UNO SPOT PER CASA POUND?

DI GIANFRANCO MICALI

Non voglio addentrarmi troppo nel dibattito se sia stato giusto invitare Simone Di Stefano di Casa Pound a Piazza Pulita. Propendo, sia chiaro, per il no, poiché rendere presentabile con l’invito in studio chi propugna fascismo e razzismo, è un esercizio pericoloso. Ma farlo interrogare da David Parenzo, Vladimir Luxuria e Alan Friedman e affidare ad Alessandro Giuli, direttore del’agonizzante Tempi, una sorta di difesa d’ufficio, è al limite dell’avanspettacolo. E, se sulla brutta politica nostrana, si può, nonostante tutto, ancora scherzare, ironizzare, o semplicemente peccare di superficialità, su fenomeni così preoccupanti, occorrono fior di sociologi, invece che la voce di Ollio,della ex direttrice artistica di Muccassassina e del quotidiano compagno di giochi di Cruciani ne La zanzara. Certo, i filmati sull’orribile pestaggio di un bengalese, la testata di Roberto Spada, e le allucinanti dichiarazioni di certi giovani di Ostia fornivano il miglior antidoto contro l’agghiacciante dottrina di Casa Pound, ma l’impressione finale è stata che Simone Di Stefano ne sia uscito, in qualche modo e suo malgrado, da protagonista moderato.
Incredibile !!!!