PER VITTORIO FELTRI, I CALABRESI MIGLIORANO QUANDO, “RADDRIZZATI”, SEMBRANO SETTENTRIONALI

DI PINO APRILE


Caro Feltri, il tuo sforzo per capire qualcosa del Sud è apprezzabile, testimonia di una intenzione si spera genuina (perdona la diffidenza, a cui ci hai abituati con le tue oneste analisi: “A Napoli si bruciano da soli” e altre stronzate del genere; ma la vicinanza delle elezioni e il disperato bisogno di voti a Sud dei partiti nordisti rende sospette certe aperture mentali). Ma un po’ di studio ci vuole, però; non basta essere ben predisposti (leggi parentesi precedente), bisogna anche sapere.
Quando dici “queste province sono sgobbone”, parlando di quelle lombarde, fai intendere (se mi sbaglio, mi scuso) che altre (non diciamo quali) non lo siano. E per spiegare le differenze Nord-Sud, ricordi che voi bergamaschi apprendeste l’industria tessile dagli svizzeri; il che farebbe dedurre che, essendo la Calabria troppo lontana dalla Svizzera, il beneficio non si estese fin lì, ma non è colpa loro. La Calabria produceva seta che esportava (come la Sicilia riso, prima che “l’Italia” glielo impedisse per proteggere il monopolio padano) e gli svizzeri, nel Regno delle Due Sicilie, spesso con imprenditori locali, avevano i più grandi stabilimenti tessili italiani, che resistettero per decenni, dopo l’Unità, nonostante la politica nazionale contro l’industria nel Sud (spostamento di tutte le commesse e sovvenzioni di Stato a Nord e protezionismo doganale, a scapito dell’agricoltura del Sud).
Dici bene: la prima autostrada italiana fu la Torino-Milano-Bergamo-Brescia, “per far decollare gli affari”. In realtà fu la prima del mondo e, ancora per più di un secolo, sino alla “autostrada-non-austostrada Salerno-Reggio Calabria”, lo Stato non costruì autostrade al Sud, “per non far decollare gli affari”, perché fossero e siano appannaggio padano, per apartheid conclamata. La cosa rivoltante è che, ancora oggi, giustificano (persino qualche prof del Politecnico milanese, come Marco Ponti) il diniego di costruzione di ferrovie e autostrade, a Sud, con la scarsità di traffico (non avendo treni e strade decenti o non avendone per niente, il traffico è scarso; ma se è scarso, non ha senso fare linee ferroviarie o strade, “non c’è domanda”: sillogismo perfetto, per non disturbare gli affari del Nord con una possibile e fastidiosa concorrenza da Sud). Il che impedisce che possa svilupparsi l’economia del Mezzogiorno. E questo tu lo dici: “il problema non è l’indole dei terroni, bensì la condizione a cui essi sono stati condannati da una politica affidata a personaggi acefali” (parli dei primi ministri e ministri alle infrastrutture degli ultimi venti-trent’anni, tutti del Nord, quindi).
Da lasciarci senza parole! E Feltri o non è Feltri? Ma è successo qualcosa? Cosa ti hanno fatto? Dai, a me puoi dirlo: avevamo quarant’anni in meno quando, su “Il Corriere d’informazione”, firmammo insieme una lenzuolata sul traffico di droga.
Per fortuna (ci stavamo già preoccupando) rimetti a posto le cose e ci restituisci il Feltri cui siamo abituati, con l’ultima frase, con la quale, in perfetta buona fede, ne sono arciconvinto, pensi di fare un complimento ai “300 mila calabresi perfettamente integrati” che risiedono a Milano e dintorni, “ormai indistinguibili dagli indigeni. Perché? L’ambiente li ha raddrizzati e resi idonei ai costumi nostrani”.
Ce l’avevi quasi fatta, poi, zacchete!, da manuale: i meridionali migliorano, quando “raddrizzati”, somigliano ai settentrionali, divenendo addirittura “indistinguibili”.
Cioè? Quando truccano gli appalti come all’Expo e trattano con la mafia, al punto che in pochi mesi, lì, sono state beccate più aziende a rischio mafia che in 50 anni di Salerno-Reggio Calabria? O quando governo e consiglio regionali rubano tanto da diventare, come quelli lombardi (prima presidenza Formigoni, ora Maroni) i più arrestati, incarcerati, inquisiti d’Italia? O quando prendono le mazzette più alte di sempre, come al Mose e vedono finire il galera il presidente della Regione Veneto? O quando vincono il campionato delle truffe più grandi di sempre: il record Parlamat (150mila truffati e 14mila miliardi di lire), fatto a pezzi da Veneto Banca e Popolare Vicenza (200mila truffati e una quantità di miliardi di euro, ognuno pari a 2mila miliardi di lire, che ancora non si riesca a stimare, continuando a venir fuori porcate; di sicuro la Parmalat è roba da dilettanti. E non aggiungiamo la Banca Etruria, così ben imparentata, altri 35mila truffati e l’interminabile elenco di altri istituti di credito truffaldini, tutti del Nord o prossimi, come il Monte de’ Paschi, che loro si sono spolpati dall’interno e noi dobbiamo rifinanziare dall’esterno, fottendo altri 500 milioni dell’ex Banco Napoli spacciato perché “fallito”, mentre poi si scopre che fallito non era, ma intanto se lo sono spogliato)?
Guardati la storia d’Italia unitaria: una sequenza di scandali e ruberie, dagli appalti ferroviari ai tabacchi, alle banche: tutta roba che orbita intorno a palazzo reale sabaudo e con primi ministri e ministri solo del Nord: il primo terrone arriva alla guida del governo dopo 25 anni, Crispi, “indistinguibile” dai suoi predecessori. E ti posso assicurare che era così di suo (per quello piaceva tanto a lorsignori), non ci fu manco il fastidio di doverlo “raddrizzare”.
Quei calabresi che ti sembrano “migliorati” dal cambio di identità, non sono raddrizzati, so’ storti e non lo sanno; fanno i leghisti, dicono “laurà” e hanno i terroni sulle palle, che “basta lamentarsi” e “rimboccatevi le maniche”. Musica per le tue orecchie, immagino, quella caricatura calabrolesa di bergamaschi.
Insomma, cos’è che dicevi? Ah, ecco, i pregiudizi. Infatti. Non si poteva dire meglio, ma in senso uguale e opposto a quello che intendi.
Ok, non facciamola troppo dura; in fondo era la tua prima volta. Se ti applichi, studi, hai possibilità di migliorare e potremmo fornirti dei volontari disponibili a raddrizzarti, sino a renderti “indistiguibile” da un catanzarese, un cosentino. Chiaru stu fattu? Ti potrei passare, io vegetariano, il numero di telefono di uno spacciatore di ‘nduja, robba buona, garantita.
Calabresi e bergamaschi sono interessanti quando sono calabresi e bergamaschi, reciprocamente curiosi delle differenze, che magari li inducono a cenare insieme, portando gli uni la sopressata e gli altri il gorgonzola.
Ho già riferito di una lezione venutami da mio nipote, 13 anni: “Nonno, sai perché i cavalieri di re Artù avevano la tavola rotonda?”. “Qualcosa ne ho letto…”. “Perché nessuno potesse dire: il mio posto è migliore del tuo”. “Era quello che avevo letto”. “Ma hai capito cosa significa?”. “Mi sembra… Secondo te?”. “Che la Terra è tonda, perché nessuno possa dire: il mio posto è migliore del tuo”.
Che faccio: gli dico che deve farsi raddrizzare per assomigliare a qualcuno, a Feltri, magari?
Ho letto che frequenti poco i tuoi nipoti. Secondo me, sbagli.