CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE. A RISCHIO 30 ANNI DI MILITANZA AL FEMMINILE

DI COSTANZA OGNIBENI

833.512,30 euro. Questa la cifra che accompagna la minaccia di sfratto ricevuta in questi giorni dalla Casa Internazionale delle Donne, che se non salda il debito entro 30 giorni, rischia la procedura coattiva. E, nonostante l’assessora al Patrimonio e alle Politiche abitative Rosalba Castiglione tenga a precisare che non si tratta di un vero e proprio sfratto, ma, piuttosto, di un avviso, di fatto l’intenzione di attivare le procedure di recupero del credito e di riacquisizione del bene, qualora la struttura non saldi il proprio debito, è piuttosto chiara.

Fa specie che il primo sindaco donna si attivi in questo modo contro una struttura nata per tutelare la sua categoria: era il 1987 quando il Movimento femminista romano, sfrattato dalla Casa delle Donne in via del Governo Vecchio, occupava il Complesso Monumentale del Buon Pastore di Via della Lungara 19, a pochi metri da Villa Farnesina nel cuore di Trastevere, avviando una lunga trattativa con il Comune per il restauro e la consegna dell’edificio all’associazionismo femminile. Solo nel 1992 il progetto venne finalmente accolto e da quel momento l’impegno è sempre stato quello di offrire accoglienza e sostegno alle donne in ogni campo: dalla libertà di scelta sulla salute riproduttiva, al supporto a chi è rimasta vittima di violenza; dal contrasto al sessismo, alla promozione della produzione artistica.

Più di trent’anni di attività, di battaglie e di confronto, dunque, che hanno fatto della Casa un punto di riferimento del panorama culturale capitolino, e non sarà certo facile cancellarli con un’ingiunzione di sfratto. Dal canto suo, infatti, la struttura non intende subire il colpo passivamente e sotto l’hashtag #lacasasiamotutte ha indetto per oggi, 10 Novembre, una conferenza Stampa il cui comunicato compare a chiare lettere sul sito ufficiale (casainternazionaledelledonne.org), tramite il quale è anche possibile risalire alle origini dell’alterco:

“Il debito che ci viene attribuito dall’Amministrazione non tiene conto del valore dei servizi che vengono offerti”, si legge sul comunicato, “In tal senso la Casa Internazionale delle Donne, fin dal 2013, ha iniziato un’interlocuzione con il Comune di Roma il quale, dopo avere verificato la qualità dei servizi, proponeva una valutazione del loro valore economico dell’ordine di € 700.000 annui. Con questa Giunta la Casa aveva avviato un confronto per risolvere il problema del debito e la definizione di un affitto realmente sostenibile, salvaguardando e rilanciando il valore della Casa e il suo futuro al servizio della cittadinanza. Per questo la lettera di richiesta di rimborso immediata, in mancanza del quale “si procederà all’attivazione, senza ulteriore comunicazione, sia della procedura coattiva; in sede civile, per il recupero del credito, sia della procedura di requisizione del bene in regime di autotutela” è giunta del tutto inattesa”.

È vero, quindi, che il consorzio paga al comune una cifra decisamente inferiore a quanto richiede – circa tremila euro rispetto a settemila – ma è anche vero che la Casa Internazionale delle Donne non è un locale commerciale, non lucra sul proprio lavoro. Le sue uniche entrate derivano dagli affitti, di tanto in tanto, di alcuni locali situati nei 3500 metri quadrati in cui svolge la propria attività, che tra incontri, servizi socio sanitari e psicologici, sportelli legali e di orientamento al lavoro, porta con sé un valore, anche se non sotto forma di liquidità. Occorrerà, pertanto, trovare un compromesso e proprio per questo la Casa ha chiesto con urgenza di riaprire un’interlocuzione con la sindaca Virginia Raggi e con l’assessore competente per trovare un punto dio’incontro. Un accordo che non sarà facile trovare, poiché, da un canto, a detta dell’amministrazione capitolina, il canone d’affitto mensile è già abbattuto del 90% rispetto al valore di mercato, proprio in funzione della valenza sociale e culturale riconosciuta al lavoro svolto dal Consorzio, ma dall’altro occorre ricordare che, sarà la Capitale, sarà per alcuni la città più bella del mondo, ma a Roma il mattone è pur sempre alle stelle, e su chi non trae guadagno dalla propria attività occorrerebbe essere un po’ più indulgenti.