IL GENIO UMILE DI LUIS BACALOV NEL RICORDO DI AMICI E COLLEGHI ITALIANI E ARGENTINI

DI FRANCESCA CAPELLI

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE A BUENOS AIRES

“Un dolore immenso per tutti noi, italiani e argentini”. Così Elisabetta Riva – direttrice generale e artistica del teatro italiano Coliseo di Buenos Aires e del ciclo di musica classica, lirica e danza Nuova Harmonia – commenta con emozione la morte di Luis Bacalov, avvenuta a Roma il 15 ottobre, a 84 anni.
Già ieri, nelle prime ore del pomeriggio, i principali quotidiani online argentini avevano ripreso la notizia della morte. Perché argentini si nasce, per ius soli perfetto. E tali si resta per tutta la vita: non è possibile, nemmeno su base volontaria, rinunciare alla cittadinanza.
“Al dolore si unisce il rammarico per non avere fatto in tempo a invitarlo a suonare qui a Buenos Aires, al teatro Coliseo”, continua Riva. “Era doveroso nei confronti di un artista che è stato il simbolo del profondo legame artistico e culturale tra Italia e Argentina, che ha attraversato quasi un secolo – e più volte l’oceano – su note che hanno saputo emozionare tutti”.
A pochi metri dall’ambasciata e dall’Istituto italiano di cultura, riuniti nel centralissimo “Palazzo Italia”, il Coliseo è un punto d’incontro e riferimento culturale per la comunità italiana di Buenos Aires. Solo per fare qualche nome, nei mesi scorsi qui si sono esibiti Stefano Bollani, i Momix, Michail Barishnikov, Zucchero Fornaciari, Pablo Milanés, oltre all’Orchestra filarmonica di Buenos Aires. E per il primo weekend di dicembre è attesissimo l’Aterballetto.
La presenza di Bacalov, nella prossima stagione, sarebbe stata perfettamente in linea con la filosofia del teatro.
Fin dall’infanzia, la storia di Bacalov sembra destinata a intrecciarsi con quella dell’Italia. Nato nel 1933 a San Martín, nel conurbano di Buenos Aires, da una famiglia ebrea, studia musica fin da bambino con Enrique Barenboim, padre di Daniel, che sarebbe poi diventato direttore musicale della Scala di Milano dal 2011 al 2014.
Lasciata l’Argentina in giovanissima età, Luis si stabilisce in Europa. Prima in Spagna, dove mal sopporta il regime franchista, poi in Francia, infine in Italia, dove acquisisce anche la cittadinanza, affiancandola a quella del paese d’origine.
Ed è qui la sua carriera prende il volo. Firma la colonna sonora di film di Fellini, Pasolini, Scola e Wertmuller. Viene candidato all’Oscar per le musiche del “Vangelo secondo Matteo”, ma vincerà nel 1996, con “Il postino” di Michael Radford, ultimo film interpretato da Massimo Troisi.
Non solo colonne sonore: negli anni’60 cura gli arrangiamenti delle canzoni di Nico Fidenco, Umberto Bindi, Sergio Endrigo e soprattutto Rita Pavone, con brani come “La partita di pallone” o “Il ballo del mattone”, ancora oggi conosciutissimi e amati in Argentina.
L’amico e compatriota Miguel Angel García, giornalista fuggito in Italia durante l’ultima dittatura militare e da alcuni anni rientrato a Buenos Aires, lo ricorda come un “eccellente pianista, grande esecutore di tango. Un uomo semplice che non si è mai dato arie da genio, che non pontificava, né si vantava”.
Argentina (ma residente in Italia) è pure la compagna di questi anni, Marina Rivera, grafica e illustratrice, grazie alla quale ha rafforzato il suo interesse per l’editoria e il teatro ragazzi. I due, insieme con la scrittrice Janna Carioli, hanno dato vita al progetto “Le avventure di Alina”, libri sonori con testi di Janna, illustrazioni di Marina e musiche (contenute in un Cd) dello stesso Luis (Giulio Perrone editore e Cni Music, www.youtube.com/watch?v=br1XeaSNWy0).
“Ho avuto la fortuna di collaborare più volte con lui e l’esperienza è sempre stata meravigliosa”, afferma Janna Carioli. “Luis era davvero magico. Gli mettevi sotto un testo, lui si sedeva al piano e improvvisava. Sotto le sue dita uscivano, all’impronta, una, due, tre linee musicali che poi sarebbero risultate tutte ‘buone alle prima’”.
In questo progetto aveva messo le stesse energie e la stessa professionalità riservata alle collaborazioni con i grandi registi. “Diceva che ai bambini bisognava dare il meglio”, continua Carioli. “Era una persona estremamente divertente e ironica. Nella produzione per bambini aveva un tocco colto, ma al tempo stesso brioso, leggero, mai banale. Era curioso e non faceva mai niente sottogamba, anche nelle produzioni per i piccoli metteva tutto il suo impegno”. Amore e grande professionalità insieme.