TAVECCHIO DIMETTITI. L’ITALIA E’ FUORI DAL MONDIALE

DI LUCIO GIORDANO

C’è un solo responsabile nella disfatta azzurra : si chiama Carlo Tavecchio. Con la sua presidenza, per L’Italia del calcio, è stato un disastro dietro l’altro. E a questo punto, come chiedono a gran voce  60 milioni di commissari tecnici, è giusto che si dimetta domani stesso. E con lui il ct Giampiero Ventura: esattamente come fecero dopo l’altra disfatta ai mondiali del Brasile, Cesare Prandelli e Abete. Una presidenza disastrosa, quella di Tavecchio,  cominciata con una frase razzista a danno di un giocatore di colore ( ” In Africa mangiava banane, ora gioca nella Lazio”), continuata con la partecipazione poi smentita alla festa del movimento neo fascista Casapound, due mesi fa ( un presidente federale, diamine)  e scandita dalla scelta di puntare su un commissario tecnico che ha dato all’Italia solo un gioco confuso. Anzi, inesistente.

Usciamo comunque dagli spareggi per il mondiale a testa alta e tra le lacrime degli azzurri. Italia  ancora una volta  senza gioco, ma con un gran cuore, tanta sfortuna e con  le decisioni arbitrali che pesano molto,  con quel rigore negato ad inizio partita: Parolo abbattuto da un falegname svedese . Rigore  che avrebbe potuto cambiare il corso della partita. Anche se poi, ad essere sinceri,  ci sono stati  due  falli di mano in area per i quali giustamente gli svedesi hanno reclamato a loro volta il penalty, e un altro rigore per l’Italia con Darmian scalciato.  Il resto della partita è  un assalto continuo degli azzurri: 90 minuti di assedio, tante occasioni sbagliate per un soffio, sfortuna a quintali. Ma poi, se sbagli dieci occasioni da gol e non la butti dentro, con un portiere incerto come quello svedese, lungagnoni scandinavi chiusi a riccio, che hanno fatto catenaccio per 90 minuti, qualcosa vorrà pur dire. Vuol dire che nel doppio confronto, l’Italia era tecnicamente più forte, e avrebbe meritato di andare ai mondiali. Ma  se non riesci a segnare con tutti gli attaccanti di cui disponi, significa che a questa Italia, oltre la fortuna,  manca il gioco, la testa, gli schemi, la convinzione nei propri mezzi. Che Ventura non è riuscito proprio a trasmettere dal giorno del suo arrivo. Mai.  Inevitabili le sue dimissioni,  per le quali è solo questione di ore.

Pensateci: una disfatta simile la vivemmo solo nel 1958, eliminati dal mondiale proprio come oggi. Ma stavolta è peggio. Peggio di Pak doo ik, il dentista coreano che ci condannò ai mondiali del 1966 in Inghilterra, peggio dei mondiali in Germania del 1974, o di quelli in Sud Africa del 2010, le nostre più cocenti delusioni. Rifondare: inevitabile. Serve un presidente federale diverso, serve un commissario tecnico capace di dare un gioco e  creare un gruppo, che non è mai esistito in questi due anni, con quattro moduli diversi, servono vivai seri  ed incentivati da cui attingere i campioni del futuro. Siamo all’anno zero. Dall’Italia operaia e gagliarda degli Europei di Francia 2016 allenata da Antonio Conte, sembra passato un secolo. Invece sono trascorsi appena 16 mesi. E con una squadra così, alla fine, forse è meglio che i mondiali ce li guardiamo in televisione.