MOLESTIE: C’E’ DIFFERENZA TRA UNO CHE TI RICATTA E UNO CHE CI PROVA

DI MARUSKA ALBERTAZZI

Fermi tutti. C’è differenza tra uno che ti ricatta, che se non me la dai non lavori, che ti umilia pubblicamente sminuendo te e il tuo lavoro e uno che ci prova. Un collega attore, anni fa, decise di provarci con me “out of the blue”, mentre parcheggiavo l’auto dopo averlo accompagnato in un posto dove lui doveva recarsi. Tipo, io stavo mettendo il freno a mano sovrappensiero e lui mi è saltato addosso. Io gli ho assestato un bel ceffone e fine della fiera. A pensarci oggi mi viene da ridere. Allora, ci sono rimasta un po’ male, credevo fossimo amici, ma di certo non mi sono sentita molestata. Non esercitava alcun potere su di me, non c’era ricatto né coercizione. Forse modi un po’ bruschi, ma pure i miei non sono stati da meno. Ecco, questa è stata un’avance maldestra finita a pizza e fichi. Non una molestia. Poi c’è la pacca sul culo data durante una riunione come a dire: non vali niente, il tuo lavoro non vale niente perché per me sei un oggetto. E lo faccio davanti a tutti per sminuirti e umiliarti. Ecco, quella è una molestia. Esistono i contesti, i rapporti di potere, le situazioni dove davvero senti di non poter fare nulla e quelle dove basta un bel vaffanculo e la storia si chiude lí. Mi sembra che qui si stia perdendo un po’ il senso della misura.

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