A MEMORIA DI QUELLE MORTI INFERTE DALLA FEROCIA NAZISTA

DI MASSIMO WERTMULLER

“… a mezzanotte del 31 maggio del 1962 Adolf Eichmann finì al patibolo: fu la prima e unica impiccagione nella storia di Israele. Prima di sprofondare nella botola, Eichmann ritrovò e rivelò quell’odio che aveva così ben dissimulato davanti alla Corte, e disse a Rafi Eitan, l’agente che lo aveva catturato e che assisteva all’evento: ”Spero di tutto cuore che venga presto il vostro turno”. Al che il roccioso ufficiale, oggi felicemente ultra novantenne, pare abbia risposto ghignando: “Non oggi, vecchio mio, non oggi”, e poi quella botola, presumibilmente, si aprì… Eichmann è stato uno dei più convinti persecutori razziali del nazismo e questo, che sembra l’incipit magnifico di un bel libro sulla Shoa, oppure il folgorante inizio di un grande film di Sergio Leone, è invece il finale di un bellissimo articolo di ieri del Messaggero scritto da Carlo Nordio. Siano benedetti tutti quelli che veicolano la Memoria, soprattutto oggi. In serata, poi,Alberto Angela ha parlato del processo di Norimberga. Allora, la pagina della Shoa, che io trovo la più atroce tra le -tante – nefandezze umane sparse tra le pagine della Storia, è quella che più di ogni altra mi prende il cuore e me lo stringe fino a fare uscire dagli occhi lacrime mai piante prima. Lacrime di un pianto speciale, un pianto più pesante, più inevitabile, più incurabile. Si può anche non avere una grande capacità di empatia, per costituzione o, peggio, per mala educazione, o per ignoranza. E si può anche essere dei mostri, beninteso da fermare e mettere in condizione di non nuocere la comunità sana. Ma basta guardare certe immagini per credere quelle ferocie impossibili, nonostante siano state invece reali. E ancora più incredibile è il fatto che esista qualcuno,oggi, che vorrebbe ripercorrere quelle atrocità. Ci sono dei protagonisti particolari, di quei momenti, che meglio di tutti mostrano, anche senza volerlo, in quei filmati, quanto agghiacciante sia stato per tanti quel periodo: i bambini. Ci sono i bambini che giocano ignari prima della guerra, che vivono felici la loro fanciullezza, e i loro occhi sono gioiosi, come quelli di tutti i bambini. Poi ci sono i bambini che vengono presi in malo modo, rastrellati, portati via, persino strappati alla protezione, al calore sicuro dei genitori, a loro volta violentati, e i loro occhi sono pieni di terrore. In seguito ci sono i bambini che ormai vivono in un lager, e i loro occhi sono tristissimi. E poi ci sono i bambini che hanno perso tutto, e che in seguito, se non muoiono prima, se scampano a quella tragedia, diventano grandi, e i loro occhi sono ormai vuoti, senza forze, senza alcuna speranza. Quando vedi quelle immagini ti sembra di sentire, come non mai, l’odore acre della morte, persino se sei seduto su un divano, a novembre del 2017. Perché quella morte non è la morte che accompagna tutte le vite nel trapasso, la morte naturale che alcuni, non io che la considero comunque una inaccettabile ingiustizia, considerano un passaggio della vita. No, quella morte è la morte inferta dalla prepotenza, dalla stupidità, dalla ferocia, dalla forza fisica contro chi è più debole. Ti sembra, mentre guardi quei bambini, di viverla pure tu quella paura, quel dolore, quell’ingiustizia, quella morte. Perché insieme a loro è morta pure la nostra dignità, il diritto di dirci esseri umani. I bambini, insieme agli animali, ai vecchi, agli indigenti, alle madri, sono i più efficaci fotografi, relatori, della ferocia umana, perché restano sempre le creature più innocenti e più indifese, quelle da proteggere e non da violentare. E uno di quei bambini avrebbe potuto essere nostro figlio, anche se non serve avere, in quel caso, parentele per provare orrore. Benedetti siano quei giornalisti, quelle televisioni, quegli scrittori, quei cittadini, che tengono viva la Memoria. Levi, invece, malediceva chi dimenticava, chi non ricordava per sempre ventri di madri resi vuoti e sterili dalla cattiveria, gli augurava di vedere la propria casa distruggersi. Ecco, allora è possibile – ancora oggi! – maledire chi non veicola la Memoria, chi non la protegge, chi mente per inaccettabili convinzioni personali. E’ possibile – ancora oggi! – maledire il nazismo e il fascismo, fautori di quella tragedia. E’ possibile – ancora oggi! – maledire chi crede che siano state pagine di Storia addirittura credibili e onorevoli… così, tanto per non lasciare alcuno spazio al dubbio, al contraddittorio.