QUANDO MOLESTIE E MALTRATTAMENTI ARRIVANO DALLE DONNE

DI ANNA LISA MINUTILLO

Violenza di genere, racconti che in questi ultimi giorni riempiono le pagine dei quotidiani, molte le denunce delle donne  per molestie e violenza subite nel silenzio per anni .
Che provengano da ambienti pieni di cultura o di degrado è indifferente quando la violenza la fa da padrona, è indice che c’è realmente qualcosa che non funziona più nella nostra società e comunque in qualunque forma venga messa in atto, la violenza è sempre da condannare.
L’amore ossessivo che diventa malattia è il movente che guida la mano di tanti uomini che non accettano la fine di una storia, ma sarebbe ingenuo e ingiusto pensare che le donne non siano capaci di atti altrettanto folli.
Se ne parla poco di questa violenza a parti inverse e riservata agli uomini, una violenza che agisce silenziosa, miete vittime che balzano poco agli onori delle cronache, ma questo non vuole affatto dire che non esista e di questo come donne , ma non solo, dobbiamo prendere atto.
Cosa si nasconde dietro a questo silenzio?
Spesso si tende a banalizzare un argomento che è comunque grave, trasformandolo in oggetto di ironia e sminuendo le conseguenze di tali atti di violenza qualora perpretrati da donne. In secondo luogo (e non meno incisivo) bisogna evidenziare anche un fattore ‘vergogna’, che condiziona gli uomini vittime di abusi e li spinge spesso a non denunciare e a subire in silenzio, soprattutto nelle situazioni di violenza domestica. Questo atteggiamento può essere spiegato così: l’uomo è sempre stato l’elemento forte della coppia, in grado di dominare la controparte femminile, quindi ammettere di essere vittima porterebbe in qualche modo a una ammissione di sconfitta, che non è solo dovuta alla paura, ma proprio al terrore di essere giudicati dagli altri uomini.
La colpa è dei tabù e del peso eccessivo dato a quel che potrebbero pensare gli altri, che sono poi anche alla radice dei problemi di quelle donne che non denunciano il compagno violento e continuano a subire nel nome di un non ben identificato principio ‘morale’. Da un lato il senso di vergogna della vittima, aggravato dal fatto che la partner sembra assolutamente “ normale” agli occhi degli altri, dall’altro la difficoltà nel circoscrivere la definizione di violenza, essendo questo un fenomeno aperto a varie interpretazioni e diversi livelli di gravità.
Cerchiamo di fare una “catalogazione” delle differenti forme di violenza e degli aspetti che tende ad interessare.

1) la violenza fisica, messa in atto con modalità tipicamente femminili come graffi, morsi, capelli strappati e lancio di oggetti;
2) la violenza sessuale, che è sia mortificazione fisica e psichica sia costrizione a pratiche poco gradite che provocano vergogna;
3) la violenza psicologica ed economica, che emerge come la più diffusa e si può manifestare in modalità diverse, dall’umiliazione in pubblico alla denigrazione per le condizioni economiche, dall’impedimento a coltivare i propri hobbies al controllo sul denaro speso fino ad arrivare ai pedinamenti e alle pratiche da stalker vere e proprie;
4) gli atti persecutori, che si manifestano attraverso telefonate indesiderate, invio di mail ed sms, ricerca insistente di colloqui e danneggiamento di beni.

Gli uomini spesso mascherano dietro l’illusione del sesso forte le proprie debolezze, sia quando recano offesa (fisica e morale) ad una donna sia, a maggior ragione, quando sono loro stessi vittime di tale violenza.
Sono 4 milioni gli uomini abusati, rappresentano il 18,7% del totale della popolazione maschile italiana tra i 18 e i 70 anni. Come a dire che due maschi su dieci nel nostro Paese subiscono molestie, ma pochi lo denunciano.
Il pregiudizio è però diffuso tanto da rendere quasi impossibile per gli uomini denunciare gli abusi.

Ma cosa può portare una donna a diventare aggressiva?

Nella maggior parte dei casi – è stata riscontrata una familiarità della donna con la violenza. Le persone che diventano violente hanno spesso un passato di violenza sia fisica che assistita. In genere la violenza psicologica è il primo gradino da cui poi si passa a quella fisica.
Per gli uomini che subiscono abusi sembra poi particolarmente difficile uscire dalla relazione violenta sia per una questione di dipendenza affettiva sia perché spesso ci sono figli e temono di perderli. A tal riguardo una ricerca statunitense del 2007 riporta che la minaccia di ‘portarsi via i bambini’ è stata usata nel 67,3% dei casi di maltrattamento contro i partner.
Il fenomeno della violenza da femminile a maschile resta però poco conosciuto tanto che denunce e richieste d’aiuto sono oggi l’eccezione. Se le donne hanno diverse strutture a cui rivolgersi in caso di abusi per gli uomini in tutto il Paese sono solo due.
Non bisogna sottovalutare il problema del bullismo adolescenziale che vede numerose ragazze far parte di gruppi di” bulle”, specializzate nel fare la voce grossa e nell’adottare atteggiamenti prevaricanti nei confronti di ragazzi che forse per timidezza, per statura ancora piccola (poiché i maschi crescono un po’ dopo rispetto alle ragazze), per insicurezza, non trovano la forza ed il coraggio necessario per reagire.
Ragazze che approfittano di queste debolezze per pensare di essere superiori, ragazzi che per rispetto non reagiscono, ragazzi che vengono ridicolizzati da altri coetanei proprio per l’incapacità di reagire.
Un mondo dove i valori ed il rispetto, hanno toccato il fondo, famiglie inadeguate sottovalutano queste azioni, e spesso elogiano anche questa grandezza” presunta scambiandola per ragazzate e dandole poco peso, sottovalutando che questo possa essere l’inizio della fine per molte di loro.
Se si pensa sempre che lei è innocente, addirittura vittima fin dalla nascita, e lui invece sarebbe sempre e comunque un carnefice, succede una cosa strana: si inibisce all’uomo la possibilità di denunciare perché ad ascoltarlo potrebbe esserci qualcuno che lo ridicolizza mettendo in discussione la sua “virilità“. Tutto questo porta ad istigare l’omertà, ed alla creazione di un terreno sociale in cui la percezione della violenza inflitta ad un uomo è pari a zero.
Rapporti d’amore che terminano e non accettazione del rifiuto, ultimi appuntamenti a cui solitamente le donne che vi si recano trovano la morte, ma anche matrimoni che terminano in modo “civile” salvo poi ridurre l’uomo quasi sul “lastrico” per richieste di alimenti esagerate, per la perdita della casa coniugale quasi sempre assegnata alla ex moglie , l’ accettazione dell’idea della ritrovata libertà degli ex coniugi salvo poi riservare scenate di gelosia improvvise, reazioni inconsunte quando si vede l’ex compagno ricominciare a risalire la china accompagnandosi ad una donna che non è più lei.
Il decremento di reddito, l’allontanamento dai figli, che spesso diventa affido esclusivo, arma di ricatto e soppressione della figura paterna, mina gravemente la persona spingendo a comportamenti autodistruttivi, dipendenze, atti disperati.
Violenza tramite offese e ripicche, che troppo spesso si collegano ad una sorta di “ te la sei cercata ed in questo modo ti faccio pagare le tue colpe”, vendette che nulla hanno a che fare con l’amore tanto sbandierato ma poco curato, mancanza di educazione sentimentale e inadeguatezza nel vivere rapporti che diventano maggiormente conflittuali e sempre meno passionali.
Il 28 Gennaio del 2017 un 37enne di Marcianise, ha presentato una denuncia querela nei confronti della moglie e dei suoceri per le violenze subite ed un ricorso al Tribunale per la separazione giudiziale con richiesta di addebito.
Secondo quanto ha denunciato il protagonista della vicenda, sposato con una sua concittadina da poco più di un anno e con una figlioletta di appena sei mesi, la moglie avrebbe inveito violentemente nei suoi confronti per passare subito dopo alle vie di fatto aiutata dai genitori. L’uomo sarebbe stato spintonato e picchiato con calci e schiaffi dai tre e, preso dallo spavento per le minacce del suocero, sarebbe scappato in strada in pigiama per chiedere aiuto, tanto che si rese necessario anche l’intervento di una volante del locale Commissariato di polizia e di un’ambulanza del 118 che trasportò il malcapitato in ospedale per gli accertamenti del caso. Da quel giorno, temendo per la propria incolumità, l’uomo ha fatto rientro presso la propria casa d’origine.
A minare la stabilità psicologica del marito vi erano epiteti di questo tipo : «pezzente, morto di fame sanguisuga e parassita», ed inoltre veniva costretto a fare le faccende domestiche ed a badare alla cura della figlioletta.
Questa invece la vicenda di Stefano, milanese di 48 anni, sposato da oltre 23 anni con due figli di 20 e 13 anni. Un giorno, in fase di separazione, si vede recapitare diverse denunce penali, in cui viene accusato dalla moglie di percosse e di violenza psicologica in famiglia. “Accuse del tutto false”, racconta Stefano, “studiate solo per ottenere la custodia dei figli ed un alto assegno di mantenimento”. Inizia, quindi, un lungo e doloroso percorso fatto di tribunali, avvocati, perizie, CTU, assistenti sociali, tutti volti a verificare l’attendibilità delle accuse: vengono sentiti anche i figli, che smentiscono le violenze. Alla fine Stefano è prosciolto da ogni accusa e i ragazzi sono collocati presso di lui, anziché dalla mamma.
Numeri allarmanti quelli provenienti dai suicidi attuati in Italia da padri separati, un numero che è aumentato negli ultimi anni, secondo i dati della federazione nazionale BIGENITORIALITA’, l’uomo commette più frequentemente suicidio a causa di un disagio generato dalle separazioni e dai figli contesi, più di quanto non accada alle donne; con 102 casi su un totale di 110 (93%).
Accade spesso che i figli vengano plagiati, vengano usati come armi per infliggere indicibili dolori: la genitorialità del padre viene cosi annientata, la sua figura abbattuta e la sua immagine e reputazione viene infangata e distrutta.
La “Sindrome da Alienazione Genitoriale” è una delle più gravi patologie da separazione, un disturbo psicologico che può insorgere nei figli, a seguito del loro coinvolgimento in separazioni conflittuali non appropriatamente mediate. Essa è causata da una manipolazione mentale messa in atto da parte di un genitore patologico (genitore alienante) che porta i figli a perdere il contatto con la realtà degli affetti e a manifestare astio e disprezzo ingiustificato e continuo verso l’altro genitore (genitore alienato). Ciò che viene totalmente dimenticato è che si può smettere di essere marito e moglie, conviventi, amanti ma nessuno può smettere di essere padre o madre.
Lo scorso Aprile una trasmissione televisiva ha dato la possibilità ad un uomo di denunciare quanto da lui vissuto all’interno delle mura domestiche, questo il suo racconto : “ Mi percuoteva con un mattarello o una scopa. Il suo intento era quello di ottenere da parte mia una reazione per poter denunciare l’accaduto come percosse del marito. Non ho mai reagito, non ho mai percosso quella persona, mai. Non ho mai pensato di presentare una denuncia nei confronti della madre dei miei figli”.
Risale a ieri invece il racconto di un uomo stalkerizzato da una donna intervenuto in una trasmissione televisiva per raccontare la sua vicenda Queste le sue dichiarazioni: “Mi perseguitava, mi lasciava bigliettini ovunque, per mesi ho ricevuto chiamate di notte e di giorno, mi veniva a trovare sotto casa e sotto il posto di lavoro. Avevo paura di andare in giro”.
“Mi minacciava dicendomi che mi avrebbe denunciato per violenza e che le avrebbero creduto perché lei era donna”, racconta ancora l’uomo. Una storia finita dopo anni. “È finito tutto dopo che sono sopraggiunte misure cautelari dopo di che questa donna ha rallentato fino a mollare la presa”.
Le donne agiscono per gli stessi motivi per cui agiscono gli uomini ed è la trappola più subdola n cui si possa cadere, inutile lamentarsi di alcuni atteggiamenti tenuti dal sesso maschile se poi si agisce esattamente nello stesso modo, inutile lanciare segnali che diventano minacce con il trascorrere del tempo e non trovare due minuti per riflettere, chiarire e parlare, inutile denigrare i rapporti vissuti e scelti liberamente se poi non si è in grado di percorrere il viale della vita accanto ad una presenza non imposta ma voluta. Inutile pensare che con il tempo alcuni aspetti delle persone possano cambiare. Perché non si cambia, al massimo si possono smussare degli spigoli ma non cambiare radicalmente, quindi dato che nessuno impone una vita insieme, qualora vi fossero delle cose poco convincenti fin dalle prime battute, nascondere la testa sotto la sabbia non servirà a nessuno dei due, anzi..
Mancano ancora nel nostro paese le strutture atte ad accogliere gli uomini vittime di violenza, mentre
In Svizzera, esiste una casa rifugio, lo stesso anche in Francia o in Gran Bretagna, per non parlare degli Stati Uniti, dove il discorso in merito alla difesa dalla violenza domestica è molto più avanzato ed è completamente indipendente dal genere. In un anno di attività, Ankyra ha ricevuto circa 100 richieste di aiuto da tutta Italia anche se solo a una parte di esse si è potuto dare seguito, perché il centro opera solo a Milano e dintorni.
E così gli uomini ritrovano a vivere una situazione difficile nella più completa solitudine, e magari a far da sé, con conseguenze poi terribili.

Cosa fare?

La miglior soluzione è agire fin da subito, non appena si manifestano i primi segnali della violenza psicologica. Inizialmente si può cercare di chiarire la situazione con il partner ma, se ciò non serve, la decisione adeguata è quella di allontanarsi il prima possibile dalla relazione tossica. Purtroppo non sempre si è coscienti di essere entrati in questo vortice di violenza. Per questo informarsi è fondamentale, così come è indispensabile cercare un appoggio esterno: dagli amici alla giustizia, dalla famiglia a uno psicologo.
Se non si è in grado di far cessare la violenza, anche se il rapporto è stato troncato, è necessario chiedere aiuto a un avvocato
Possono essere d’aiuto anche i servizi sociali o le associazioni che in Italia si occupano di questo tipo di violenza, come il Centro Ankyra di Milano, o ancora le associazioni che si occupano indistintamente di tutti i tipi di violenza domestica.
Le donne devono smettere di vedere gli uomini, tutti, come machi che non possono piangere mai, riconoscere le debolezze anche nel sesso maschile è il primo passo da compiere semplicemente per parlarsi tra esseri umani, individui, persone
In realtà l’attuazione della violenza, dell’abuso sono aspetti dello stesso problema, e in quanto tali andrebbero affrontati secondo il paradigma di una persona che abusa di un’altra persona, affrontando il problema non in termini di sesso ma di umanità.
Discorsi che appaiono impopolari forse proprio quando il mondo femminile è in “rivolta” contro il sistema poco consono adottato da figure che ricoprivano ruoli importanti e fondamentali nell’ ambito lavorativo in cui le donne si sono venute a trovare. Una sorta di “guerra” in cui tutti sono contro tutti, dove si dimentica che prima di tutto si è persone e che come tali ci si dovrebbe comportare. Situazioni che non fanno onore alle donne che condannando l’agire di alcuni uomini hanno finito proprio per assomigliargli soprattutto imitandone i comportamenti che hanno ritenuto sconvenienti e che hanno condannato per anni.
Gli uomini dovrebbero quindi trovare il coraggio di denunciare

( esattamente come le donne) consapevoli che ammettere una debolezza è il primo passo per combatterla e che, comunque, subire in silenzio non risolve nulla. Lo sforzo più grande, però, dovrebbe arrivare dall’opinione pubblica, che dovrebbe smettere di minimizzare gli episodi di violenza contro gli uomini trasformandoli in macchiette da bar. Perché dietro le parole e le risate ci sono uomini che soffrono e, non così di rado, perdono la vita. Anche in questo uomini e donne sono sulla stessa malandata barca, e sarà solo imparando a governarla insieme che qualcosa potrà cambiare, altrimenti ci si condannerà ad una vita sempre più arida di sentimenti, sempre più grigia perché non più in grado di donare le sfumature colorate delle personalità, sempre più isolata dal resto del mondo pur facendone parte ma non vivendolo appieno, sempre più egoista ed egocentrica, e non è di questo che abbiamo bisogno per essere donne ed uomini migliori.
Continuando su questa strada ad attenderci ci sarà l’annientarsi dei sentimenti e nei casi peggiori anche della stessa vita e per fortuna viviamo nell’epoca del progresso..