TORINO RIVISITATA, OGGI: LA BELLEZZA PULITA DELLA DIMENTICANZA

DI ANTONIO NAZZARO

Torino sono le alpi appuntite a bucare il cielo e le ande sono profili armoniosi a sostenere l’azzurro e perdersi in lui. L’autobus deve arrivare a quella che un tempo era la Ceat dove, tra cavi e pneumatici, si muovano le tute blu sempre sporche di lavoro.Chiudo gli occhi per ritrovare le vie che percorro da sempre conosciute e che non riconosco piú. I palazzi tornano operai la periferia si stende come un paese e la Dora é il fiume Yucon e il vecchio London, che sporge nella cartella, mi rifá studente.
Qui, dove dalla cenere post moderna é risorto l’edificio trasformato nel palazzo detto la “Nuvola” per la Lavazza, tutto é pulito. Sul tetto cresce l’erba, non dalle crepe dei muri ma da un giardino che scende attraversando uffici e spazi recuperati in un progetto di centralizzazione imprenditoriale che s’apre alla cittá attraverso un dispiegarsi di vetrate. Dove Torino sembra entrare a fare ombra e l’edificio aprirsi alla piazza antistante.
Annuso l’aria, qui quando avevo 15 anni si vedevano questi ciclisti con la faccia di chi pedala sempre in salita, lanciarsi verso i cancelli di una fabbrica dalla bocca di fuoco e dall’odore della gomma bruciata al sole di oscuri forni, mentre scorrevano senza fine, cavi che avrebbero allacciato l’Italia dal nord al sud. Ciclisti dalla molletta al pantalone nelle domenica di festa. Si, questa gente profumava a lavoro e fatica. Avevano quell’umanitá dai gesti forti e quelle mani grandi da coprire la testa in una sola carezza. La signorina all’entrata sembra una hostess delle nuvole sporca di pulito.
La gente ai tavolini non sente il rumore del trancia-cavi, né il fischio dell’aria compressa e il patang delle presse a disegnare peneutmatici dalle corse felici su automobili che sfrecciano al lato di questo ciclista che non smette di pedalare, di lavorare. Dove tutto era urla ritmo e il sindacato e i compagni e lo sciopero e quell’idea, oramai assurda, che la solidarietá vincerá il potere. Abbiamo il potere solidale e la felicitá di Theleton e 1300 operai che nel 1981 restavano senza lavoro cassadisgregati a torcersi le mani fuori dai bar oramai troppi, divenuti cari.
Questa Torino olimpica che ha trasformato il centro, ampliandolo e recuperando gli spazi che dal degrado si facevano periferia, sembra realizzare il sogno tutto piemontese della cittá salotto e dal salotto quello buono. Dove quei bruti, vestiti di blu, sporchi di grasso che puzzano a fatica, non sono parte di questo tromp- d’oeil della cittá, forse adesso anche chiamata 2.0 e pronta alla riprogrammazione.
L’inganno, o forse l’equilibrio di una cittá da sempre sostenuta dalle sue periferie é questo ingrandirsi della Torinio bella e, allo stesso tempo lo scivolare sempre piú fuori cittá , delle vecchie e nuove periferie che di tanto brillare sembrano illuminate di dimenticanza.
Torino nel 1981 raggiungeva il milione e centomila abitanti. Questa nuova Torino ospita 883 601 e case in costruzione. Le pulizie di casa hanno spazzato quasi 300mila persone . Abbiamo una Nuvola che ci piove addosso ma la signorina dai tacchi che puliscono anche il pensiero, ha il sorriso della perdita felice d’umanità.