LE DICHIARAZIONI DI DACIA MARAINI E LE RESPONSABILITA’ DI CIO’ CHE SCRIVIAMO

DI GIOVANNA MULAS

Impressionante e, penso, vergognosa la dichiarazione di Dacia Maraini, che apprendo tramite il Corriere della Sera. Scippata per strada da ragazzini in motorino, la scrittrice addebita il fatto al “dilagare della violenza islamica” e, continua, “Da dove viene per esempio la pratica tutta nuova di lasciarsi crescere la barba se non dai barbuti predicatori di odio?”. Da autrice di cotanta esperienza mi sorprende la boutade dal marcato cattivo gusto. Cara Dacia, tutto ciò che noi scriviamo, nel bene come nel male, resta; resta oltre noi e nonostante noi, purtroppo o per fortuna.
Quali messaggi si vogliono passare? Che l’Islam sia tutto odio e fanatismo?
Che i giovani italiani barbuti sono tutti futuri terroristi?
Che ciò che non è Vaticano è Il Male?
Insomma, si continua a riempirsi bocca e pancia di ‘bene’, seminando disprezzo.
‘Male’ sono queste dichiarazioni, in grado d’influenzare -e più di quanto già non lo siano- le menti più fragili, ‘male’ è l’odio gratuito, passare l’idea che ciò che è ‘diverso’ è, comunque, pericoloso (e chi stabilisce chi è diverso, se non individui come me e Te?).
Eppure l’umanità è composta da individui ‘diversi’, nondimeno tutti, ancora e sempre, uguali; soltanto Uomini.
Tramite la scrittura si miri a globalizzare il bene, per vederlo realizzato. Se il vicino di poltrona in autobus sputa addosso ad una innocente ragazzina africana occorre domandarsi seriamente Perché e Come si è potuti arrivare, in Italia, a tale livello di orrore quotidiano, ergo fare il possibile per cambiare strada, stazione di fermata o forse, soltanto, visione della vita.
In questo, noi scrittori italiani, continuiamo ad avere potente, innegabile responsabilità nei confronti di quanti ci leggono.