinante: «Quell’età squallida era anche un’età innocente, era l’ora di Gola Profonda – racconta Pelecanos – dove si cercava di mettere l’arte anche nell’impossibile». Niente cultura botulinata, niente culi e tette gonfiate («Abbiamo dovuto rifiutare centinaia di attori – dice ancora lo sceneggiatore – a cominciare da quelli con i corpi palestrati e dalle donne senza peli lì sotto»).
GIUSTIZIERE
In qualche modo, quegli anni, quelli di Travis Bickle il giustiziere del Taxi Driver di Scorsese, furono, a loro insaputa, rivoluzionari. Uno dei più grandi registi di porno anni 70 scomparso due anni fa, Lasse Braun, si accalorava durante una nostra intervista: «Di quegli anni, a Copenaghen, ricordo le femministe danesi che sono venute a complimentarsi con me per aver mostrato nei miei film come si faceva quel sesso orale del tutto sconosciuto alle donne normali… Si pensava in modo rivoluzionario e anche i miei primi film muti da 10 minuti che vendevo per corrispondenza da Stoccolma, erano un modo diverso di inquadrare, di cucire storie rispetto ai volgari prodotti dell’industria cinematografica convenzionale. Creavo io – ci raccontava ancora – quelle scatole di filmini con bellissime foto a colori dal design ben studiato e dietro ci mettevo una mia fotografia con firma. Andavano a ruba».
The Deuce non ha bisogno di essere supportato da una struttura drammaturgica; procede per quadri che talvolta sono solo istantanee, altre delle flashate fulminanti impastate in quel colore troppo colore del vecchio technicolor che si adattava perfettamente ai pornofilmini fatti in casa. C’è la grassa Darlene, prostituta di colore affondata in un divano, che si commuove con il suo anziano cliente mentre guarda in tv un bianco e nero de Le due città di Jack Conway; e sull’altro fronte, la celebre zuppa di patate Campbell che diventa gioco perverso sul set dell’improbabile Il buongiorno si vede dal vichingo. In Italia, il primo episodio su Sky (ora siamo al quarto) nei sette giorni ha ottenuto un ascolto di 255 mila spettatori medi; quasi il doppio di Vinyl firmato da Scorsese. Gli Stati Uniti (dove la serie è terminata il 29 ottobre) hanno esaltato The Deuce, con un debutto di ascolti di 2,2 milioni di spettatori. Un affollamento, a dispetto del solitario, vecchio locale senza prostitute sbeffeggiato da Vincent-James Franco: «Questo bar è più morto di Bob Kennedy».
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