MOLESTIE, LOUIS C.K. ECCO LA SUA LETTERA IN CUI AMMETTE LE SUE COLPE

DI CHARLOTTE MATTEINI

Adoro Louis C.K., lo reputo un genio, il miglior stand up comedian dei tempi moderni. Apprendendo la storia delle molestie ci sono rimasta male, quasi come avessero accusato un amico fraterno. A leggere i commenti, poi, sembrava non avesse fatto nulla di male. Tirarsi fuori il cazzo e masturbarsi davanti a una donna non consenziente, che sará mai! Non capisco quale sia la differenza tra lui e un tizio sconosciuto che fa la stessa cosa su un mezzo pubblico o un treno. Il tizio lo condanniamo senza appello, per il tizio famoso invece partono i distinguo. Ma vabbè.
Louis C.K. ha ammesso le sue colpe e ha scritto un lungo messaggio che vi invito a leggere. Al di là di ciò che ha fatto, la sua presa di coscienza lo rende un gigante rispetto ai tanti commentatori che non capiscono quale sia la differenza tra molestia e corteggiamento e pensano che tutto sia lecito.
“Voglio parlare delle storie raccontate al New York Times da cinque donne di nome Abby, Rebecca, Dana, Julia che se la sono sentita di identificarsi, e da una quinta che non se l’è sentita. Queste storie sono vere. Al tempo, mi ero detto che quello che avevo fatto era ok, perché non avevo mai mostrato il pene a una donna senza prima chiedere il permesso, cosa che è anche vera. Ma più avanti nella vita ho capito, comunque troppo tardi, che quando sei in una posizione di potere chiedere loro di guardare il tuo pene non è una domanda. Per loro è una situazione difficile. Il potere che avevo su queste donne era che loro mi ammiravano. E io ho usato irresponsabilmente questo potere.
Mi sono pentito delle mie azioni. E ho provato a impararne qualcosa. E a starne alla larga. Ora sono consapevole delle dimensioni delle conseguenze delle mie azioni. Ho imparato ieri quanto abbia fatto sentire male con se stesse queste donne che mi ammiravano, e quanto abbia fatto sì che facessero attenzione con altri uomini che non le avrebbero mai messe in quella posizione. Ho anche sfruttato il fatto che ero molto ammirato nella mia e nella loro comunità, cosa che ha impedito loro di condividere le loro storie e ha reso loro difficile farlo, quando ci hanno provato, perché le persone che mi ammiravano non volevano sentirle. All’epoca non pensavo che lo stessi facendo perché la mia posizione mi permetteva di non pensarci.
Non c’è niente di tutto questo che mi perdoni. E devo riconciliarmi con chi sono. Il che non è niente rispetto a quello che hanno dovuto fare loro per colpa mia. Vorrei aver risposto alla loro ammirazione nei miei confronti essendo un buon esempio come uomo, e vorrei essere stato una guida come comico, anche perché ammiravo il loro lavoro.
La cosa più difficile con cui vivere è ciò che hai fatto facendo del male ad altre persone. E posso a malapena comprendere la portata del dolore che ho arrecato loro. Sarei negligente a non considerare il dolore che ho arrecato alle persone che lavorano con me e con le quali ho lavorato, le cui vite professionali e private sono state influenzate da tutto questo, compresi i progetti attualmente in lavorazione: il cast e la troupe di Better Things, Basket, The Cops, One Mississipi e I Love You, Daddy. Mi dispiace profondamente che questo abbia portato attenzioni negative sul mio manager Dave Becky, che ha solo provato a mediare una situazione che avevo causato io. Ho causato angosce e difficoltà alle persone di FX, che mi hanno dato così tanto. The Orchard che ha dato una possibilità al mio film. E tutte le altre organizzazioni e persone che hanno scommesso su di me negli anni. Ho arrecato dolore alla mia famiglia, ai miei amici, ai miei figli e alla loro madre.
Ho passato la mia lunga e fortunata carriera dicendo e parlando di tutto quello che volevo. Ora farò un passo indietro e mi prenderò un bel po’ di tempo per ascoltare. Grazie per aver letto”.

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