L’ARRESTO DI CATENO DE LUCA: SE PALERMO PIANGE, MILANO SI DISPERA

DI RAFFAELE VESCERA

Neanche il tempo di prendere possesso della poltrona da deputato regionale siciliano appena conquistata, che Cateno De Luca, eletto nell’Udc in coalizione con il centrodestra, è già agli arresti per Associazione a delinquere. Le battute sui social si sprecano: “Il trio Be.Sa.Me. mucho, Berlusca, Salvini, Meloni, altrimenti detto vasa vasa, per vincere si è scatenato nel presentare gli impresentabili e Cateno va in catene.” “Per Natale saranno tutti all’Ucciardone”. “Un carcere tutto per loro…sarebbe un buon investimento!” “Ha ragione Musumeci ‘Diventerà bellissima’ quando li avranno presi tutti.”

La rabbia dei cittadini è giustificata dalle ripetute e inascoltate denunce di Fava e Cancelleri sulla presenza degli impresentabili nella coalizione di centrodestra che ha vinto le elezioni siciliane. Impresentabili, condannati e indagati per i reati più gravi, presenti nel numero di 18, dallo stesso De Luca al figlio ventunenne dell’ex deputato del Pd Francantonio Genovese, condannato a 11 anni di galera, accolto da Forza Italia dopo la condanna, che ha riversato il suo pacchetto di 20.000 voti sull’erede. Il politico arrestato oggi, ha ottenuto alle elezioni 5.418 voti, si calcola che siano oltre centomila i voti apportati dal centrodestra dagli impresentabili in lista. Molti di più sono stati certamente quelli dei pupari che hanno sostenuto Musumeci da dietro le quinte. A partire dagli uomini di Cuffaro, detto “vasa, vasa”. Senza tali voti non avrebbe vinto.

Come scrive il Fatto, secondo l’accusa, insieme ad altri, Cateno De Luca, aveva organizzato un sistema di false fatture per evadere le tasse: “in qualità di promotori di un’associazione per delinquere finalizzata alla realizzazione di una rilevante evasione fiscale di circa 1.750.000 euro.”

Già sindaco di Fiumedinisi, un paese del messinese, e già candidato governatore, De Luca fu arrestato nel giugno del 2011 per tentata concussione e abuso d’ufficio, per tale accusa che vede il processo ancora in corso, il pm ha chiesto una condanna a 5 anni.

Dunque De Luca era già sotto processo e, a quanto afferma egli stesso sul suo profilo Fb, l’ordine di arresto era stato firmato il 3 novembre, due giorni prima dell’apertura dei seggi, ma allora perché aspettare, perché non arrestarlo prima delle elezioni, si chiedono i cittadini: non si voleva forse “turbare” l’elettorato? Certo che il coup de théâtre del suo arresto il giorno prima del voto sarebbe stato devastante per il centrodestra che con molte probabilità avrebbe perso. Ma tant’è, la stessa Rosy Bindi della commissione antimafia ha preferito non fare i nomi degli impresentabili prima delle elezioni regionali, come al contrario fece per la Campania, inserendo in lista il De Luca maggiore, quello delle fritture di pesce, e suscitando un bel vespaio.

In ogni caso, il trattamento per Cateno De Luca è stato più che rispettoso, detenuto ai domiciliari, da casa sua scrive su Fb e si proclama “innocente” (che altro se no), dice di essere scampato ad altri 14 processi e che anche questo finirà in burla. Chiudendo con un profetico: “Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli”.

La situazione in Sicilia è come dire tragicomica, ma nessuno getti la croce addosso all’Isola del Sole e a tutto il Sud, perché se Palermo piange, Roma non ride, e figuriamoci Milano che si dispera. A partire dal capo Berlusconi, condannato a 4 anni per evasione e nuovamente indagato per stragi di mafia, ex cavaliere incandidabile che ha fondato il suo partito servendosi di quel Dell’Utri condannato a 7 anni per partecipazione esterna ad associazione mafiosa. E che dire del suo alleato leghista Salvini, a capo di un partito che mentre accusava i meridionali di nascere ladri, per mano dei Bossi, per questo condannati, rubava una cinquantina di milioni di euro sui fondi ricevuti dallo stato? E che dire ancora della “terra di mezzo” di mafia capitale, quella zona grigia che al tempo della Giunta Alemanno, sodale della Meloni, comandava Roma?

In Italia, paese più corrotto dell’Europa occidentale, il pesce puzza dalla testa, e la testa sta lassù, in quell’Alta Italia che detiene il vero potere economico-politico della nazione, usato al Sud per selezionare la peggiore classe politica, anche mafiosa, utile allo sfruttamento coloniale delle risorse del Mezzogiorno, classe politica protetta e impunita che ha facile gioco nel rastrellare voti a un popolo tenuto in povertà e costretto al bisogno. Non è forse al Nord che prospera da anni il centrodestra al governo delle regioni con un ceto politico altrettanto impresentabile di quello siciliano? Chiediamoci come mai i partiti nazionali avversino i politici perbene alla De Magistris, Emiliano, lo stesso sindaco di Messina Accorinti e i tanti amministratori onesti delle città meridionali, mentre in nome del potere e chissà che altro si servono degli impresentabili e di coloro che si sottomettono alla legge della rapina del Sud.