VENEZIA, DELRIO: “GRANDI NAVI VIA DAL BACINO DI S.MARCO”.PER FERMARSI DOVE?

DI ANNA LISA MINUTILLO

Le grandi navi non passeranno più a Venezia dal canale della Giudecca e dal bacino di San Marco. Questo è quanto ha dichiarato il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, fornendo anche rassicurazioni sulla tempistica che prevede un arco di 3/4 anni, prima che le stesse andranno a Marghera. Il provvedimento riguarda tutte le navi oltre le 55mila tonnellate di stazza. Delrio, prosegue la sua dichiarazione aggiungendo inoltre : “nuovi criteri che tengano conto di tutte le variabili architettoniche paesaggistiche ambientali per preservare al massimo la laguna”.
“A regime – ha quindi precisato il ministro – le grandi navi andranno tutte nel canale nord di Marghera”. Delrio ha spiegato che non ci sono interferenze con il traffico commerciale. “Le due realtà possono coesistere in questa fase transitoria fino a quando il terminal di Marghera sarà attrezzato, metteremo in campo una nuova determinazione dell’autorità Marittima per disciplinare il traffico temporaneo con nuovi criteri che tengano conto di tutte le variabili architettoniche paesaggistiche ambientali per preservare al massimo la laguna. Continuiamo a studiare ed esplorare la possibilità di sfruttare gli attuali canali perché non se ne scavano di nuovi”.
Positivo il commento del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. «#GrandiNavi: soluzione condivisa con RegioneVeneto e #Governo. Grande risultato dei cittadini veneziani», è il suo tweet al termine del Comitatone. «Sono molto soddisfatto per la soluzione trovata, perché tiene conto del lavoro derivante dall’indotto delle navi da crociera che assolutamente non potevamo perdere. Siamo contenti della soluzione del canale Vittorio Emanuele, se ci sarà o meno bisogno della via lo vedremo con la legge». Per il Comune di Venezia, conclude, «basta che sia chiaro all’Unesco e a tutto il mondo che noi abbiamo una soluzione alle grandi navi in laguna, condivisa con la Regione e il Governo».
Anche il Governatore del Veneto Luca Zaia non ha fatto mancare il suo commento a riguardo infatti dichiara che : «Finalmente c’è un piano di lavoro per le grandi navi fuori dalla Giudecca e dal bacino di San Marco». Il voto all’unanimità è stato quindi accolto positivamente (contrario solo il sindaco di Chioggia). L’importanza sia dal punto di vista turistico per i milioni di passeggeri che visitano Venezia ma anche per l’aspetto economico e del lavoro, per tutti coloro che svolgono attività in questo settore sono stati sottolineati . «La Marittima – ha rilevato Zaia – sarà destinata ad accogliere il turismo luxury che porta valore».
Non mancano però all’appello anche le preoccupazioni degli ambientalisti in merito agli scavi di nuovi canali in una laguna già segnata dal pesante squilibrio introdotto dai petroli e dalle altre manomissioni dell’ecosistema, e dei sindacati, sulla torsione in chiave turistica dello sviluppo di Porto Marghera, sulla compresenza dei traffici commerciale, industriale e turistico, sulla vicinanza di impianti rischiosi, «non risultano affatto superate dalle rassicurazioni verbali che accompagnano la decisione del Comitatone di trasferire progressivamente le grandi navi da crociera a Marghera». Questa la replica del Presidente della Municipalità di Marghera e ambientalista Gianfranco Bettin. «Sembra più una scelta dettata dalla volontà di prendere finalmente una decisione, piuttosto che di prendere la decisione davvero giusta – conclude -. Una scelta, quest’ultima, che dovrebbe in primo luogo dimostrare di saper rispondere a quelle preoccupazioni, che sono anche le nostre.
Le dichiarazioni di Delrio non appaiono nuove e giungono dopo cinque anni dal decreto Clini-Passera che aveva imposto lo stop al transito di questi “giganti” del mare a due passi dagli storici palazzi del capoluogo lagunare. Infatti in questo arco di tempo il transito dei transatlantici con a bordo il carico di migliaia di turisti, non è cessato, causando notevoli danni alle fondamenta e all’ecosistema. Molti altri ministri hanno dato annuncio che il traffico sarebbe stato dirottato lontano dal cuore più sensibile di Venezia. Per quasi dieci anni (dal decreto che le aveva messe fuorilegge), il via vai delle imbarcazioni non cesserà, perché l’arrivo fino a Marghera potrà essere garantito solo da importanti lavori di scavo dei canali già esistenti.
Dichiara Luciano Mazolin del Comitato No Grandi Navi : “Dalle prime indiscrezioni che giungono da Roma sembra che l’avevamo vista giusta. I distruttori della Laguna vogliono continuare con le loro opere assurde e devastanti” e prosegue : “Vogliono approvare la peggiore soluzione possibile, con attracchi a Porto Marghera per le navi da crociera più grandi (che oggi non entrano in Laguna) e per le altre navi da crociera (superiori alle 40.000 tonnellate di stazza) il passaggio attraverso il canale Vittorio Emanuele per arrivare ancora in Marittima”. Secondo il parere degli ambientalisti, questa soluzione, se realizzata, avrà effetti devastanti sull’equilibrio lagunare, penalizzerà la portualità commerciale e la vocazione industriale e manifatturiera di Porto Marghera, ma avrà anche “oggettivi ostacoli per lo sviluppo prevedibile e sostenibile delle grandi navi da crociera a Venezia”. Per tutte queste motivazioni il comitato No Grandi Navi preannuncia azioni di mobilitazione che seguiranno la scia del referendum che in primavera ha bocciato l’ingresso delle navi in Laguna e che a settembre ha creato una rete dell’ambientalismo europeo a tutela dei territori.
Da una parte il Ministro che assicura che non vi saranno nuovi scavi, dall’altra gli ambientalisti ma anche i cittadini che pur non mancando di far sentire la propria voce si ritrovano a fare i conti con il solito tira e molla politico che poco tiene conto della loro salute e della stessa importanza di un ecosistema già messo duramente alla prova da ciò a cui viene quotidianamente sottoposto da anni.
Mazolin fa inoltre osservare che questo tipo di progetto era già stato bocciato dai tecnici del ministero dell’Ambiente, aggiungendo che creerà tantissimi danni. Noi non vogliamo che le navi entrino in tutta la Laguna e non solo nel bacino di San Marco”.
Immediata anche la reazione del M5s che boccia la scelta: “E’ una decisione sbagliata che danneggerà in maniera irreversibile l’equilibrio morfologico della stessa laguna di Venezia, già profondamente compromesso a causa della permanenza dei giganti del mare all’interno dell’area lagunare. Non possiamo accettare una decisione imposta dall’alto senza un confronto con chi a Venezia ci vive e lavora: ricordiamo al ministro Delrio che solo un anno fa il progetto di un terminal a Marghera dell’ex assessore D’Agostino aveva già ricevuto una prima bocciatura dalla commissione di via del ministero dell’Ambiente.
Giganti del mare, equilibri precari, contestazioni inascoltate ed intanto l’ambiente si danneggia, la salute dei cittadini viene messa a rischio, gli scenari tanto ambiti subiscono trasformazioni non trascurabili che si riversano nell’atmosfera e danneggiano gli edifici storici che tanto incantano la vista dei turisti.
Le crociere diventano pericolose anche se gli armatori portano soldi alla città, i palazzi galleggianti continuano a solcare le acque del mare danneggiando i palazzi che fondano la loro storia in quel mare sporcato e inquinato da chi sostiene di amarlo.
Una situazione che fa discutere da molti anni ormai e che per il bene di chi a Venezia ci vive, ma anche di chi ne apprezza la bellezza deve assolutamente essere risolta.
La soluzione non può essere solo quella di dirottare le navi a Marghera, perché questo non risolve e non assolve chi in questo scempio continua a guardare solo al profitto dimenticando che la salute dei cittadini e la bellezza del patrimonio storico e culturale vanno tutelate con ogni mezzo prima che sia troppo tardi.

La problematica della navigazione sulla Laguna è sul campo da anni e ciclicamente riesplodono le polemiche. I problemi dell’inquinamento ambientale da zolfo, da onde elettromagnetiche, i danni ai fondali con la perdita di sedimenti in mare, l’erosione e i danni alle rive, sono stati documentati e consegnati in un dossier al Comune. Dal documento emergeva anche che «una nave inquina come 14 mila macchine» e che «le quantità sono dieci volte superiori a quelle del traffico delle auto in tangenziale».
Tutte queste motivazioni però non hanno convinto gli armatori o forse il guadagno che i croceristi elargiscono loro vengono prima di tutto anche della salute.
La laguna di Venezia è un ambiente artificiale nel quale, per un millennio, gli interventi del governo della Serenissima hanno sfruttato i fenomeni naturali per mantenerne l’equilibrio, garanzia di sopravvivenza della città. Il destino di ogni laguna, infatti, è interrarsi o divenire un braccio di mare, ma se oggi Venezia è ancora in parte protetta dalla sua laguna lo si deve appunto alle sagge politiche di conservazione attuate nei secoli passati dai suoi reggitori.
C’è anche un altro problema di natura “estetica”. Le più grandi navi da crociera sono alte fino a 60 metri e attraccano in una città dove i palazzi più grandi sono alti pochi piani. Il tragitto che percorrono, lungo i profondi canali scavati per permetterne il passaggio – anche se è solo un passaggio che dura pochi minuti .


Nel 2013 L’UNESCO aveva chiesto provvedimenti urgenti al Governo italiano per tutelare maggiormente Venezia, la laguna e Piazza San Marco, patrimonio dell’UNESCO. L’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini aveva promesso, all’indomani della tragedia della Costa Concordia, un provvedimento contro le grandi navi in laguna.
Interessi economici forti si contrappongono ai comitati dei cittadini più consapevoli.
Allora scaturiscono lecite le domande:
Siamo così certi che i turisti lascino “qualcosa” a questa città? Siamo sicuri che i croceristi di oggi non approfittino di offerte e promozioni spesso proposte in basse stagioni ed a costi “abbordabili” ed abbiano poi nella realtà denari da spendere in questa città? La crociera infatti negli scorsi anni veniva interpretata come una sorta di “lussuosa” vacanza che non tutti potevano permettersi ma nel corso degli anni e con la crisi che ha investito numerosi settori il costo di questo tipo di vacanza si è ampiamente abbassato al punto da diventare alla portata dei cittadini che svolgono lavori più semplici ed umili, doveroso diventa quindi domandarsi se realmente esiste questo tornaconto economico . E inoltre, siamo sicuri che non si tratti solo dello sfruttare l’immagine di Venezia per attirare l’attenzione?
Tutte domande a cui fornire risposte adeguate diventa complesso e macchinoso.
Ma passiamo ora a dare un’occhiata al problema della sicurezza.

Il 27 luglio del 2013 lo scrittore Roberto Ferrucci ha denunciato il passaggio della Carnival Sunshine, una gigantesca nave da crociera, a pochi metri dalla Riva Sette Martiri, alcune centinaia di metri da piazza San Marco. Secondo Ferrucci, che dal bar dove si trovava ha scattato alcune foto della nave, l’imbarcazione sarebbe passata a circa venti metri dalla banchina. Secondo altri sarebbe passata addirittura a due metri dalla banchina.
In poco tempo la notizia è stata rilanciata dall’ANSA. Il giorno dopo le foto scattate da Ferrucci sono finite su tutti i principali giornali. Alcuni hanno ipotizzato che la Carnival stesse facendo un “inchino” – un passaggio molto vicino alla costa come quello che aveva fatto la Costa Concordia prima di affondare. L’inchino sarebbe stato destinato al proprietario della Carnival, ormeggiato poco lontano con il suo yacht. Questo incidente ha riportato il tema delle grandi navi a Venezia su tutti i giornali. Ai timori per l’inquinamento si sono aggiunti quelli per un disastro simile a quello capitato alla Costa Concordia.
In realtà le cose sono andate diversamente sia per la capitaneria di porto, che per Carnival. Secondo le apparecchiature della nave, la Carnival Sunshine è passata a 72 metri di distanza dalla banchina. Se si fosse avvicinata a meno di 40 metri sarebbe uscita dal profondo canale destinato alle imbarcazioni della sua stazza e si sarebbe insabbiata. La nave, inoltre, non era alla guida del suo capitano, ma da un pilota della capitaneria del porto di Venezia ed era trainata da alcuni rimorchiatori.
Dubbi su chi ha visto ed immortalato, ma anche su quanto dichiarato che non fanno altro che tendere una situazione già di per sé tesa.

Non sono da sottovalutare anche gli effetti idrodinamici
Il passaggio delle grandi navi – e in realtà di tutti i tipi di nave – genera due principali effetti idrodinamici. Il primo è il moto ondoso e il secondo è lo spostamento, non necessariamente visibile a occhio nudo, di grandi masse d’acqua sotto la superficie. Entrambi questi effetti sono potenzialmente dannosi. Il moto ondoso genera vibrazioni che possono danneggiare gli edifici. Gli spostamenti di grandi masse d’acqua possono a loro volta causare danni alle fondamenta degli edifici oppure sollevare grandi quantità di sedimenti e quindi “scavare” sempre di più il tracciato dove passano le navi più grandi.

Le grandi navi dislocano ingenti masse liquide che incidono sulla stabilità delle rive. Le eliche sollevano sedimenti dal fondo dei canali – come si vede osservando spesso le scie marroni lasciate dalle navi al loro passaggio – e ciò determina l’erosione dei fondali in ragione della quantità di sedimenti che le correnti disperdono in mare. La laguna si sta trasformando in un braccio di mare senza alcuna protezione. Servirebbe invece la misurazione degli spostamenti dell’acqua in sezione, dal fondo fino alla superficie, con l’utilizzo di appositi strumenti come l’“acoustic doppler current profilers”. Perché nessuno fa queste misurazioni, che sono la cosa più ovvia da fare?
Inoltre le navi non sono soggette ad alcun controllo delle emissioni dai camini. A parità di combustione una tonnellata di olio combustibile bruciato in industria inquina 10 volte meno di una tonnellata di uguale combustibile bruciato da una nave. La frontiera nuova è che le grandi navi per risparmiare sulle operazioni di carico/scarico dei rifiuti di bordo si sono dotate di vere e proprie centrali di incenerimento dei rifiuti, senza tuttavia essere soggette a controlli paragonabili a quelli degli inceneritori di terra. Durante la navigazione sono scaricate in mare acque nere nell’ordine dei 20/25 litri per passeggero. Sebbene le acque nere non trattate possano essere scaricate solo oltre le 12 miglia marine dalla riva e quelle trattate oltre le 3 miglia, il rispetto di questi limiti è affidato all’autocontrollo degli armatori e dei comandanti delle navi. In mare finiscono anche rifiuti solidi organici e inorganici. Infine, si stima che una nave ferma in porto disperda l’equivalente di 1 Kg di vernice antivegetativa al giorno, che contiene metalli pesanti e componenti tossici.

Il 2 Novembre del 2010 a Venezia del
fumo nero dall’odore acre fuoriescono dai camini della «Norvegian Jade» fino a giungere dentro le case di Riva dei 7 Martiri, tanto da spingere un residente a fotografare e segnalare la «nube», nel via vai di navi da crociera in Bacino tra traffico, spostamenti d’acqua e fumi. Puzzolente, ma non fuori norma, chiarisce la Capitaneria di Porto che, raccolta la segnalazione, ha effettuato un controllo (normalmente eseguito a campione sulle navi in porto) dei fumi della «Norvegian»: zolfo come da limiti di legge e documentazione in regola.

Un altro episodio nel 2013 denuncia che una
nave da crociera ha rischiato di incagliarsi in riva dei Sette Martiri. Un incidente sfiorato quello capitato ad una nave da crociera inglese durante le manovre di attracco.
Pochi secondi durante i quali la nave si era bloccata nel fondale nei pressi della riva ma sufficienti a scatenare le polemiche di quanti, tra i residenti della zona, lamentano da tempo i problemi causati dalla permanenza di imbarcazioni di grande stazza nel quartiere di Castello est.
Una incidente che si è risolto positivamente grazie al fatto che non vi fosse bassa marea, ma resta il fatto che questa non è la zona adatta per far attraccare navi di questa grandezza, poiché il fondale è troppo basso.

Se realmente si vogliono salvare Porto, indotto, lavoro, fin da subito bisogna pensare a soluzioni che prevedano le grandi navi fuori dalla laguna, bisogna trovare delle soluzioni attuabili che non penalizzino i visitatori della città ma neanche la salute dei residenti, la città si può visitare a piedi, con le gondole o piccole imbarcazioni, ed il turismo non ne risentirà .
Un’ultima domanda bisognerebbe porla in merito alla concezione che si ha oggi della parola turismo.
Ricordiamo infatti un episodio che è rimbalzato sulle cronache dei giornali in Ottobre e di cui ci siamo occupati su Alganews.


4 turisti Giapponesi dopo essere saliti a bordo di una gondola però, la scambiano solo per un luogo in cui sedersi, forse a riposare, perché invece di apprezzare le bellezze della laguna, di osservare le decorazioni che ne adornano i palazzi storici, di farsi rapire dall’unicità della città che vede le sue abitazioni nascere dall’acqua del mare, pensano bene di chinare il capo sui loro smartphone e di distrarsi senza apprezzare minimamente ciò che li circonda.
Avrebbero potuto essere in qualunque luogo del mondo e sarebbe stata la stessa cosa: tutto il mondo che li circondava si sarebbe annullato per andare a naufragare sullo schermo del cellulare.
Perché recarsi in un luogo tanto bello per non serbarne poi nemmeno il ricordo emozionale ma solo quello virtuale?
Ed allora qui si va oltre, perché se anche si attraversa la bellissima Venezia con i mezzi idonei, non inquinanti e rispettosi di tradizione e ambiente, l’interesse viene riservato ad altro.
Anche la mentalità del turista dovrebbe cambiare, lasciando da parte gli interessi economici che ruotano intorno a tutto questo, per costruire lo spazio da destinare alle emozioni, alla cultura, alla salute ed allo stupore che abbiamo perso per il nostro passato preferendo questi giganti metallici che offrono tutte le distrazioni possibili ( ma che si possono tranquillamente trovare anche sulla terra ferma) a discapito di un mondo che spesso viene solo distrutto e non attenzionato come dovrebbe essere.
Turismo oggi è avere una crocetta in più da apporre sulla cartina di ciò che si voleva visitare, scatti da condividere per ampliare il materiale che accompagna i nostri profili social, di cui poi raramente si tende a ricordare qualcosa, ed allora visto che tutto è rete ormai, perché non pensare di visitare questa città online e smettere di crearle problemi allora?
E’ una provocazione, ma forse anche no, se poi i risultati sono questi..