IN UNA LETTERA IL RACCONTO DI UNA VIOLENZA

DI RENATA BUONAIUTO

Luisa Velluti ha 29 anni e vive a Falcade in provincia di Belluno. E’ bella. Ha grandi occhi azzurri ed un sorriso accattivante, lavora come parrucchiera ed ha due genitori, Lory e Secondo che non le hanno mai, fatto mancare nulla, ma, c’è una ferita nel suo cuore che non possono curare, non possono ricucire solo con il loro amore.
Luisa è stata abbandonata alla nascita, il 6 marzo del 1988 nell’ospedale di Montebelluna, di sua madre non ha mai saputo nulla, a due mesi viene adottata e la sua vita è tutta lì, ma le domande ogni anno che passa si fanno sempre più pressanti.
Il perché di questo abbandono è un interrogativo che rende faticoso anche il vivere quotidiano.
Luisa vuole sapere, vuole capire cosa possa aver spinto una madre, sua madre, a lasciarla lì in una culla, senza voltarsi indietro, senza un ripensamento. Vuole sapere se in tutti questi anni qualche volta ha pensato a lei, se dietro quella sconosciuta incrociata per strada potesse nascondersi il suo volto.
Al compimento dei 25 anni, questi i tempi della nostra giurisdizione, si è rivolta al Tribunale, voleva conoscere il suo nome, incontrarla, parlarle ma, non è arrivata l’autorizzazione. Luisa non si perde d’animo, comincia a lanciare appelli attraverso i giornali, poi si rivolge a “Chi l’ha visto”, ancora silenzio. Il telefono della redazione non squillerà per lei.
Poi una mattina nella cassetta della posta trova una lettera anonima:
“…Luisa, per me sei solo la più dolorosa ferita che ho avuto a 18 anni. Tutto sognavo e tutto potevo sperare, ma non certo la violenza che ho subìto e di cui tu sei simbolo. Non ho scelto io di chiamarti così né di averti….ricordo i suoi maledetti occhi azzuri…Non sbandierare una storia che non c’è, abbi rispetto per il mio dolore e la mia solitudine…”
Per 29 anni Luisa aveva immaginato, auspicato, sognato quest’incontro ed ora su un foglio di carta sono impresse le parole più faticose da leggere, più dolorose da scrivere.
Perché qui le vittime sono due.
Il dolore di una mamma che ha rinnegato anche a se stessa l’amore per una bimba nata da una violenza, ma una madre che, nonostante fosse solo 18enne ha avuto però il coraggio e la forza di portarla nel suo grembo, per donarle la vita.
Il dolore di una figlia, che ha chiesto mille volte perché ed ora fra quelle righe deve ricostruire la sua vita, deve ritrovarne il senso, ma principalmente deve riuscire a perdonare chi “con i suoi stessi occhi azzurri” ha ferito le loro vite, spezzandole ed allontanandole, forse per sempre.
Luisa ha deciso di accettare la scelta di sua madre, di rispettare la richiesta di “solitudine”, forse solo il tempo potrà addolcire questo dolore, potrà offrire ad entrambe una nuova possibilità, perché dal male possa nascere ancora amore e da quel “simbolo di violenza” possa nascere finalmente “solo Luisa”!