STACCARE LA SPINA? E’ DAL ’68 CHE E’ LECITO CON MORTE CEREBRALE

DI CARLO PATRIGNANI

Vien da dire di getto: nulla di nuovo sotto il Cuppolone, in Vaticano, quanto alla questione dell’inizio e fine vita umana. Nelle parole sante, come ha titolato il Manifesto, di Papa Francesco: è moralmente lecito lo stop all’accanimento terapeutico non c’è traccia di nessuna rivoluzione, tanto è vero che ribadisce il no categorico all’eutanasia dietro cui c’è il dogma: la vita è un dono di Dio.

Non c’è, pertanto, da spellarsi le mani di applausi nè da attardarsi in lunghi e pomposi commenti, specie da parte del mondo politico, a meno che esso non aspettava il via libera d’OltreTevere per una legge dello Stato ancora laico e non confessionale: quel biotestamento da spendere nelle prossime e ravvicinate elezioni politiche in primavera.

Viceversa c’è da prender atto, ancora una volta, non solo del silenzio assordante delle varie sinistre in cerca di identità e coesione, ma dei grossolani ritardi e delle ostruzioni pregiudiziali della Chiesa – come sempre accaduto – davanti alle evidenze scientifiche: un tempo non si diceva forse che vajolo, peste, sifilide non erano malattie ma punizioni di Dio per i peccati? E non si dice oggi che l’embrione è persona e che l’aborto terapeutico è un omicidio per cui la donna che vi ricorre è un’assassina?

L’evidenza scientifica a proposito del fine vita è di cinquant’anni fa, del ’68, quando il comitato dell’Harvard Medical School stabilì che la morte era la cessazione dell’attività del cervello e non più la cessazione del battito cardiaco e del respiro: si definì la morte cerebrale con e per l’elettroecefalogramma piatto che dimostrava il non funzionamento irreversibile del tronco encefalico che controlla le funzioni vitali: respirazione, battito cardiaco, deglutizione e pressione sanguigna.

Con i criteri di HarvardA definition of irreversible coma: report the Harvard Medical School Comm to examine the definition of brain death – adottati dalla comunità scientifica mondiale, in epoca dei primi trapianti d’organo, si stabilisce dunque quando è lecito staccare la spina e interrompere la rianimazione di un paziente che di fatto è clinicamente morto.

I grossolani ritardi e le ostruzioni pregiudiziali della Chiesa per ogni progresso della scienza e del sapere scientifico non stupiscono nè meravigliano più di tanto: quel che stupisce e meraviglia è l’assenza totale di un pensiero laico e autonomo che specie a sinistra fa tremare i polsi e spaventa al pari del fascismo di ritorno, per non averci fatto i conti tuttora aperti, visibile in certi comportamenti e atti non disumani ma inumani.

Nonostante tutto ciò, la speranza che il pensiero nuovo si affermi non lascia spazio alcuno alla rassegnazione stante il diffondersi nel mondo di una biologia umana che definisce l’inizio della vita umanala nascita, il venir alla luce del neonato – e la fine della vita umana: la cessazione del pensiero o della realtà psichica.

L’approdo alla biologia umana, che la sinistra dovrebbe far sua, richiede di liberarsi della cultura cristiana e materialista perchè, come scrisse, su Left del 27 febbraio 2009, lo psichiatra rivoluzionario Massimo Fagioli, non conosce l’inizio e la fine della vita umana. La realtà biologica non è, infatti, senza pensiero umano, verità.