LA RISPOSTA DELLA NATO ALLA MINACCIA RUSSA

DI CECILIA CHIAVISTELLI

I ministri della difesa NATO si sono riuniti a Bruxelles l’8 e il 9 novembre, per l’ultimo incontro dell’anno. Sul tavolo, un argomento bollente e improrogabile. Di fronte ai grandi spostamenti dell’esercito russo verso le frontiere estreme dell’ovest russo, l’alleanza, per la prima volta dal periodo buio della guerra fredda, ha deciso di iniziare un periodo di operazioni militari per rafforzare la sua presenza e migliorare le capacità di azione sul territorio in caso di una eventuale offensiva del Cremlino.
Sono trascorsi trent’anni dalla fine della guerra fredda e forse ora, per la prima volta, si sfiora il momento più pericoloso per la pace.
Secondo il Washington Post il Segretario della Difesa degli Stati Uniti Jim Mattis ha parlato di importanti violazioni russe che aumenterebbero il rischio nucleare. Così i ministri della NATO hanno deciso di rafforzare il controllo dei sottomarini russi nell’Oceano Atlantico, dove i fili di comunicazione subacquei rischiano di essere tagliati. Si sono impegnati al rafforzamento delle forze armate in grado di agire velocemente, espandendosi in tutta Europa in caso di un attacco. Insomma stanno cercando di ricostruire una struttura militare in grado di sostenere efficacemente a un’eventuale risposta armata.
Dopo lo sfaldamento dell’Unione Sovietica nel 1991l’allenza aveva ridotto gradualmente le sue unità belliche fino ad arrivare a sette contingenti per un totale di 7.000 soldati. Prima dell’annessione della penisola di Crimea dell’Ucraina, la NATO era incentrata su operazioni limitate nel territorio. Ora, con un conflitto ancora in atto nell’Ucraina orientale i leader europei e gli Stati Uniti stanno ripensando le strategie per affrontare una guerra convenzionale con la Russia. In questa situazione il Cremlino avrebbe il grande vantaggio di spostare velocemente le proprie truppe, mentre le forze NATO sarebbero penalizzate. In alcuni paesi, la richiesta per spostare le truppe nel territorio deve essere presentata un mese in anticipo.
“Siamo molto concentrati sulla movimentazione di attrezzature pesanti in tutta Europa. Dopo la guerra fredda non avevamo più pensato a tutto questo”, ha dichiarato il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg.
Le 29 nazioni che compongono la NATO, non hanno ancora deciso l’aumento del personale e neanche il posizionamento degli uomini in stati strategici come la Germania e la Polonia, via terra, e il Portogallo, gli Stati Uniti e la Francia per via mare. Dall’inizio dell’anno circa 4.000 soldati NATO sono stati posizionati nelle nazioni confinanti con la Russia, cioè l’Estonia, Lettonia, Lituania e la Polonia, con l’obiettivo di difendere i confini. Il clima di sospetto nei confronti della Russia è molto alto. Il Cremlino è sospettato di aver disattivato la rete wifi in Lettonia a agosto prima di compiere delle grandi manovre militari vicino all’occidente. Anche, l’Estonia e l’Ucraina pensano di essere stati bersaglio di attacchi informatici.
La Russia risponde con le parole del vice ministro della difesa della Federazione Russa, il generale Dmitry Bulgakov, affermando che le truppe e l’armamentario bellico russo è uno dei più grandi al mondo.

La NATO invece ha difficoltà a trasportare i carri armati e gli apparecchi militari attraverso strade e paesi non idonei al passaggio di simili strutture. Quando sono state inviate, in maniera preventiva, truppe e attrezzature in Polonia, alcuni veicoli erano troppo pesanti e al loro passaggio hanno danneggiato strade, ponti e quello che vi era intorno. Nella città di Kovalevo-Pomorsk, i carri armati dell’esercito americano hanno distrutto la tettoia della stazione.