LORENZO FIATO DI GI: ” VI RACCONTO LA MIA ESPERIENZA SULLA C STAR”

Seguendo la nostra linea editoriale, che vuole dare spazio a tutte le opinioni senza distinzione di colore politico , abbiamo intervistato Lorenzo Fiato, giovane presidente di Gi. La direzione di Alganews non condivide l’opinione di Fiato sulle Ong, e le accuse dirette a loro rivolte, dalle quali ci liberiamo di qualsiasi responsabilità. Inoltre la direzione è contro qualsiasi nazionalismo ed è di idea diametralmente opposta rispetto alla politica dell’accoglienza raccontata da Fiato, ben sapendo che i problemi sono a monte e  ben sapendo di chi siano le responsabilità di quest’esodo biblico: multinazionali, industria delle armi, mondo della finanza, grandi potenze militari come Francia, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti. Ciò detto, è giusto che a giudicare sia il lettore. Per questo abbiamo dato il via libera per l’intervista raccolta da Simona Cipriani .

DI SIMONA CIPRIANI


Sta girando l’Italia per portare l’esperienza sua e di altri 8 giovani europei a bordo della C-Star, la nave che Generazione Identitaria, movimento politico apartitico presente in diversi Paesi europei, ha noleggiato per monitorare le operazioni di salvataggio di migranti che le ONG effettuano nel tratto di mare che separa l’Italia dalla Libia.
Si tratta di Lorenzo Fiato milanese,classe 94, studente in Scienze politiche, attivista, presidente e portavoce di GI capitolo italiano del Movimento Identitario in Europa.
Intervistato da Alganews, Lorenzo ha raccontato il percorso che l’ha portato ad aderire al movimento e a organizzare le missioni denominate Defend Europe della scorsa estate.
“Era il 2012 quando decisi di diventare un attivista, sino allora non ero mai riuscito a riconoscermi in gruppi o movimenti politici, né tantomeno ero interessato a prendere la tessera di qualche partito. Quando vidi il video di presentazione del movimento francese Génération Identitaire capii, immediatamente, che avevo finalmente trovato un progetto nel quale mi sentivo rappresentato: europeo, patriottico e innovativo, volto a smarcarsi da tutto il folklore e quei continui richiami nostalgici ai quali molti altri movimenti politici sono legati.
Generazione Identitaria è un movimento politico, apartitico, che si basa sull’attivismo. Noi non facciamo politica elettorale e non siamo legati a nessun partito, né in Italia, né altrove: il voto, per chi fa parte del movimento, è libero e segreto”.
Esordisce così Lorenzo, chiarendo subito la totale autonomia di Generazione Identitaria da gruppi politici o ideologici: in pratica un movimento di giovani europei uniti da un forte senso di appartenenza a radici culturali comuni o come dichiara lo stesso Lorenzo “ la generazione del non ritorno, ossia l’ultima che vedrà questo mondo ancora così come lo hanno conosciuto i nostri genitori prima che tutto si trasformi in una società multiculturale, piena di violenze, soprusi e diseguaglianze, esattamente come gli USA, o il Brasile, due esempi d’eccellenza del modello multiculturale odierno”.
Secondo Lorenzo, “la politica open borders” non tutela i cittadini europei e “l’integrazione non funzionerà in Italia perché non funziona nemmeno negli Stati Uniti, Paese fondato sull’immigrazione”.
Ribadisce con forza che gli europei debbano essere padroni della propria storia, che hanno “radici e percorsi comuni che non sono stati solo Passato ma saranno anche Presente e Futuro.”
Il Movimento è uno in tutta Europa, anche se ogni sezione è autonoma ed ha come principale obiettivo “aumentare la consapevolezza e informare, attraverso un attivismo non-violento, l’attuale e le future generazioni europee, che corrono il rischio di vivere un continente che non sarà più tale, ma che ha la grigia possibilità di diventare un enorme, e insicuro, sobborgo multiculturale”.
È facile che tali affermazioni comportino accuse di razzismo ma Lorenzo a questa domanda risponde che “ lo status quo e molti famosi opinionisti hanno difficoltà ad accettare che ci sia qualcuno che vuole regolare i flussi migratori, controllare le rotte dei clandestini e discutere quanto effettivamente sia applicabile il dogma dell’integrazione. Queste persone non immaginano altra soluzione ai problemi se non quella di continuare a proporre le stesse misure che stanno causando, in Europa, tensioni sociali, immigrazione massiva ed illegale, sviluppo di sigle radicali islamiste ed il dilagare di criminalità nelle nostre città, specialmente nelle periferie”.
A tutto questo Generazione identitaria non ci sta, parte così il progetto Defend Europe con due azioni nate dall’idea di svolgere delle attività che “fossero fuori dagli schemi, riguardanti la tratta dei migranti nel Mediterraneo e il lavoro delle ONG”. Azioni realizzate grazie a 300mila dollari raccolti attraverso un crowd funding promosso su internet cui hanno aderito simpatizzanti del movimento e semplici cittadini che hanno conosciuto GI attraverso i media dopo la prima azione compiuta a maggio con una piccola imbarcazione che riuscì a impedire l’uscita dal porto di Catania della nave ONG Acquarius.
I sostenitori del movimento sono principalmente cittadini italiani ed europei, molti giovani tra i 16 ed i 30 anni, famiglie, giovani lavoratori, da tutta l’Europa ed il Nord America che hanno supportato la raccolta fondi con micro donazioni.
Dopo una serie di ritardi dovuti a problemi intercorsi con la piattaforma PayPal che aveva congelato il loro conto, prende il via l’operazione Defend Europe alla quale hanno partecipato italiani, francesi, tedeschi e austriaci.
Lorenzo inizia il racconto della missione sulla C-Star, noleggiata per il periodo di fine luglio e agosto, parlando di un’esperienza indimenticabile: “Non sono un marinaio –dice- non lo sono mai stato e non credo che il futuro mi riservi un impiego nel mondo marittimo, tuttavia ho passato un mese sulla C-Star, inseguendo, monitorando e riportando illeciti delle ONG. Durante tutto il nostro viaggio in mare, prima di raggiungere la SAR Zone libica, abbiamo subito blocchi e sabotaggi in tutti i porti nei quali abbiamo tentato di sostare, da Port Said al Canale di Suez, a Famagosta, Heraklion, Sfax e, infine, anche a Malta, sulla nostra via di ritorno, dove “per noi non era possibile scendere e non era possibile ricevere approvvigionamenti da parte di navi che effettuavano rifornimenti”: un vero e proprio embargo attorno alla C-Star.
“Il governo maltese e il suo PM, Muscat, hanno quasi sempre tenuto una linea piuttosto dura per quanto riguarda la tematica dell’accoglienza ma si prestano a essere un centro di rifornimento per le ONG” così non è stato per la nave di GI.
“Durante la nostra permanenza nella SAR Zone, abbiamo potuto registrare diverse conversazioni radio tra le ONG, in cui si parlava di trasferimenti di migranti da nave a nave, cosa proibita dal codice Minniti. Abbiamo registrato una conversazione tra la Golfo Azzurro e la Proactiva Open Arms, nella quale si lamentavano di aver trovato una semplice barca di pescatori che – a detta loro – non era purtroppo una nave di migranti. Sembra strano, da parte di chi dice di salvare vite umane, intimamente sperare di trovare imbarcazioni dove molte persone rischiano la vita. A parte questo però, durante il nostro periodo di permanenza, non abbiamo mai incontrato migranti né alcuna ONG si è trovata ad operare in uno scenario di emergenza. Per ben 15 giorni, in piena stagione estiva, quando le operazioni di salvataggio avvengono di solito a ritmo serrato, gli scafisti non hanno inviato barche di migranti verso le ONG, continua Fiato, in compenso però, dalla C-Star abbiamo assistito a uno strano incontro notturno: piccole imbarcazioni, a luci spente che si dirigevano dalla costa verso la Aquarius senza essere segnalate sui canali radio.”
“Verso la fine della nostra permanenza nella SAR Zone, ci siamo inoltre confrontati nuovamente con la Golfo Azzurro, che non solo aveva il suo transponder spento – cosa proibita dal codice di Minniti – ma stava anche operando in acque di stretto interesse economico libico allertando, così, la guardia costiera di Tripoli che l’ha dovuta scortare in acque internazionali. La Golfo Azzurro ha tentato di giustificare il suo comportamento affermando di essere lì semplicemente per “salvare vite umane”, operando in accordo con l’Operazione Sophia, cosa falsa, poiché l’Operazione Sophia permette di operare solo al di fuori delle acque economiche o nazionali di qualsiasi paese nord africano”.
Insomma secondo Lorenzo Fiato, nessuno, davanti alle coste della Libia, rispetta il codice di Minniti, le ONG operano impunite, la Marina Militare Italiana è, spesso troppo distante per accorgersi di ciò che succede e le uniche due forze presenti nella SAR Zone atte a svolgere lavoro di monitoraggio delle attività delle “navi umanitarie” erano solamente la guardia costiera di Tripoli e la C-Star . Ma qual è stato il risultato di questo monitoraggio durante il periodo di permanenza della C-Star in quel tratto di Mediterraneo?
“La prima cosa che mi viene da dire è che mentre noi eravamo in loco nella SAR Zone per tutta la durata delle nostre operazioni nessuna nave delle ONG ha effettuato operazioni di salvataggio. Perché questo? Per due motivi principali: le ONG hanno bisogno di foto, vero e proprio materiale propagandistico che corrisponda alla loro narrazione di salvatori di vite umane, una nave anti-ONG come la nostra li avrebbe esposti per quello che realmente sono, ossia aiutanti degli scafisti”.
Ora che la prima operazione di Defend Europe è conclusa, Lorenzo Fiato, sta girando di città in città per raccontare la sua esperienza e denunciare gli illeciti che, secondo l’equipaggio della C-Star, operano le ONG nel Mediterraneo.
Lo fa davanti a platee di giovani e non giovani in cui rileva una forte consapevolezza delle criticità che ha creato la politica dei no borders e dell’accoglienza a tutti i costi.
Sostiene che questa consapevolezza sia l’origine del diffondersi dei così detti “populismi europei” che dimostrano quanto sempre una “più larga fetta dell’opinione pubblica voglia ribellarsi alla narrativa imposta dalla classe politica”.
“Generazione Identitaria, conclude, è un movimento giovanile e si rivolge soprattutto ai giovani italiani ed europei che sono le prime vittime del modello multiculturale proposto, colpevolizzati semplicemente in quanto Europei”.
Questi giovani della “generazione di non ritorno”, come lui li definisce, sentono la necessità di attivarsi, ascoltano interessati il report del lavoro svolto nella campagna di Defend Europe “non solo perché si tratta di qualcosa di nuovo e mai visto – d’altronde non stiamo parlando dei soliti manifesti e sit-in – ma perché anche loro si rendono conto che possono fare qualcosa per far valere la propria opinione”.

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