MPS: SPECCHIO D’ITALIA

DI ANDREA DELLAPASQUA

PROFONDO ROSSO. Banca Monte dei Paschi ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con un rosso di 3 miliardi di euro e torna in utile nel terzo trimestre per 242 milioni – come ci ricorda Il Sole 24 Ore – “un risultato influenzato da fattori una tantum tra i quali l’impatto positivo del Burden sharing [il salvataggio di Stato n.d.r.]”, spiega la nota del consiglio di amministrazione.

IL SEME DEL DISASTRO. Nel novembre di 10 anni fa Mps acquisisce Banca Antonveneta la quale si trovava in difficoltà, l’esborso ammonta a ben 9 miliardi di euro, la acquista da un consorzio spagnolo, i revisori però avevano valutato la banca solo 6,6 miliardi di euro. Per far fronte all’operazione davvero impegnativa la banca fa ricorso ai prodotti derivati (prodotti finanziari virtualmente molto remunerativi ma le fortune dei quali dipendono da eventi terzi, incontrollabili, una sorta di scommessa ad altissimo livello). In realtà Mps si era già rivolta al mercato rischioso dei derivati per rimediare alle “spese extra” (nel 2002 acquisisce infatti il pacchetto di maggioranza di Banca del Salento diventata poi Banca 121, ricordate la pubblicità con Sharon Stone e poi ricordate le indagini della magistratura sulla mancata trasparenza della banca stessa?). Le spese extra si pagano o si dovrebbero pagare con la sottoscrizione dei derivati “Santorini” e “Alexandria”. Come si decide cosa acquistare? Esistono le società di rating, queste “danno un voto” a prodotti finanziari ma anche a Stati, queste società compilano “le pagelle del mondo”; una tripla A è la pagella migliore che si possa agognare. Si nasconde un problema, o meglio, lo si nascondeva meglio prima della grande crisi del 2008: privati che danno la pagella a privati o a Stati, lo fanno con professionisti che si spostano da un’entità all’altra, dal pubblico al privato o viceversa e lo fanno per danaro; parliamo di maestri pagati dagli alunni…i derivati “Santorini” e “Alexandria” avevano una immeritata tripla A.

L’ATTENZIONE DELLA GIUSTIZIA. La giustizia si è interessata con varie inchieste dell’affaire Antonveneta e della sottoscrizione dei derivati poi rilevatisi tossici per la mancata trasparenza dei vertici in merito all’operazione. Con riguardo all’acquisto “sovrapprezzato” di Antonveneta nel 2013 vengono raggiunti da avvisi di garanzia vari personaggi tra i quali l’ex presidente Mussari, l’ex direttore generale Vigni e l’ex capo dell’area finanza Baldassarri, a questi vengono imputati vari reati tra i quali ostacolo alle attività di vigilanza e manipolazione dei mercati, viene indagata anche JPMorgan Chase, mega banca d’affari americana che possiede una quota di Mps. Con riguardo alla sottoscrizione dei derivati con la banca giapponese del Gruppo Nomura e Deutsche Bank i dirigenti vengono accusati di aver celato le perdite legate all’acquisto. Esiste poi un terzo filone d’inchiesta legato alla cosiddetta “banda del 5%” , secondo l’accusa Baldassarri sarebbe stato per 10 anni a capo di una banda di esperti che avrebbero rubato il 5% di ogni operazione finanziaria. Ad ottobre 2014 Mussari, Vigni e Baldassarri vengono condannati a 3 anni e 6 mesi di reclusione e a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici per ostacolo all’autorità di vigilanza. Sempre nel 2013 Bankitalia ha sanzionato gli ex vertici di Monte dei Paschi con 5 milioni di euro.

LA POLITICA. L’abbraccio soffocante tra mondo bancario e politica nel nostro Paese è un leit motiv tra i più noti. Il meccanismo è rodato e si presenta con varie modalità spesso sovrapposte: le banche alle spalle si ritrovano una fondazione bancaria nel cui cda normalmente albergano personaggi ascrivibili alla politica, queste fondazioni finanziano a pioggia territori di stretto controllo del partito; gli imprenditori amici della politica ottengono prestiti senza garanzie reali dalla banca a sua volta amica e può anche succedere che chi è al vertice della banca a sua volta faccia donazioni alla luce del sole alla politica; ecco allora che per esempio l’ex presidente Mussari, da privato cittadino (ma con il conto in banca meno anoressico di altri), avrebbe finanziato alla luce del sole il PD, secondo il Fatto Quotidiano lo avrebbe fatto con ingenti somme…ecco allora che dalle intercettazioni della magistratura emerge come un imprenditore amico di Verdini ricevesse aiuti consistenti in un momento di seria difficoltà da Mps…

MORTE SOSPETTA. Un triste ingrediente che fa capolino nel mondo bancario mai abbastanza di rado è quello del “supposto suicidio”. Il capo delle comunicazioni di Mps David Rossi il 6 marzo del 2013 “si è tolto la vita lanciandosi dal suo ufficio al terzo piano della sede principale della banca a Siena?” si chiedono fra i tanti anche al Fatto Quotidiano giornale in cui si incontra un titolo eloquente “Il caso David Rossi, il suicidio imperfetto”; il giornale citando il libro di Davide Vecchi sulla vicenda e le nuove indagini in corso sottolinea come il suicidio, come le dinamiche dello stesso, non siano l’unica ipotesi plausibile. Vengono messe in dubbio anche le prime perizie e le prime ricostruzioni dei fatti. A soffiare sul fuoco interviene anche la trasmissione “Le iene” che ha subito attirato l’attenzione della giustizia. L’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini rivela a “Le Iene” (puntata di inizio ottobre), sostenendo poi di non sapere di essere registrato in quel momento e informando di essersi rivolto al proprio legale, retroscena piuttosto inquietanti relativi alla figura di Rossi: “Un avvocato romano mi ha detto: devi indagare su alcune ville fra l’aretino e il mare e i festini che facevano lì. Perché la magistratura potrebbe anche avere abbuiato tutto perché scoppia una bomba morale…C’è una villa fra Siena e Arezzo e c’è una villa al mare, dove facevano festini. Chi andava in queste feste? Chi ci andava? Ci andavano anche i magistrati senesi per esempio? Mah. Ci andava qualche personaggio nazionale? Mah”. Il procuratore che si occupa delle indagini afferma: “Si racconta di una storia parallela mai emersa nel corso delle indagini svolte da questo ufficio e mai denunciate dallo stesso interlocutore” (La Repubblica.

TUTTI I GRANDI DEBITORI DI MPS. Il Sole 24 Ore fornisce l’elenco e il ruolo dei “grandi insolventi”. La famiglia De Benedetti con Sorgenia è indebitata col sistema bancario per ben 1,8 miliardi di euro, per ben un terzo il debito se lo è accollato Mps. L’immobiliarista Zunino ha un debito di 3 miliardi di euro col sistema bancario, la sua ex Risanamento è in debito con Mps che ha svalutato titoli in portafoglio per 11,6 milioni. Abbiamo Gianni Punzo ideatore dell’interporto di Napoli il cui motore è la finanziaria Cisfi, Mps è il primo socio di Cisfi. Ricordiamo Impreme dei costruttori romani Mezzorama, qui ci si riferisce al disastro ereditato da Ligresti relativo al progetto immobiliare Casalboccone in cui Mps (in cambio dei crediti non pagati) detiene il 22% del capitale. Abbiamo inoltre le partecipate pubbliche “Mps è inguaiata con pegni o titoli in Scarlino Energia; Fidi Toscana; Bonifiche di Arezzo; l’aeroporto di Siena e persino le terme di Chianciano” (Il Sole 24 Ore). Il Fatto Quotidiano dà conto di un debito di Silvio Berlusconi con Mps “l’ex cavaliere firmò una fideiussione legata a un prestito all’ex cognata per una villa da sogno a Cannes…Mps rivuole i soldi ma non glieli chiede”…

UN AGOSTO CALDO. Lo Stato italiano attraverso il Tesoro ha staccato ad inizio agosto ultimo scorso un assegno da 3,85 miliardi di euro diventando azionista di maggioranza con il 53,4% del capitale.

Esistono verità giudiziarie e verità lapalissiane (per i meno avvezzi alla conoscenza di curiosi personaggi francesi La Palice era noto per dire ovvietà riconosciute da tutti). La verità giudiziaria riguardo all’acquisto gonfiato di Banca Antonveneta è la seguente: non esiste un reato accertato, nessuno ci avrebbe guadagnato illecitamente. Esiste poi una verità che avrebbe amato inutilmente ripetere il signor La Palice: ora Mps è stata definitivamente salvata dallo Stato Italiano che la controlla, Mps attualmente è degli italiani che pagheranno tutti i conti sopra elencati.