LA7, FORMIGLI E CASA POUND: CONFRONTO POCO EQUILIBRATO

DI MICHELE ANSELMI

Tutto mi divide da Di Stefano, ma quello era un processo.

Vivo a poche centinaia di metri dalla sede, ormai storica purtroppo, di Casa Pound, mi fanno orrore quasi tutte le cose che quei fascisti fanno e dicono (se non proprio tutte), e naturalmente sono preoccupato dall’avanzata elettorale della compagine di estrema destra a Ostia, e non solo, soprattutto per i legami che ci sarebbero con alcuni clan criminali. Ma capisco un po’ anche Simone Di Stefano, il leader, appunto, di Casa Pound. Ho avuto la sensazione che verso la fine della trasmissione su La7 fosse tentato di alzarsi dalla sedia e andarsene, ma è rimasto, sia pure impaziente e molto arrabbiato, per non passare dalla parte del torto.
Quello di ieri sera a “Piazza Pulita” non era un confronto, era una specie di processo mediatico all’imputato, condito di servizi anche belli e utili a capire (la chiacchierata con gli adolescenti “neri” di Acilia) e di digressioni un po’ strumentali (l’intervista con l’esponente razzista, antisemita e negazionista di Forza Nuova).
Intendiamoci, Corrado Formigli è un ottimo giornalista e conduttore, sapeva che la presenza in studio di Di Stefano avrebbe provocato malumori nel suo pubblico “democratico” e molto di sinistra, quindi s’è cautelato con una certa sagacia, schierando tre voci (Alan Friedman, David Parenzo, Vladimir Luxuria) più la sua contro l’ospite ingombrante, difeso solo dal giornalista Alessandro Giuli.
Che la puntata fosse delicata, s’era capito anche dalla dichiarazione fatta dallo stesso Formigli, utile a spiegare la scelta di chiamare Di Stefano. “L’ospitiamo perché non facciamo politica, non ci facciamo condizionare da vizi ideologici. Invitiamo quelli di Casa Pound perché sono una notizia. A tutti i criticoni dico: sporcatevi più le scarpe invece che concionare alla tastiera”. Parole comprensibili, forse, ma un po’ inutili secondo me: se inviti qualcuno in studio poi non devi giustificarti prima di farlo parlare.