OSTIA, TESTATA AL GIORNALISTA IN PRESA DIRETTA

DI GIORGIO DELL’ARTI

Su Roberto Spada che con una capocciata spacca il naso del giornalista Daniele Piervincenzi c’è persino un video, che mostra la scena da vicino, e poi continua a riprendere quando Spada tira fuori non si sa da dove uno sfollagente e con quello va dietro al giornalista e gli mena un fendente sulle spalle e poi non si capisce più bene quello che sta succedendo perché lo Spada ha preso a menare anche il cameraman Sergio Anselmi. Quando Anselmi riprende il controllo della videocamera, il primo piano del povero Piervincenzi mostra una faccia coperta di sangue e il naso fratturato, per il quale s’è dovuto operare d’urgenza ieri mattina. Il fatto è accaduto a Ostia lunedì pomeriggio, sulla soglia della palestra del medesimo Roberto Spada.

Ostia? Dove i fascisti di Casa Pound hanno preso il 9% e sembrerebbero determinanti per il ballottaggio tra le due finaliste, una grillina e una di centrodestra?
Proprio così. Non si capisce l’episodio di ieri e neanche la situazione di Ostia se non si chiarisce il profilo del clan Spada. Intanto, Ostia: una vera e propria città, stesa lungo il mare sporco di Roma, e abitata da 250 mila persone. Qui il clan degli Spada – che ha il suo quartier generale in un’area detta Nuova Ostia (siamo dalle parti in cui venne ammazzato Pasolini) – sta avendo la meglio sul clan perdente dei Baficchio-Galleoni. Baficchio, soprannome di Massimo Cardoni, venne gambizzato davanti a un supermercato di Nuova Ostia e i pm Ilaria Calò e Eugenio Albamonte, indagando, capirono presto che l’episodio andava inquadrato nella guerra per bande in corso nel quartiere. Non le rifaccio tutta la storia e salto alle conclusioni: un mese fa sette componenti del clan Spada sono stati condannati a mezzo secolo di galera per estorsione con metodo mafioso. Il clan degli Spada, comandato da Romoletto, cioè Carmine Spada (già in galera per dieci anni), ha la mano sugli appalti pubblici, fa razzia delle concessioni per gli stabilimenti balneari e soprattutto commercia nelle case popolari. Gli Spada tra il 2011 e il 2015 hanno sfrattato con la forza una quarantina di famiglie che abitavano nelle case popolari di Ostia per piazzarci gli amici loro o affittarle a caro prezzo. Resistere voleva dire rischiare la vita. Ma una coppia non se n’è data per vinta e li ha denunciati. Ed ecco le condanne di un mese fa, in un’aula piena di parenti Spada che, alla lettura della sentenza, hanno preso pericolosamente a brontolare. Ma giudici, pubblico e imputati erano protetti da una marea di carabinieri.

Che c’entra questa tipica storia da criminalità organizzata con le elezioni a Ostia di domenica scorsa?
Ostia è, tecnicamente, il X municipio di Roma. Il consiglio e la giunta erano stati sciolti per mafia e il municipio commissariato. Era un’epoca, il 2015, in cui il governo del quartiere era in mano al Pd: il presidente del municipio, Andrea Tassone, è stato condannato a cinque anni alla fine del processo noto come “Mafia capitale”. Domenica scorsa si è andati alle elezioni riparatrici e sono risultate prime due donne: la grillina Giuliana De Pillo, con poco più del 30 per cento dei consensi, e la candidata del centro-destra, Monica Picca, di Fratelli d’Italia, arrivata al 26,68.

Correva anche Casa Pound, e ha preso il 9%. Quasi quasi non si parla d’altro.
È la prima affermazione elettorale di questo movimento che s’ispira al grande poeta Ezra Pound e che nacque nel 2008 con la maschera di «associazione di promozione sociale». In realtà sono fascisti della peggior specie, sit-in davanti alle case occupate abusivamente dai loro amici per impedire gli sfratti, caccia all’immigrato sulle spiagge, botte ai rom che tentano di metter su qualche mercatino… Su Facebook, alla vigilia del voto di domenica scorsa, Roberto Spada, quello della testata al giornalista dell’altro giorno, ha pubblicamente annunciato che al momento del voto avrebbe sostenuto il candidato di Casa Pound, Luca Marsella. Marsella non ha vinto, ma il suo 9% a questo punto può essere decisivo nella finale tra le due signore candidate.

Arriviamo alla testata.
Niente, il giornalista Daniele Piervincenzi, per conto della trasmissione Nemo
, quella che va in onda su Rai2 e illustra i problemi con filmati d’autore, è andato a Ostia nella palestra di questo Roberto Spada a chiedergli se la famiglia avesse veramente appoggiato Casa Pound, se sperasse davvero che Casa Pound… Spada ha risposto, con strafottenza, «Io nun ciò speranze, nun me ne fotte un cazzo a me, nun me ne fotte niente…» e qui ha fatto partire la gran testata che ha spaccato il naso a quel nostro povero collega ed che è stata seguita dai colpi di sfollagente sferrati anche sul cameraman.

Come mai non sta in galera? Che sia in grado di reiterare il reato è palese.
Per la galera immediata ci vuole la flagranza e la flagranza è cosa diversa dal video. Se i magistrati giudicheranno la frattura del naso una lesione lieve, Spada se la caverà con una denuncia a piede libero. Il fermo di polizia scatterebbe se le lesioni fossero gravissime. Spada, sulla sua pagina Facebook, s’è giustificato dicendo che il giornalista gli rompeva le scatole da due ore e aveva spaventato la sua bambina (nel video si sente una bambina piangere, ma chi sa dove e chi sa perché). La maggior parte dei suoi interlocutori gli ha dato ragione. Qualcuno ha scritto: «Hai fatto bene, i giornalisti so’ ’nfami».