AL VIRGILIO COMANDANO I FIGLI DELLA ROMA-BENE. E I GENITORI LI DIFENDONO

DI CHIARA FARIGU

Il Virgilio di Roma, una delle istituzioni scolastiche più antiche e prestigiose della capitale, è al centro delle cronache da oltre un mese, per il crollo di un soffitto del Cinquecento, prima, per l’occupazione dell’istituto, ora. Ed è proprio quest’ultima che ha fatto lanciare un grido d’allarme alla dirigente del liceo classico di via Giulia, o meglio alcuni fatti accaduti in questi giorni di occupazione quasi fuori controllo: un rave party, bombe carta lanciate in momenti conviviali, sesso e droga. Il Virgilio, denuncia la preside, è in mano ad un gruppo che gestisce, organizza come meglio crede attività di ogni genere, compreso lo spaccio ed il consumo di droga. E come se non bastasse un video hard che riprende due studenti nel pieno di un rapporto sessuale che sta facendo il boom di visualizzazione in rete.
Hanno un atteggiamento di sfida, intimidiscono compagni e adulti. Senza parolacce, perché comunque vengono da famiglie della Roma bene. Sono subdoli e hanno trasformato questa scuola in un porto franco. Ma questa è una scuola pubblica, mica una lobby di studenti e genitori!“, ribadisce la dott. Alfano, ma quel che è peggio “è che i genitori li spalleggiano. “Quando convochiamo padri e madri ci rispondono che gli spinelli servono per calmare i figli, che se consumano stupefacenti a scuola, in fondo non sono preoccupati, perché meglio in classe che per strada. Qualcuno è anche arrivato a rispondermi: ‘Vuol dire che qui c’è roba buona’”.
Un capo d’istituto senza armi per combattere. Una guerra impari. Qualunque provvedimento preso viene ribaltato con le buone o ricorrendo alla magistratura che spesso e volentieri annulla persino le bocciature inflitte. I ricorsi al Tar ormai non si contano più né fanno più notizia. I docenti poi, sempre più l’ultima ruota del carro sui quali scaricare gli insuccessi di questi ragazzi viziati, coccolati e difesi all’inverosimile.

L’istituzione scolastica sempre più alla deriva. E’ sconfortante il quadro che delinea la preside del Virgilio: “A volte vorrei andare a insegnare in periferia o nelle scuole dove ci sono i figli dei camorristi. Almeno lì saprei con chi ho a che fare”.
Impossibile darle torto se questo è ciò che accade all’interno dell’istituto che gestisce, o meglio che dovrebbe gestire.

Sono tempi davvero duri per la scuola pubblica che sta conoscendo un punto di non ritorno. Docenti e, ultimamente anche dirigenti, sempre più sull’orlo di una crisi di nervi, studenti in balia di se stessi. I primi sopraffatti dalle incombenze imposte dalla “buona scuola”, schiacciati da una burocrazia che sta letteralmente ammazzando la didattica, i secondi senza più punti di riferimento. Con una famiglia assente, intenta a rincorrere carriere o ad alimentare il proprio ego e per questo pronta ad assecondare qualunque bravata messa in atto dai figli. Nei trattati di psicologia sono definiti con un termine ben preciso: “genitori spazzaneve”. Senza autorevolezza alcuna, dediti a spianare loro la strada da ogni difficoltà, negli studi come nella vita privata, alla faccia della conquista dell’autonomia consapevole e responsabile. Figli che in casa hanno preso il posto di comando. Figli che non conoscono un divieto, un diniego, un NO. Figli ai quali si perdona sempre tutto perché sono “ragazzi”, i loro errori “bravate”. Figli da difendere sempre e comunque. Contro tutti. In modo particolare a scuola, dove sono i docenti ad avere sempre torto.

Impossibile invertire la rotta se non si ricompone l’alleanza scuola-famiglia, le due agenzie educative preposte all’educazione e alla trasmissione della conoscenza. Impossibile venirne fuori se la scuola viene lasciata sola, derisa, umiliata, vilipesa a cominciare dalle istituzioni. Qualcuno si chieda perché si sta toccando il fondo. Ma soprattutto si dia una risposta. E possibilmente si attivi per trovare uno straccio di soluzione.

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