BERLUSCONI A PORTA A PORTA, UN TRISTE SPETTACOLO

DI MARIA PIA DE NOIA

SERE FA a Porta a Porta c’era Silvio Berlusconi. Un tempo lo avremmo più o meno tutti commentato in diretta o il giorno dopo.
Invece ieri la cosa è quasi caduta nel nulla.
E questo è un bene.
Io non ce l’ho fatta a seguire tutto.
Perché il berlusconismo rappresenta il modello, culturale prima che politico, che ha ammazzato i sogni della mia generazione.
Mi sono limitata a sentire un servizio più degno di stare nella rubrica “Agiografie” che in un talk giornalistico sulla Rai servizio pubblico.
E questo è un male.
Un ritratto solo di luci, senza ombre se non quelle degli altri. Non un cenno di sdegno all’evasione, alla corruzione, ai Lodi, alle leggi ad personam, ai rapporti con la mafia, agli stalllieri, al Parlamento asservito. Niente.
E tra i grandi meriti attribuiti dal giornalista “essere stato un argine al populismo”. Sic.
Come se promettere un milioni di posti di lavoro, comprare i voti a suon di ICI e dentiere fosse politica. Come se il populismo sia solo una questione di parolaccia e di lingua sgrammaticata. Come se la Lega e la nuova destra becera non le avesse istituzionalizzate lui.