SASSI LANCIATI DAI CAVALCAVIA E MORTI SENZA UN PERCHE’

DI ANNA LISA MINUTILLO

Un fenomeno che causa molte vittime che hanno commesso il solo errore di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Il lancio di sassi dal cavalcavia ha mietuto un’altra vittima nella mattinata di giovedì infatti un auto è stata colpita da un sasso di 1,2 kg, che ha sfondato il parabrezza della vettura.
I cinque occupanti nell’impatto sono miracolosamente rimasti illesi tranne la 62enne Nilde Caldarini che per il forte choc, è andata in arresto cardiaco ed è morta pochi minuti dopo per un infarto, vittima delle conseguenze dello scellerato atto.
Sul caso indagano i carabinieri di Cassano d’Adda.

Il terrore si è diffuso soprattutto negli anni 90, dopo la morte di Monica Zanotti, 25enne veronese che, la notte del 28 dicembre 1993, mentre viaggiava sul sedile passeggero della Renault Espace condotta dal fidanzato, è stata centrata da un masso di 15 chili gettato da un cavalcavia dell’autostrada Modena-Brennero, all’altezza di Bussolengo. A quell’episodio seguì una stagione di tragedie sfiorate e altre morti assurde.
Ma vediamo i casi più eclatanti di questo fenomeno che poco tiene conto del fatto che i numeri corrispondono nella realtà a vite spezzate, a progetti rimasti irrealizzati, a qualcosa che va oltre il “semplice” e l’ ” innocente”  lancio di sassi.
Il primo episodio, risale al 22 aprile 1986
Quando la prima vittima accertata colpita dal lancio di un sasso da un cavalcavia fu Maria Jlenia Landriani. Era il 22 aprile 1986: la bambina di due mesi e mezzo morì mentre dormiva nell’auto dei genitori lungo la provinciale Milano-Lentate. Lo stesso anno, pochi mesi dopo, un’altra pietra centrò un’auto lungo la A14, vicino a Molfetta, ma fortunatamente non ci furono conseguenze mortali.
Cinque anni dopo, un altro incidente mortale: Domenico Fornale, 70 anni, e Rosa Perena, 69 anni, marito e moglie, persero la vita sull’autostrada del Brennero: il parabrezza della loro auto andò in frantumi dopo essere stato colpito da alcuni sassi.
Nel 1993, altre due vittime di sassi lanciati da cavalcavia: nell’aprile 1993 un uomo sulla A14 nei pressi di Giovinazzo, il 29 dicembre, poi, sulla A22 morì Monica Zanotti. L’auto della giovane di 25 anni fu colpita da un masso di 12 chili. In questo caso furono identificati tre ventenni veronesi: furono condannati a pene tra i 15 e i 16 anni di carcere.
Tre anni dopo i casi dell’autostrada del Brennero, un altro episodio: Maria Letizia Berdini perde la vita lungo l’autostrada Torino-Piacenza mentre è in auto con il marito, sposato cinque mesi prima, in partenza per il loro primo Capodanno da marito e moglie. Per la morte della 31enne, originaria di Civitanova Marche, furono fermati undici tortonesi: raccontarono di aver lanciato sassi «per scacciare la noia non sapendo come trascorrere una serata d’inverno nel periodo natalizio». Alcuni di loro furono scagionati all’udienza preliminare. I quattro fratelli Furlan e il cugino Paolo Bertocco condannati dalla corte d’assise di Alessandria a 27 anni ciascuno. La pena fu poi ridotta a 18 anni e 14 mesi con rito abbreviato. Gabriele Furlan fu assolto. Sandro, Paolo, Franco Furlan e Paolo Bertocco – per effetto di indulto e buona condotta – hanno scontato in tutto 12 anni fra carcere e domiciliari.
Il fenomeno drammatico non si è mai del tutto fermato infatti tra il 1998 e il 2002 si sono registrati lungo strade e autostrade italiane altri 8 casi, fortunatamente mai con conseguenze mortali. Fino a giungere al primo giugno 2002 quando Rosa Miscioscia, 48 anni, morì per le ferite riportate dalla caduta di un oggetto metallico dal cavalcavia lungo la Roma-Napoli.
Era il 13 agosto 2005 quando lungo l’autostrada Roma-Napoli nei pressi di Cassino, in provincia di Frosinone, un masso di 40 kg portò al decesso di un uomo – Gioffrè Natale – e al ferimento di altre sei persone.
Nel 2014, 62 minorenni coinvolti in 90 episodi; nel marzo 2015, una decina di auto e alcuni mezzi pesanti sono stati colpiti da lanci di sassi da un cavalcavia della A7 Milano-Genova senza conseguenze per gli occupanti di auto e camion.


Nel 2016 l’Osservatorio Asapas ha registrato ben 85 episodi di lanci di sassi dai cavalcavia, di cui 5 avvenuti sulla rete autostradale o sui raccordi e il resto su statali e altre strade. Sempre 4 sono state le persone ferite mentre 33 sono stati i casi che hanno visto il coinvolgimento di minorenni, 48 dei quali sottoposti a provvedimento di fermo o di arresto. Tredici i maggiorenni coinvolti. In passato la cronaca ha dovuto registrare altri casi mortali: ben 6 tra il 1986 e il 2002, prima della vittima di Cassino.
I lanci di pietre contro le vetture in corsa continuano a rappresentare un fenomeno non isolato, anche se in lieve diminuzione. Secondo i dati forniti dall’Osservatorio Asaps (Associazione sostenitori amici polizia stradale) nei primi otto mesi del 2017 sono stati 63 gli episodi analoghi a quello avvenuto ieri nel Milanese: sette si sono verificati sulla rete autostradale o sui raccordi, mentre 56 sulle statali e altre strade. Quattro le persone ferite. Sono 18, invece, gli episodi che hanno coinvolto minorenni e 30 i ragazzi fermati o arrestati. Quanto ai maggiorenni, sono stati 10 quelli denunciati a piede libero o finiti in manette.
Secondo i dati forniti dall’Osservatorio Asaps, nei primi otto mesi del 2017 sono stati 63 gli episodi analoghi a quello avvenuto il 9 novembre nel territorio di Cassano d’Adda: 7 si sono verificati sulla rete autostradale o sui raccordi, mentre 56 sulle statali e altre strade. Quattro le persone ferite. Sono 18, invece, gli episodi che hanno coinvolto minorenni e 30 i ragazzi fermati o arrestati. Quanto ai maggiorenni, sono stati 10 quelli denunciati a piede libero o finiti in manette.
Deve far riflettere il dato rilevato in questi ultimi otto mesi dell’anno poiché svela che ogni 4 giorni si verifica un episodio simile.
Non si possono evitare alcune domande, che probabilmente non troveranno risposte appropriate ma che data l’importanza di questo fenomeno non possono lasciarci indifferenti ne tantomeno distratti.
Che cos’ è la vita per le persone di questa società che vanno a soddisfare i loro istinti compiendo questi gesti che il sapore della vita non lo contengono affatto?
Come è possibile che nessuno prima di mettere in atto questo macabro divertimento non si ponga la domanda di quale potrebbe essere la conseguenza per chi viene sottoposto a questo “trattamento”?
Si decide di agire così a mente lucida oppure quando e se si è sotto l’effetto di droghe che alterano la percezione della realtà?
Cosa si può fare per porre fine a questa cosa?
Alcuni dei nostri giovani sono sregolati, non hanno orari e dispongono di una libertà mal vigilata, non seguita, improvvisata. Tutta la vita è in balia delle emozioni, anche le più disumane che se non incanalate nella giusta direzione possono prendere pieghe drammatiche sia per chi subisce che per chi compie con leggerezza questi gesti. Ne consegue che nessuno ha le mani pulite di fronte ai giovani che delinquono.
Pare la “solita vecchia tiritera” ma poi in effetti non è così, fino a che non si lavora insieme per cercare una soluzione e per porre rimedio, le cose continueranno a peggiorare.
Forse ci sono giovani esclusi dalla vita politica reale che si sentono svuotati e inutili nella costruzione della storia. Forse ci sono giovani dimenticati nella loro corsa alla ricerca di un impiego, oppure semplicemente si sentono inadeguati nel ricoprire un ruolo nella società. Forse ci sono paure che vengono affogate in troppi bicchieri di alcool o nascoste nei fumi di sostanze pericolose (quando va “bene”) , altrimenti, peggio ancora offuscate dall’effetto degli acidi che mostrano una realtà almeno per qualche minuto differente da quella in cui vivono ogni giorno. Fatto sta che la ribellione giovanile allora imbocca strade omicide, delinquenziali e assurde.
La nostra purtroppo è una società che invia messaggi contraddittori che hanno il potere di mandare in tilt gli adolescenti e che ne impediscono la formazione delle regole di vita. Dire che la vita è importante e poi distruggerla come fa la società di oggi, è un messaggio contraddittorio. Il valore affermato con le parole e negato con i fatti diventa ridicolo per coloro ai quali viene proposto.
Allora nascono branchi  isolati ma che inseguono uno stesso fine e questo fa sentire forte chi vi fa parte, li fa sentire compresi e protetti, difesi e coesi contro questo mondo che distrattamente tende a dimenticarsi di loro.
Non importa a quale prezzo, non importa che si uccida, non importa che la loro stessa vita venga distrutta per sempre, prima ancora quasi di aver iniziato a viverla appieno ma tant’è.
Per alcuni lanciare sassi dai cavalcavia può essere soltanto modo “simpatico” per ammazzare il tempo alla fine della giornata
L’idea può essere nata in alcuni di loro, magari proprio a qualcuno di quelli meno seguiti e controllati dalla famiglia.
I genitori lavorano- magari lontano, i nonni lavorano ancora i vicini lavorano, i parenti lavorano. A volte i genitori sono divisi e la mamma (alla quale vengono più spesso affidati) non può contare sulla quotidiana collaborazione del marito.
Se la famiglia non può controllare, perché, per esempio i genitori lavorano fino a tardi e i ragazzi sono soli tutto il giorno, allora possono accadere tante cose anche quelle più brutte.
I ragazzi sono ragazzi. È vero, ma alcuni sono più fortunati degli altri. E non sono tutti uguali. Oggi si chiama “ragazzo” anche un trentenne, qualche decennio fa un diciottenne era un uomo e un quattordicenne era “quasi un uomo” ed aveva anche delle responsabilità. Il tempo per le leggerezze non era previsto. Non è colpa loro, la società è cambiata e molto anche, per alcuni versi in meglio, per altri è regredita senza neanche che ce ne rendessimo conto.
Così nella quasi indifferenza i giovani sentono il bisogno di ricevere adrenalina gratis,
ridono e saltano quando il sasso arriva giù insieme alla loro paura. Un modo per vincere la noia di chi non ha uno scopo preciso per affrontare la vita, la noia di chi non ha sensi di colpa, perché la colpa è di chi non fa nulla per loro. Quelli più” in gamba” si guadagnano il rispetto degli altri colpendo qualche auto, sentendosi anche fieri per aver fatto qualcosa di speciale.


Accadrà per la quantità industriale di non insegnamenti e di insegnamenti sbagliati che ricevono fin da piccoli? Sarà perché assistono a programmi violenti che sono assuefatti alla violenza? Sarà che vedono intorno della gran gente maleducata, pezzi grossi disonesti e impuniti.
Molti vengono educati a non rispondere delle loro azioni ma poi li pretendiamo responsabili ed autonomi, cosa che appare molto difficile se quando si deve essere presenti non lo si è realmente.
Andrebbe ristabilito un certo ordine delle cose, andrebbe ripristinata maggiore presenza in famiglia di almeno uno dei due genitori che possa seguire ed ascoltare.
Bisogna, (almeno per i più giovani) non far passare assolutamente questo come un” gioco”, perché giocare non equivale ad uccidere.
Andrebbe spiegata bene la differenza tra investire in modo costruttivo il tempo libero e non enfatizzato il modello distruttivo che poi finisce con il privare della vita chi non c’entra nulla con le proprie frustrazioni personali.
Intanto che i sassi cadono, cadono anche come pesanti massi le perdite delle persone care per mano di chi alla fine non si conosce, e quando si risale al responsabile le pene sono tutto fuori che esemplari.
Come ovviare al problema? Aumentando magari la vigilanza nei pressi dei cavalcavia? Installando della telecamere che possano fornire immagini e magari far scattare l’allarme quando qualcosa non va?
Apporre delle reti di protezione sotto gli stessi in modo da poter arrestare il “volo” dei sassi?
Mettere delle recinzioni più alte in modo da rendere difficoltoso il loro superamento creando una vera e propria barriera?
Suggerimenti che potranno anche rivelarsi utili ma che devono essere accompagnati da un cambio radicale di mentalità , perché se vogliamo, possiamo cambiare le cose, tutto, come sempre, dipende da noi.